Bimbo in coma dopo aver mangiato formaggio, il papà: “Ogni giorno 30 crisi epilettiche”

Il prodotto era contaminato dal batterio Escherichia coli Stec. I genitori chiedono il ritiro immediato del marchio dal mercato

Giovanni Battista Maestri è tornato a parlare della vicenda che ha coinvolto suo figlio, finito in coma nel 2017 dopo aver mangiato un pezzo di formaggio nel caseificio di Coredo. Al Corriere della Sera, il padre del bimbo che all’epoca dei fatti aveva 4 anni ha detto di volersi muovere in campo penale e amministrativo per chiedere il ritiro immediato del marchio assegnato dall’Apt “Val di Non” al caseificio che è stato condannato per aver prodotto il formaggio contaminato dal batterio Escherichia coli Stec. Il piccolo Mattia aveva solo 4 anni quando, nel caseificio di Coredo, aveva mangiato un pezzo di formaggio prodotto con latte crudo contaminato. Il bimbo è stato colpito dalla malattia di Seu che poi lo ha portato al coma.

Da sette anni Mattia è in stato vegetativo e ora, dopo un primo ricovero presso l’ospedale di Padova e un lungo soggiorno al centro di riabilitazione di Conegliano, viene seguito e curato a casa. Il papà del minore, che oggi ha 11 anni, si prende cura di lui giorno e notte insieme alla moglie. “Gli diamo 47 farmaci al giorno – aveva raccontato – uno ogni ora e mezza”. Il piccolo sopravvive alla malattia da sette anni, ma per lui, stando al racconto dei genitori, non vi è più nulla da fare. Ogni giorno, ha spiegato ancora il papà, viene colpito da 30 crisi epilettiche e la sua situazione sembra essere in continuo peggioramento.

Da sette anni Mattia è in stato vegetativo e ora, dopo un primo ricovero presso l’ospedale di Padova e un lungo soggiorno al centro di riabilitazione di Conegliano, viene seguito e curato a casa. Il papà del minore, che oggi ha 11 anni, si prende cura di lui giorno e notte insieme alla moglie. “Gli diamo 47 farmaci al giorno – aveva raccontato – uno ogni ora e mezza”. Il piccolo sopravvive alla malattia da sette anni, ma per lui, stando al racconto dei genitori, non vi è più nulla da fare. Ogni giorno, ha spiegato ancora il papà, viene colpito da 30 crisi epilettiche e la sua situazione sembra essere in continuo peggioramento.

Le azioni legali prese dai genitori di Mattia

I familiari del bimbo hanno ora annunciato azioni legali per chiedere il ritiro del marchio conferito il 9 marzo scorso dall’Azienda per il turismo della val di Non al caseificio di Coredo. “Il marchio – ha sottolineato Maestri – è stato conferito per la produzione di una particolare tipologia di formaggio. Si tratta di un riconoscimento irrispettoso nei confronti di un bambino che sopravvive da sette anni”. La famiglia si è affidata agli avvocati Paolo Chiarello e Monica Cappello, che stanno valutando un’azione legale di natura amministrativa per violazione del codice di consumo e per pubblicità ingannevole. Secondo i legali, potrebbe profilarsi anche un illecito di natura penale per frode in commercio. “La nostra famiglia – ha spiegato il papà del bimbo in stato vegetativo – non si darà pace finché non verrà tolto il logo dell’Apt al caseificio di Corredo. È incredibile che Concast, Apt val di Non e l’assessorato provinciale all’agricoltura abbiano deciso di assegnare questo riconoscimento a un caseificio che è stato giustamente condannato per quanto accaduto a mio figlio”.

Com’è avvenuta la contaminazione

“I primi tempi, quando Mattia era ricoverato all’ospedale di Padova, mi sono dovuto trasferire con tutta la famiglia. Ci hanno insegnato a prenderci cura di nostro figlio per tenerlo in vita”. Il batterio escherichia coli si sarebbe sviluppato nel formaggio a causa delle modalità di raccolta del latte, che dalle stalle arrivava alla cisterna del camion del caseificio tramite un tubo. Lo stesso, ha spiegato Maestri, che veniva a contatto con il letame degli animali, causa della contaminazione. Il Concast (Consorzio dei caseifici sociali trentini), ha espresso la propria vicinanza alla famiglia, impegnandosi in “una produzione di formaggi sempre più attenta, affinché simili tragedie non accadano più”, intensificando le analisi sul prodotto finito prima della vendita, con una sensibilizzazione diretta a bambini e donne in gravidanza per quanto riguarda l’assunzione di formaggi a base di latte fresco di bassa stagionalità.

Queste misure non convincono il papà del bimbo, che ha affermato che la strategia comunicativa di Concast “mira a ripristinare l’immagine commerciale del caseificio di Coredo” occultando il rischio sanitario legato ai formaggi con latte non pastorizzato. Secondo i genitori del piccolo, in questo senso nel 2019 la Fondazione Mach avrebbe condotto una ricerca legata a questo tipo di formaggi, scoprendo diverse proprietà benefiche. “Secondo questa ricerca, i formaggi a latte crudo prodotti in Provincia di Trento avrebbero proprietà calmanti: aiuterebbero a dormire, riducendo ansia, stress e mal di testa, favorendo anche il sistema gastrointestinale. In tutto lo studio, non vengono mai nominati i rischi legati a questi prodotti” ha sottolineato Maestri. Sotto tiro anche diverse pubblicità promosse su quotidiani locali e televisioni nazionali. “In questi anni non ho mai chiesto risarcimenti, ma dopo l’assegnazione del marchio intendo procedere e valuterò anche la strada di una causa civile — ha ribadito il papà del piccolo — Non si scherza con la vita dei bambini. Che la storia di Mattia serva per salvare tutti gli altri”. (Fanpage)

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