LA SENTENZA

Black Wood, processo al clan Ferrazzo: regge l’inchiesta della Dda di Catanzaro. 20 condanne (NOMI)

Sei le assoluzioni e un non luogo a procedere per prescrizione sentenziati dal gup distrettuale del Tribunale di Catanzaro
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Con venti condanne, una prescrizione e 6 assoluzioni si è chiuso il processo di primo grado nei confronti di 26 imputati, giudicati con rit abbreviato, coinvolti nell’inchiesta antimafia Black Wood, che ha disarticolato la cosca Ferrazzo con i suoi tentacoli sulla lavorazione della legna nella centrale a Biomasse di Cutro“Serravalle Energy” per la produzione di energia elettrica. Ha retto l’inchiesta del magistrato della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio che al termine della requisitoria h invocato 24 condanne, un’assoluzione e una prescrizione.

Le richieste di condanna

Le richieste di condanna

Il gup distrettuale Gabriella Pede ha sentenziato per Pietro Fontana, di Mesoraca, 14 anni, un mese e 10 giorni di reclusione (il pm ha chiesto 20 anni di reclusione); Giovanni Foresta, di Mesoraca, 8 anni, 1 mese e dieci giorni di reclusione (il pm 12 anni); Domenico Grano, di Mesoraca, di 1 anno e 4 mesi di reclusione (il pm 10 anni);Giuseppe Grano, di Mesoraca, 8 anni e 6 mesi di reclusione (il pm 20 anni); Rosario Piperno, di Mesoraca, 8 anni e 2 mesi di reclusione (il pm 14 anni); Giovanni Corrado, di Chiaravalle Centrale, 1 anno, 9 mesi e 10 giorni di reclusione (il pm 8 anni); Oreste Vona, di Petilia Policastro, 2 ani e 8 mesi di reclusione (il pm 5 anni e 6 mesi); Antonio Sirianni, di Crotone, 1 anno, 9 mesi e 10 giorni di reclusione (il pm 2 anni e 6 mesi); Costantino Tallarico, di Mesoraca, 1 anno e 4 mesi di reclusione (il pm 3 anni e 200 euro di multa);  Francesco Serrao, di San Giovanni in Fiore,  6 anni di reclusione  (il pm 2 anni e 6 mesi); Salvatore Serrao, di Mesoraca, 17 anni e 6 mesi di reclusione (il pm 13 anni); Pierluca Pollizzi, di Mesoraca, 7 anni e 4 mesi di reclusione (il pm 10 anni); Santo Fuoco, di Mesoraca, 7 anni e 2 mesi di reclusione (il pm 10 anni); Luigi Mannarino, di Mesoraca, 14 anni e 4 mesi(il pm 14 anni); Francesco Manfreda, di Mesoraca,  8 anni e 4 mesi di reclusione(il pm 10 anni); Giuseppe Manfreda, di Mesoraca, 7 anni e 4 mesi di reclusione (il pm 3 anni e 6 mesi);  Antonio Manfreda, 7 anni e 6 mesi di reclusione; Vincenzo Mantia, di Mesoraca, 10 anni e 10 mesi di reclusione (il pm 14 anni); Fortunato Matarise, di Mesoraca, 7 anni e 4 mesi di reclusione (il pm 10 anni); Nicola Miletta, di Mesoraca, 7 anni e 4 mesi di reclusione (il pm 10 anni).

 Le assoluzioni e le richieste della Dda

Il giudice ha assolto Armando Ferrazzo, di Mesoraca, per non aver commesso il fatto come richiesto dalla Dda, Gianfranco Catalano, di Crotone, perché il fatto non costituisce reato (il pm ha chiesto la prescrizione); Massimo Urso, di San Giovanni in Fiore, perché il fatto non costituisce reato (il pm 2 anni e 6 mesi); Salvatore Pantò, di Acicastello, perché il fatto non costituisce reato (il pm 1 anno e 8 mesi); Antonio Cullò, di Tremestieri Etneo, perché il fatto non costituisce reato (il pm 1 anno e 8 mesi) e Francesco Serra, (difeso dall’avvocato Emiliano Iaquinta) perché il fatto non costituisce reato (il pm 2 anni e 6 mesi).

Prescrizione 

Disposto il non luogo a procedere nei confronti di  Ernesto Iannone, di Mesoraca, per intervenuta prescrizione  (il pm ha chiesto 2 anni). Per un altro filone dell’inchiesta il gup Gabriella Pede ha rinviato a giudizio 98 imputati che hanno optato per il rito ordinario, tra questi compaiono i nomi dell’ex comandante della Stazione dei carabinieri forestali di Petilia Policastro Costantino Calaminici e Mario Donato Ferrazzo, capo dell’omonimo clan. 

Le accuse 

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, traffico illecito di rifiuti, estorsioni, turbativa d’asta, reati in materia di stupefacenti, concorso esterno in associazione mafiosa. Il clan, per la Dda turbava appalti, vessava con estorsioni imprenditori e commercianti, gestiva le piazze dello spaccio a Mesoraca e Petilia Policastro e, soprattutto, aveva imponenti interessi nell’indotto economico costituito dall’area boschiva silana delle province di CrotoneCatanzaro. Tant’è che molti degli imputati sono titolari di aziende di settore, che operano nel taglio e nella lavorazione del materiale legnoso, che veniva conferito, successivamente, alle centrali a biomasse, di Cutro e a quelle di Crotone e Strongoli di Biomasse Italia.

Le dichiarazioni die collaboratori di giustizia

Diverse sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che hanno fornito elementi utili sulle attività illecite della locale di Mesoraca, diretta da Mario Donato Ferrazzo e riconosciuta in diverse sentenze inerenti le operazioni “Storia Infinita”, “Eclissi”, “Scacco Matto”, “Ciclone”, “Dirty Money”, “Restauro”, “Filottete”, “Tabula Rasa”, “Pesci” e Basso Profilo. Si tratta di pentiti con un proprio passato nel contesto criminale crotonese e a conoscenza degli assetti di potere, come Felice Ferrazzo, che ha iniziato la collaborazione nell’ottobre dell’anno 2000, dopo aver subito, insieme la figlio un agguato a colpi di arma da fuoco, rimanendo entrambi miracolosamente illesi. Il pentito ha riferito di essere stato il capo indiscusso della ‘ndrina di Mesoraca dal settembre 1990 fino al settembre 1993. All’inizio del 1994 il comando della cosca è stato assunto dal cugino Mario Donato Ferrazzo, il quale, aveva iniziato rapporti di cooperazione con altri sodalizi del crotonese, i Megna di Papanice, i Comberiati di Petilia Policastro, i Grande Aracri di Cutro e soprattutto i Farao di Cirò, parlando delle attività illecite della consorteria: omicidi, rapine, estorsioni, armi, traffico di sostanze stupefacenti e delle propaggini mesorachesi operanti in Lombardia e Svizzera.

Il leader della locale di Mesoraca

Vincenzo Marino, affiliato alla cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura di Crotone, che ha iniziato la sua collaborazione con la giustizia l’ 1 dicembre 2007, ha indicato in Mario Donato Ferrazzo il leader della locale di Mesoraca e ha riconosciuto tra gli affiliati  Giuseppe Grano, sostenendo che la compagine criminale era alleata con quella di Cutro, con cui vi era una costante collaborazione nelle attività criminali: dagli omicidi, alle estorsioni, al narcotraffico. “Le proiezioni mesorachesi si estendevano anche in Svizzera, dove si occupavano di reinvestimento di capitali illeciti”. Anche Angelo Salvatore Cortese, che ha iniziato il suo percorso collaborativo nel 2008, dissociandosi dalla locale di Cutro, cui era affiliato, ha indicato in Mario Donato Ferrazzo, il capo indiscusso della cosca, così come i pentiti Antonio Cicciù, Vittorio Foschini, Pietro Polizzi. Il collaboratore di giustizia Carmine Venturino, ex affiliato alla ‘ndrangheta di Petilia Policastro con la dote di “contrasto onorato”, corresponsabile dell’omicidio della testimone di giustizia, Lea Garofalo, ha descritto nelle sue propalazioni  la stretta alleanza tra la locale di Mesoraca e quella di Petilia Policastro, parlando delle attività criminali connesse con la filiera del legno e con lo spaccio di sostanze stupefacenti, raccontando della presenza in Svizzera di una propaggine della locale di Mesoraca dedita al traffico di armi.

I legami tra la ‘ndrangheta di Mesoraca e le altre ‘ndrine calabresi

E’ lungo l’elenco dei collaboratori che hanno descritto la rete di rapporti ed alleanze sul territorio della cosca di Mesoraca con altre consorterie mafiose e che parlano di rapporti diretti con la locale di Cutro diretta da Nicolino Grande Aracri così come anche con la cosca di Petilia Policastro facente capo a Rosario Curcio e con l’articolazione di San Leonardo di Cutro dei Mannolo. Altri rapporti sono stati accertati anche con la locale di Strongoli diretta da Vincenzo Giglio, con la cosca Megna di Papanice e con gli Arena di Isola Capo Rizzuto e ulteriori legami  accertati  con la cosca federata Sia-Procopio-Tripodi di Soverato e il gruppo dei Mazzagatti nel Reggino. Dati, che attestano, per gli inquirenti, il pieno riconoscimento della locale di Mesoraca all’interno della comunità ‘ndranghetista, con una disponibilità di armi da parte del sodalizio facente capo a Ferrazzo, tale da permettere al gruppo di esercitare un capillare controllo sul territorio.

L’affare nelle risorse boschive e nelle centrali a biomassa

La locale risultata attiva in particolare nel settore dello sfruttamento delle risorse boschive e dei conferimenti di cippato alle centrali a biomassa, tema centrale dell’indagine della Dda che, all’epoca dei fatti, ha portato a 31 arresti e a cinque indagati a piede libero (LEGGI QUI). Una cosca, che ha manifestato anche una forte capacità di ingerenza nel settore degli appalti di lavori pubblici, infiltrando le proprie imprese attraverso subappalti non autorizzati in modo da surrogarsi nella gestione dei lavori alle ditte formalmente aggiudicatrici. Una consorteria dedita al narcotraffico sviluppando una propaggine articolata in grado di commerciare stupefacenti in Italia e all’estero.

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel processo tra gli altri gli avvocati Mary Aiello, Francesca Lavigna, Pietro Pitari, Luigi Colacino, Sergio Rotundo, Marco Rocca, Salvatore Iannone, Francesco Laratta.

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