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Blocco sfratti, una misura grave e dannosa per l’intera economica

confedilizia

Domenica scorsa la Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al decreto “rilancio” che sospende tutte le procedure esecutive di rilascio (gli sfratti, per intendersi) fino al 31 dicembre 2020.

La sospensione era già in vigore dal 17 marzo per effetto del decreto “cura Italia”, che l’aveva prevista dapprima fino al 30 giugno e poi, in sede di conversione, fino all’1 settembre. Sono interessati tutti gli affitti, abitativi e non abitativi, e tutte le procedure, sia per morosità sia per finita locazione. Che cosa comporta, in sostanza, questa disposizione? Una sospensione del diritto nel campo delle locazioni, per dirla in breve. Attraverso un semplice comma, infatti, si vieta per quasi un anno l’esecuzione di sentenze emesse dai giudici a tutela di centinaia di migliaia di cittadini che attendevano di rientrare in possesso del proprio immobile, essendo spirato il termine di durata del contratto ovvero per il mancato pagamento dei canoni.

L’intento di chi ha proposto e approvato l’emendamento è, deve presumersi, quello di salvaguardare i conduttori in relazione all’emergenza Covid.

«Si tratta di una misura iniqua – sottolinea l’avv. Sandro Scoppa, presidente di Confedilizia Calabria –  che penalizza ingiustamente i proprietari e, soprattutto, chi ha più sofferto e sta continuando a soffrire, delle conseguenze della pandemia, cioè i locatori di immobili. Ci sono casi, in tutte le province calabresi, di soggetti che hanno stipulato contratti di locazione nel mese di gennaio e non hanno mai pagato nemmeno un solo canone di locazione, continuando purtuttavia ad occupare l’immobile.

Né il proprietario ha potuto rivolgersi alla Magistratura.

L’ulteriore proroga della sospensione, che ora è stata diisposta, va ad incidere profondamente su queste situazioni e sul diritto del locatore di conseguire la remunerazione del suo investimento immobiliare, oltre a essere lesivo del diritto di proprietà. Infatti, è vietato per quasi un anno, l’esecuzione di provvedimenti giudiziali in favore di migliaia di cittadini che attendono di rientrare in possesso del proprio immobile, anche conseguenti a morosità”. L’intento della sospensione è evidentemente quello di salvaguardare i conduttori in relazione all’emergenza Covid. Ma ciò si è inteso fare al di fuori di ogni logica giuridica ed economica e senza peraltro considerare che la locazione rappresenta un tipico esempio di cooperazione sociale volontaria, la quale esprime un gioco a somma positiva, che avvantaggia cioè tutte le controparti.

In conseguenza di ciò, non vi era né vi è alcuna ragione per apprestare tutele particolari a favore dei conduttori, le quale finiscono inevitabilmente per alterare l’ordine di mercato e le condizioni delle scambio a discapito del proprietario, che vede così notevolmente, e ingiustificatamente, indebolita la sua posizione. Le conseguenze, come la storia ha insegnato, non potranno che essere deleterie non solo per il settore immobiliare, che tra le altre cose sarà privato delle risorse provenienti dal risparmio privato, che saranno orientate verso altre forme più redditizie di investimento, ma per l’economia nel suo complesso.

Né si è pensato minimamente al locatore.

Quest’ultimo può aver perso il lavoro, può trovarsi in cassa integrazione, può essere una partita Iva in crisi, può essere titolare di un contratto di mutuo, può avere in corso costosi interventi di ristrutturazione e spese da pagare, ma tutto ciò non viene minimamente considerato, né dal legislatore, né tantomeno dai Comuni, che pretendono comunque le imposte sulla proprietà. Ed infatti il 16 giugno scorso – continua l’avv. Scoppa –  anche sull’immobile di fatto temporaneamente espropriato, il locatore ha dovuto  pagare  la prima rata dell’Imu, per la quale i Comuni  non ha neppure disposto un rinvio, nonostante le sollecitazioni.

Vi è poi da considerare che gli sfratti bloccati riguardano essenzialmente situazioni sorte e sviluppatesi quando il nuovo Coronavirus era ben lontano dal manifestarsi, ma la beffa ulteriore è che il proprietario deve pagare subito le imposte, mentre il suo diritto di percepire i canoni o di ottenere la restituzione dell’immobile può comodamente attendere. E se da un lato è giusto che anche i conduttori vengano aiutaati in tempi di pandemia, sarebbe altrettanto giusto che di tali aiuti si facesse carico la collettività, e non sempre la solita categoria dei proprietari, senza alcuna forma di risarcimento.

Una sospensione generalizzata, inoltre, non tiene conto dell’effettiva esistenza di una situazione di obiettiva difficoltà o di danno, come invece è stato fatto per altre misure varate dal Governo.

Per assurdo  quindi anche il dipendente statale, che non ha subito danni dalla pandemia e non ha pagato il canone di locazione per molti mesi , potrà continuare a “sfruttare”  l’immobile di un proprietario che potrebbe avere il canone di locazione quale propria unica entrata. Gli effetti di queste sospensioni destabilizzano il mercato, deprimono il valore degli immobili e disincentivano il proprietario dall’affitto immobiliare». Per tutte questi motivi, Confedilizia Calabria rivolge un appello alle Istituzioni e ai Parlamentari del territorio affinché sia impedito questo ennesimo assalto alla proprietà immobiliare e alle sue fondamenta.

© Riproduzione riservata.

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