Bollette bruciate in piazza, proteste contro il caro energia infiammano l’Italia

I manifestanti hanno chiesto di nazionalizzare l’energia elettrica per frenare la crescita dei prezzi: "Ladri di Stato, restituite quello che avete rubato"

“Non riusciamo più ad andare avanti, stiamo pagando bollette quadruplicate. Ne risentono i cittadini e lavoratori, che prima o poi verranno licenziati dalle aziende costrette a chiudere”. È questo il grido lanciato in decine di piazze italiane oggi, 3 ottobre, dai rappresentanti dell’Unione sindacale di Base (Usb) contro il caro bollette in aumento. A Cagliari si sono presentati sotto il palazzo dell’Enel e dell’Inps dove hanno denunciato le speculazioni delle multinazionali e la drammatica situazione in cui si ritrovano le famiglie. Bollette in mano e altre esposte sui cartelloni: così hanno marciato i manifestanti, di cui molti pensionati, per sottolineare le cifre che le persone si trovano a dover pagare. “Secondo l’Istat le voci legate all’abitazione (energia, riscaldamento, acqua, ecc.), hanno avuto un incremento del 26%”, ha denunciato al microfono Enrico Rubiu, tra i portavoce della protesta sarda. A Torino, invece, la protesta è partita di fronte a un energy store di Eni, che prima dell’arrivo dei contestatori ha deciso di calare le saracinesche. “La salita dei prezzi è determinata dalla scelta dei governi di restare su posizioni imperialiste e dalla vergognosa speculazione portata avanti dalle imprese. L’energia deve essere pubblica: è l’unico modo per avere un tetto ai prezzi”, ha denunciato Enzo Miccoli di Usb Torino. La prossima data delle proteste è il 13 ottobre: #ioapro ha già annunciato su Facebook di avere già tantissimi pullman confermati con destinazione Roma.

Bollette bruciate in piazza

Bollette bruciate in piazza

La protesta si è diramata anche a Bologna, dove militanti e cittadini hanno bruciato in piazza le fotocopie delle bollette del gas di Hera e Illumia da 700-800 euro. Un gesto simbolico accompagnato da più testimonianze, come quella di un’operatrice sanitaria. “Sono costretta a fare la doccia in ospedale per risparmiare e arrivare a fine mese”, ha denunciato raccontando di quando si è trovata una bolletta da 220 euro a fronte di uno stipendio di 1.100 euro al mese e un affitto da pagare di 485. “Chi deve pagare questa crisi, non siamo noi, non sono i lavoratori, i giovani, i precari, ma sono le aziende che stanno facendo extraprofitti”, replica la portavoce nazionale di Potere al Popolo, Marta Collot, che ha chiesto che la guerra in Ucraina venga fermata il prima possibile. Anche nella Capitale è stato fatto un falò delle bollette di gas e luce al grido: “Ladri di Stato, restituite quello che avete rubato”. Decine le persone riunitesi a Roma davanti alla sede della Cassa Depositi e Prestiti, prese di mira perché “in questa crisi si stanno arricchendo come mai prima”.

L’esposto in Procura

Da Milano, attraversando il centro Italia fino a Roma, i sindacati hanno avanzato richieste simili di interventi urgenti. Secondo Usb sono due le strade da percorrere: la prima passa per la definizione di “una soglia, per tutte le famiglie, sotto la quale non si paghi l’energia elettrica, in quanto bene di prima necessità. Una soglia decisa in base a un prezzo controllato”. La seconda, invece, per le stanze della giustizia. L’Unione sindacale ha infatti presentato in diverse città un esposto alla Procura contro “le condotte poste in essere dalle società che commerciano gas, energia elettrica e prodotti petroliferi ai danni della collettività nel silenzio più assordante di enti e ministeri preposti al controllo”. E dalle piazze di tutta Italia concordano: la guerra in Ucraina è responsabile dei rincari e per questo va fermata. Da Milano chiedono così al governo di “prendere una posizione sul conflitto che che sia favorevole ai cittadini”. Come? “Smettendo di inviare armi e facendo sì che l’Europa diventi soggetto portatore di pace attraverso trattative che non alimentino una sola parte”.

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