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Bombardieri: “Libera Fortezza” resa possibile dalle denunce di 13 imprenditori

di Mario Meliadò – «Quest’indagine –  ha detto ai cronisti il procuratore distrettuale di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, al termine della conferenza stampa svoltasi al Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri – è stata possibile grazie alle denunce di 13 imprenditori di Polistena che, in tempi diversi e con le forze di polizia al loro fianco, sono riusciti a liberarsi dei propri timori e a denunciare il dramma personale che stavano vivendo, subendo pressioni psicofisiche finalizzate alla restituzione dei prestiti loro erogati». Sul tema,

oltre al supporto garantito egregiamente pure stavolta dalle forze dell’ordine, il procuratore ci tiene a ricordare che denunciare «conviene anche, perché svelando quanto subìto si può accedere al Fondo antiusura»: un motivo in più,  per gli inquirenti, per attendersi che pure altri imprenditori squarcino il muro dell’omertà.

L’inchiesta “Libera Fortezza” «ci restituisce la fotografia di una comunità – così Bombardieri – la cui vita economico-finanziaria era controllata da un gruppo di ‘ndrangheta che attraverso pressioni, intimidazioni, minacce ne condizionava la vita. “Vita” intesa non solo economicamente, ma anche sotto tutti gli altri profili». E peraltro, stando al procuratore capo di Reggio Calabria, il massiccio ricorso all’usura «minaccia di riproporsi nei prossimi mesi, anche in relazione alla crisi economica nascente dall’emergenza sanitaria. Ma usura a parte, l’attività criminosa dei Longo-­Versace s’estendeva all’imposizione sul territorio di non aprire esercizi commerciali nei settori in cui già esistevano attività di riferimento del clan all’illecita mediazione volta alla riscossione di crediti che alcuni imprenditori non riuscivano a ottenere per le vie ordinarie. Tutto per un giro d’affari annuo da centinaia di migliaia di euro».

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