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Bufera su Villa Sant’Anna, le minacce ai medici: “Ritrattate le dichiarazioni rese alla Finanza”

Sant’Anna Hospital

di Gabriella Passariello- Le indagini della Guardia di Finanza a Villa Sant’Anna e le relative ispezioni avrebbero preoccupato non poco i vertici aziendali, tanto da forzare l’attivazione del  reparto Utic solo formalmente esistente, pretendendo turni massacranti di servizio continui non sostenibili dal personale medico e paramedico. E’ quanto emerge dalla carte dell’ordinanza cautelare e dal decreto di sequestro preventivo vergato dal gip Gaia Sorrentino nell’ambito dell’inchiesta “Cuore Matto”.  Atti in cui vengono riportate le dichiarazioni di alcuni medici in servizio nella clinica privata, che con la loro denuncia hanno fatto scattare l’inchiesta dei sostituti procuratori della Repubblica di Catanzaro Vito Valerio e Chiara Bonfadini.

Costretti a turni massacranti

Un camice bianco incaricato di gestire il reparto di Cardiologia interventistica ha riferito al pubblico ministero cosa è avvenuto nei giorni successivi all’arrivo in clinica della Finanza, a partire dalle vessazioni subite nel dover adibire cinque posti letto Utic esclusivamente a questo tipo di prestazioni con divieto di ricoverarvi i pazienti di degenza cardiologica ordinaria, angherie messe in atto dal direttore generale Giuseppe Failla e dal direttore sanitario Gaetano Muleo, indagati non solo per truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture, ma anche per violenza o minaccia a commettere il reato di favoreggiamento. A fronte della previsione di un infermiere dedicato e soltanto quattro medici costretti a coprire tutti i turni diurni:”ci si era resi conto dell’inadeguatezza numerica del personale, tant’è che quattro medici cardiologi avevano preannunciato le dimissioni”. L’apertura forzata dell’Unità Utic ha portato, poi effettivamente, al ricovero di pazienti critici, ma la tipologia di ricovero avrebbe destato anche il malumore del personale infermieristico, che i”n lettera indirizzata a Rosanna Frontera ha inciso nero su bianco le difficoltà nella gestione dei pazienti ricoverati in Utic, richiedendo la possibilità di avere una formazione specifica e l’aumento del numero di personale dedicato”. Dopo questa missiva nel mese di aprile è stata concordata una riunione con la dirigenza e “io (un camice bianco ndr), altri medici del reparto insieme alla caposala, consci dei potenziali pericoli a cui venivano esposti i pazienti, non abbiamo più utilizzato quei posti letto e su richiesta della capo sala del materiale necessario, progressivamente Frontera e Failla hanno provveduto a dotare l’Utic di tutte le apparecchiature sanitarie, sfaldando interamente il gruppo infermieristico storico del reparto di Cardiologia, trasferendo senza alcun criterio nove infermieri, su disposizione verbali ,sostituendoli con infermieri carenti di competenze specifiche. Tutto questo a danno del livello di assistenza sanitaria che ha sempre caratterizzato il reparto.

“Le minacce e le ritorsioni”

Un medico ha riferito agli inquirenti: “Con riferimento alla riunione tenutasi l’11 aprile 2019 oggetto della denuncia, Giuseppe Failla ci ha chiesto il motivo delle dimissioni dei medici. Nel momento in cui ho riferito che erano stati vessati con turni massacranti lo stesso ha tirato fuori i turni ufficiali asserendo che non ero ben informato in quanto si evinceva che la turnistica non appalesava tale criticità. Alla mia precisazione che quei turni non rispecchiavano la realtà, Failla mi ha contraddetto affermando che quelli erano gli unici turni. Dopo questa discussione abbiamo ricevuto due minacce”. La prima da parte del direttore generale e del direttore sanitario che hanno prospettato la chiusura del reparto, con richiesta all’Asp, rendendoli servizio satellite alla Cardiochirugia, qualora non avessero fatto ritrattare le dimissioni o non si fossero adoperati per trovare altri medici in sostituzione. “Percepiamo compensi proporzionali al nostro livello di attività  prestazionale in pratica si è trattato di una ritorsione di natura economica”.  La seconda ad opera di Giuseppe Failla, “il quale ci chiedeva di verificare anche attraverso il consulto di un legale se nelle dichiarazioni da noi rese alla Guardia di finanza ci fossero espressioni strumentalizzate che avrebbero potuto arrecarci problemi, “consigliandoci nel caso in cui fossimo stati risentiti di ritrattare le precedenti dichiarazioni o comunque chiarirne il senso in modo a loro favorevole”. Dalle dichiarazioni rese dal personale sanitario “la dirigenza della clinica-scrive il gip nel provvedimento- ha assunto un comportamento marcatamente ostile e minaccioso prospettando un serio peggioramento delle condizioni lavorative dei denuncianti, prefigurando la chiusura del reparto (…) e disponendo trasferimenti immotivati del personale dalla Cardiologia ad altri reparti, comportamenti che concretizzano la minaccia di peggioramento delle condizioni lavorative dei camici bianchi”.

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