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Cadaveri bruciati per rivendersi le tombe a Tropea, tornano in libertà padre e figlio

Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, in accoglimento di un’istanza presentata dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, ha sostituto la misura cautelare degli arresti domiciliari con l’obbligo di dimora nel comune di residenza e la prescrizione di non allontanarsi dalla propria abitazione dalle 20 alle 7 nei confronti di Francesco Trecate, 62 anni, custode del cimitero di Tropea, e del figlio Salvatore Trecate, 38 anni, anche lui residente nella perla del Tirreno. Entrambi sono stati arrestati dalla Guardia di finanza di Vibo nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alla luce il macabro business ribattezzato il “cimitero degli orrori”, cadaveri bruciati e gettati nei rifiuti per rivendersi le tombe.

Obbligo di dimora a Tropea

La Procura di Vibo guidata da Camillo Falvo ha chiesto proprio qualche settimana fa il rinvio a giudizio per i Trecate e il gup Francesca Del Vecchio ha fissato per il prossimo 7 ottobre l’udienza preliminare nella quale verranno decise le sorti degli imputati. Tra di loro anche Roberto Contartese, 53 anni di Tropea, indagato a piede libero. Francesco e Salvatore Trecate tornano dunque in libertà anche se non potranno muoversi da Tropea e nel corso della notte dovranno rimanere in casa. Così ha disposto il gip Francesca Del Vecchio con il parere del pubblico ministero Concettina Iannazzo, favorevole alla sostituzione dei domiciliari con l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Per il giudice le esigenze cautelari “possono adeguatamente essere soddisfatte mediante la sostituzione della misura in atto”.

Il “cimitero degli orrori” nella perla del Tirreno

Associazione a delinquere, violazione di sepolcro e distruzione e soppressione di cadavere i principali, illecito smaltimento di rifiuti speciali cimiteriali i reati ipotizzati dagli inquirenti. Secondo quanto scritto nei capi di imputazione, Francesco Trecate sarebbe il promotore e il principale organizzatore delle singole operazioni: “punto di riferimento quanto a decisioni da assumere e a direttive da impartire” al figlio Salvatore e all’aiutante Roberto Contartese nella “commissione dei reati fine”. Le indagini coprono un arco temporale che va dal febbraio del 2019 allo stesso mese del 2021 quando scattò il clamoroso blitz della Finanza. I tre imputati, in concorso materiale e morale tra di loro, avrebbero in particolare violato ventisei tombe in cui erano tumulati i cadaveri di soggetti identificati e non. Con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con abuso dei poteri e in violazione dei doveri derivanti dal ruolo di ‘custode cimiteriale’ per Francesco Trecate. Sette i cadaveri che sarebbero stati distrutti completamente o parzialmente dopo averli sezionati con l’ausilio di un seghetto e di un martello e poi bruciati. Pratiche che in alcune occasioni le stesse fiamme gialle sono riuscite a filmare e documentare con videocamere nascoste. (mi.fa.)

Cadaveri bruciati per rivendersi le tombe, la Procura di Vibo chiede il processo per tre (NOMI)

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