Calci e pugni alla compagna incinta, il gip di Catanzaro: “Voleva procurarle un aborto”

Domani l'interrogatorio di garanzia. Oggi invece la convalida dell'arresto per evasione, ma il giudice non applica alcuna misura

Potrà scegliere se fornire la sua versione dei fatti o stare in silenzio il diciannovenne marocchino residente a Catanzaro destinatario di una misura cautelare agli arresti domiciliari per aver maltrattato e tentato di interrompere la gravidanza alla sua compagna minorenne. Accompagnato dall’avvocato difensore Giuseppe Menzica, domani durante l’interrogatorio di garanzia, davanti al gip Chiara Esposito potrà chiarire quello che è accaduto la sera del 16 maggio scorso, giorno in cui secondo le ipotesi di accusa il giovane, accecato dalla gelosia, avrebbe sgridato la compagna per essere uscita da casa, sferrandole violenti pugni in testa e soprattutto all’addome tentando di uccidere il bimbo che porta in grembo.  Una serie di colpi alla pancia tanto forti da spedirla al Pronto soccorso dell’ospedale Pugliese dove i medici le hanno diagnosticato un trauma commotivo giudicato guaribile in 21 giorni.

La denuncia della vittima

La denuncia della vittima

E’ stata la vittima a denunciare i fatti ai carabinieri, a dichiarare di essere scappata da una casa- famiglia per andare a convivere con il suo fidanzato non pensando che quella scelta le sarebbe costata una serie di violenze e vessazioni.  Molte volte in sette mesi di convivenza il 19enne, spinto da una folle gelosia l’avrebbe presa a schiaffi, sferzandole pugni, dandole una testata in fronte, una serie di maltrattamenti, che si sono acuiti quando il giovane ha scoperto che lei era incinta, una gravidanza a lui non gradita, “si rifiutava di essere il padre del bambino”.  Per il gip le dichiarazioni della minorenne, secondo quanto scritto nell’ordinanza “appaiono univoche, precise e coerenti, in più occasioni ha subito con spirito di rassegnazione le angherie del compagno,   peggiorate con l’inizio della gravidanza. I colpi nella zona addominale sono inequivoci del tentativo del ragazzo di procurarle un aborto. Il comportamento abituale dell’indagato ha imposto alla parte offesa uno stile di vita sottomesso e violento”.

“Non ha esitato a ricorrere in più occasioni alla violenza”

Quanto alle esigenze cautelari il gip condivide le valutazioni del pm Graziella Viscomi sulla sussistenza del concreto pericolo che l’indagato possa commettere altri gravi fatti della stessa specie: “non ha esitato a ricorrere in più occasioni alla violenza e alla minaccia nei confronti dell’ex compagna”. E per il gip sussite  anche il rischio di inquinamento probatorio: “in considerazione del fatto che la vittima, nonostante le violenze e vessazioni subite è più volte ritornata nell’abitazione dell’indagato, questo potrebbe farla desistere dal rendere testimonianza in dibattimento al fine di sottrarsi ai comportamenti minacciosi dell’ex compagno”.

L’evasione e l’uscita dal carcere

Sabato scorso l’ennesimo presunto reato: il 19enne evade dai domiciliari, ma i militari dell’arma a stretto giro di posta lo trovano in una via vicina la sua abitazione e su disposizione del magistrato viene portato in carcere in attesa del rito per direttissima, al termine del quale il giudice pur convalidando l’arresto non ha applicato per questo reato alcuna misura cautelare. 

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