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Callipo contro Pitaro. “Usati come taxi”, la replica: “Non sono tuo dipendente”

“Faccio i migliori auguri a Francesco Pitaro, sono sicuro che ora l’area centrale della Calabria sarà adeguatamente rappresentata e che trarrà grande beneficio dalle sue scelte politiche.

La decisione di lasciare ‘Io resto in Calabria’ ad appena tre giorni dal primo Consiglio regionale, e dopo non aver avuto quello che pretendeva, cioè la carica di segretario-questore, non mi sembra vada ulteriormente commentata». Così Pippo Callipo, capogruppo di “Io Resto in Calabria” in Consiglio regionale, commenta la decisione del collega Francesco Pitaro di aderire al gruppo Misto. “È evidente – aggiunge Callipo – che Pitaro, pensando di usare come un taxi il movimento che lo ha sostenuto in campagna elettorale e che lo ha portato in Consiglio regionale, tradisce la fiducia che gli elettori gli hanno accordato appena due mesi fa. Alcune persone vicine al nostro movimento mi avevano consigliato di espellerlo subito, ma ho evitato di farlo confidando nel suo buon senso. Poco male. Anche ‘Io resto in Calabria’ – conclude Callipo – trarrà beneficio da questa sua scelta, che servirà a consolidare ancora di più il principio per cui chi sta nel nostro movimento lo fa aderendo a determinati valori e non certo per inseguire pennacchi e poltrone”.

“Pippo Callipo, nel commentare il mio passaggio al Gruppo Misto, sottace la questione politica che ho posto pubblicamente, anche intervenendo (non nei corridoi o in qualche stanza opaca) in Consiglio regionale, che non afferisce a prebende o cupidigie personali, e a cui lui, purtroppo, da leader del movimento non ha saputo dare una risposta politica, credo più per incomprensione della vicenda che per mala fede.

Ora, si dà il caso che io non sia un suo dipendente, che lui può redarguire o peggio espellere (perché ha il torto di non pensarla allo stesso modo), e che, dunque, possa permettermi autonomia di pensiero e di giudizio”. Lo scrive il consigliere regionale Francesco Pitaro.
“Di tre postazioni istituzionali spettanti all’opposizione – prosegue- (Vicepresidenza e Segretario Questore dell’Ufficio di Presidenza e Presidenza della Commissione Vigilanza) era logico che una postazione dovesse contemplare una rappresentanza dell’area centro, che coincide con tra province (Catanzaro, Crotone e Vibo) su cinque. Potevo non essere io il prescelto, ma un consigliere del Pd (o di Dp) e il collega Luigi Tassone, anche lui poco incline ad ubbidir tacendo, per tempo aveva posto la stessa esigenza. Cosi non è andata. E francamente io, non avendo padroni né alcun desiderio di subire accordi non condivisi, né la voglia di trascorrere l’attività di consigliere in mediazioni, demagogie e indugi o assecondando scelte che non mi piacciono, ho tratto le debite conclusioni e mi sono iscritto al Gruppo misto. Non potevo certo far passare come un fatto di routine – continua – un accordo che non mi ha visto coinvolto e che non ha tenuto conto della rappresentatività istituzionale dell’area centro incluso Catanzaro capoluogo della Calabria. Su quello schema ho votato scheda bianca in Consiglio. Niente di personale verso i consiglieri designati a cui auguro buon lavoro, ma saltare il criterio oggettivo della territorialità e non riconoscere pari dignità all’area centro, è stato sufficiente per indurmi a riconsiderare la mia collocazione in Consiglio”.

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