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Callipo dimissionario, il Consiglio regionale respinge (a maggioranza) la presa d’atto

di Mario Meliadò – Il Consiglio regionale inizia – al solito, con grande ritardo – con l’inserimento all’ordine del giorno di una serie di punti e mozioni. A seguire, Nicola Paris chiede e ottiene un minuto di silenzio per le cinque vittime “ufficiali” (i conteggi cambiano secondo i parametri di contabilizzazione) della “Rivolta di Reggio” del 1970 che proprio oggi, 14 luglio 2020, compie il suo cinquantenario, visto che i “Fatti” si considerano iniziati col Rapporto alla città operato in quella data dall’allora sindaco, l’esponente democristiano Pietro Battaglia.

I lavori riprendono con la disamina del primo punto, ossia la presa d’atto delle controverse dimissioni del consigliere regionale – e già candidato alla Presidenza per la coalizione di centrosinistra – Pippo Callipo.
Stringata, schematica relazione sul tema da parte del segretario-questore di minoranza Fillippo Mancuso (Lega). Immediatamente a seguire, l’intervento introduttivo del presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini, fin dal 29 giugno (data in cui Callipo rassegnò le sue irrevocabili dimissioni da consigliere) tenta di trovare una mediazione accettabile e soprattutto onorevole per l’interessato e ancor più per l’Assemblea, che dalla vicenda uscirebbe davvero malconcia in caso il “re del tonno” confermasse di voler lasciare.

TALLINI 

Afferma Mimmo Tallini nel suo articolato intervento in apertura di dibattito che «tutti i gruppi consiliari» sono pronti a respingere in blocco le dimissioni di Callipo: come poi si vedrà, non è proprio così.
Ad avviso del Presidente del Consiglio regionale, questo “no” comunque incarnerà «un serio e forte richiamo di tutto il Consiglio al senso di responsabilità e alla sensibilità politica» del dimissionario, nell’auspicio «che possa contribuire a una sua riflessione profonda sulle motivazioni delle dimissioni», anche perché «non è mai accaduto nella storia del regionalismo calabrese che il capo riconosciuto delle opposizioni abbandonasse dopo solo quattro mesi». Non «un rimprovero», questo, al cavaliere Callipo, «che stimo enormemente come uomo e come imprenditore di successo. Non ho condiviso il taglio da lui dato alle dimissioni – puntualizza però Tallini –, perché credo che le motivazioni vere e più profonde della sua delusione e della sua amarezza siano da ricercare negli ingiusti e ingenerosi attacchi alla sua persona da quello che io chiamo “il club dell’antipolitica”, gli “antagonisti da salotto” che passano il loro tempo a tessere trame contro i loro avversari». E parte il plauso presidenziale alle riflessioni di Nino De Masi sulla vera radice del gesto del collega imprenditore Callipo: un De Masi che a sua volta, «da uomo libero che combatte il malaffare e la criminalità, ritiene che il posto del Cavaliere Callipo sia qui, in quest’Assemblea, dove non rappresenta se stesso ma i 245mila elettori calabresi che hanno creduto nel suo progetto».
Al tempo stesso, scandisce Tallini, l’immagine di un Consiglio regionale dopo appena quattro mesi non è veritiera e non ci fa onore. Più volte ho ammesso errori di valutazione e incomprensioni tra maggioranza e opposizione che non fanno bene all’Istituzione, ma questo non vuol dire che questo Consiglio non abbia le carte in regola per fare un ottimo lavoro». Appello finale direttamente a Pippo Callipo: «Ascolti dalla voce dei gruppi le motivazioni della decisione di respingere le sue dimissioni e si conceda un momento di riflessione, prima di compiere un atto che lascerebbe un’ombra sulla sua esemplare vita di uomo e imprenditore».

ANASTASI (IRIC)

«Forse a sua insaputa – così Marcello Anastasi di Io resto in Calabria si rivolge a Tallini – le sue parole mi hanno molto colpito positivamente, riflettendo ciò che io stesso penso. Io ho avuto la possibilità di sedere per mesi alla destra di Callipo e di sentire il profumo della sua nobiltà, della sua generosità, di un imprenditore che pur avendo creato lavoro per centinaia di persone resta di un’umiltà in grado di stupire chiunque. Abbiamo avuto rispetto del suo silenzio e anche del fatto di non poterlo vedere direttamente: abbiamo molto riflettuto, al di là delle dichiarazioni rese da Pippo Callipo a mezzo stampa, e io credo che il suo sia un monito a tutti noi, un urlo forte a una Calabria che ha bisogno di rappresentanti in grado di cambiare la Storia di questa terra. E spero che tutti voi avrete modo d’esprimere un voto contro le dimissioni di Callipo e d’argomentare perché dovrebbe, come io stesso penso, rimanere in quest’Aula. Tanti ci hanno scritto chiedendo che Io resto in Calabria “resti” davvero, ma attraverso il nome e il volto di Pippo Callipo. E ai media io chiedo di raccontare bene la Storia, perché un conto è la Storia e un conto è la cronaca, che talvolta anche involontariamente può ferire chi è fatto di carne e ossa, proprio come tutti noi. Chiedo loro d’aver rispetto di Pippo Callipo e delle sue decisioni: quelle precedenti e quelle che potrà ancòra prendere. Ove la scelta dell’interessato non dovesse essere quella che auspichiamo noi e centinaia di migliaia di calabresi, noi ci chiuderemo in un rispettoso silenzio».

GIANNETTA (FI)

Il forzista Mimmo Giannetta parte dalla narrazione legata al nodo-vicepresidenze, ma soprattutto alla guida della Commissione consiliare di Vigilanza a lui toccata. «Prendo nettamente le distanze da chi prima non c’era e pure da chi ha rassegnato le dimissioni dalle vicepresidenze delle Commissioni. In realtà, a questo giro la minoranza ha perso un’occasione per attestare quanto fair-play c’è stato da parte della maggioranza: ribadisco, erano tutti ben consapevoli di cosa stavamo andando ad approvare. Ritardi? E quelli mostruosi dell’allora maggioranza di centrosinistra guidata da Mario Oliverio? Bene dire, semmai, quale sia stato il comportamento defatigante di una minoranza che “predica bene, ma razzola male”, a testimonianza di una manifesta incapacità organizzativa. Ma vengo alle dimissioni di Callipo. Per me, rappresentano l’azzeramento di un programma politico. Questo manifesto plastico del centrosinistra, ce lo dobbiamo dire, dobbiamo gridarlo con forza in quest’Aula: chi si candida a guidare la Calabria non può certo abbandonare la nave al primo ostacolo, il capitano semmai deve sempre scendere per ultimo. Specie quando si pensa in buona fede che possa esserci un pericolo per la Democrazia; cosa che in questo caso non s’è verificata, comunque. E chi ha scelto d’andare via, semmai, era proprio l’uomo giusto per una mediazione accorta, per proporre alternative. E allora spiace perdere un consigliere del calibro di Pippo Callipo: a lui vanno i nostri auguri, così come vanno a chi eventualmente lo sostituirà. Colgo l’occasione per ribadire alla minoranza che, ripeto, non deve “razzolare male”, che a proposito della Commissione Vigilanza sbaglia pure chi ha parlato di prassi, che indica invece che in passato talvolta questo ruolo è stato rivestito anche da consiglieri di maggioranza o del Gruppo misto: non oso immaginare che l’azione di vigilanza possa essere esercitata solo da consiglieri d’opposizione… Cosa ben diversa, e peraltro disciplinata dagli articoli 32 e 35 del Regolamento consiliare, è la presidenza di eventuali Commissioni consiliari d’inchiesta, che spettano senz’altro e in via esclusiva a membri della minoranza. Il ruolo di presidente della Commissione di Vigilanza e controllo, a ogni buon conto, sarà svolto da me con la massima imparzialità e invito tutti a collaborare con me al riguardo. Dopodiché, come recita un noto brocardo latino, absens heres non erit: “gli assenti hanno sempre torto”».

DI NATALE (IRIC)

«L’intervento di Mimmo Giannetta non m’è piaciuto: sarei stato tentatyo di fargli notare che stavamo parlando d’altro… ma va bene così – affonda Graziano Di Natale di Io resto in Calabria –. Per me, bene ha fatto il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini a chiedere a Pippo Callipo di restare, anche perché, per come sono arrivate, le sue dimissioni non incarnano un atto personale ma rappresentano un vulnus per l’intero Consiglio. Le cose quando c’era Oliverio andavano peggio? Ma guardi, Giannetta… lo stesso Giovanni Falcone sottolineava che “il fatto che le cose oggi stiano così non vuol dire che debbano essere sempre così”. Vale per la presidenza della Commissione di Vigilanza, vale per il mega-ritardo con cui troppo spesso iniziano i lavori d’Assemblea e qui la risposta dev’essere non che “è andata sempre così”, ma una brusca inversione di rotta. E lo dico senza per questo additare la responsabilità di alcuno». Le dimissioni di Callipo, in ogni caso, «inutile nascondersi dietro il dito, per noi rappresentano una battuta d’arresto. Rappresentiamo un movimento che è stato in grado di dare entusiasmo e di mobilitare importanti energie civiche; e sappiamo tutti che Callipo ben al di là  di Destra e Sinistra può dare tanto, anche in funzione della sua storia personale. Ci fosse anche solo una piccola possibilità che il nostro “faro” torni in Consiglio regionale, io ne sarei ben lieto. Noi oggi dobbiamo far sì, in ogni caso, che le sue parole all’atto di dimettersi non lascino il tempo che trovano, ma facciano comunque da stimolo per lavorare sempre di più e meglio, nell’interesse dei calabresi». Pronta però una breve, stizzita replica di Tallini: «Mica noi li tempo che precede l’inizio dei lavori d’Aula lo utilizziamo per giocare a carte. Se anche l’attesa dell’avvio del Consiglio regionale dovesse durare 12 ore, pur d’arrivare a una sintesi, beh, io allora ho il dovere di dire che non ci sono momenti in cui io non lavoro: lavoro anche di notte, di giorno, poi c’è la percezione all’esterno che può essere diversa, ma che ci sia tra noi consiglieri regionali chi avalla teorie propalate da chi scrive cose rabbiose sui social network mi spiace davvero».

AIETA (PD)

«Sono contraddetto dalle sue parole – asserisce il capogruppo dei Democratici progressisti a Palazzo Campanella Giuseppe Aieta, rivolgendosi proprio al presidente del Consiglio regionale Tallini –, perché non scendono in profondità ma si fermano alla superficie, rispetto alle dimissioni di chi ha avuto il suffragio di 250mila calabresi. Guardi che chi ha lasciato il suo scranno da consigliere dopo soli 4 mesi non l’ha fatto per motivi personali o familiari, ma in relazione a un’analisi impietosa della composizione e dell’operato di questo Consiglio. Poi sì, capisco, gli attacchi mediatici: ma fare politica è un’attività che ha sempre a che fare con il dissenso. E poi, io dissento totalmente dalle motivazioni alla base delle dimissioni del cavaliere Callipo: e io sono certo che, in un accesso di sincerità, tutti in quest’Aula potremo concordare che quell’analisi è impietosa e ingiusta. Io voterò a favore della presa d’atto delle dimissioni – ecco il primo “gesto di rottura”, proprio da parte di Aieta, rispetto al coro di “no” alle dimissioni di Pippo Callipo -, perché non voglio liquidare con superficialità il gesto delle dimissioni di Callipo, perché come diceva il ministro Rino Formica la politica “è sangue e…” un’altra parola che non ripeterò per rispetto di quest’Aula (merda, ndr). E due bravi commentatori come Aldo Varano e Filippo Veltri hanno vivisezionato quelle dimissioni: se quest’Aula le liquida così, in fretta, noi ci ritroveremo la “zavorra” dell’aver evitato una discussione che, invece, questo Consiglio regionale deve necessariamente fare senza indulgere all’ipocrisia». In sostanza, secondo Aieta «il centrosinistra, che oggi si ritrova orfano del suo condottiero, non può non discutere della situazione in cui si trova adesso sulla pretesa che ogni sforzo per migliorare la situazione da parte di Callipo sarebbe stato inutile. Il centrosinistra non può che affrontare da esegeta le dichiarazioni che hanno accompagnato le dimissioni di Callipo: la politica è mediazione, compromesso virtuoso, non è “bacchetta magica” ma fatica, lavoro continuo sui territori… E allora, io rispetto la posizione di Pippo Callipo ma respingo nettamente il giudizio rassegnato sulla Calabria: perché è vero che “i calabresi vogliono essere parlati”, parafrasando Corrado Alvaro, ma devono anche essere aiutati, con l’ottimismo, col sorriso, perché non c’è messaggio peggiore che apparire vinti dalla rassegnazione. Io non mi rassegno, e sono già da tanti anni nelle Istituzioni e non intendo piegarmi a quel sentimento di rassegnazione».

BEVACQUA (PD)

«A differenza di altri colleghi che m’hanno preceduto, con estrema franchezza e sincerità io non ho difficoltà ad ammettere che le dimissioni di Pippo Callipo ci hanno sorpreso e stupito – così il capogruppo del Partito democratico, Mimmo Bevacqua –. Sono dimissioni che per il centrosinistra rappresentano una sconfitta, se consideriamo che la scelta di Callipo era stata largamente condivisa dal Pd locale e nazionale e dall’intero centrosinistra, individuando in quest’imprenditore l’uomo giusto per far parlare alla politica calabrese una lingua finalmente diversa. E ragionare intorno alle cause di queste dimissioni è imperativo. Sarebbe facile dire “io sono quello che, in quest’Aula…”: ognuno di noi condivide le responsabilità e gli onori legati all’essere in quest’Aula. Però, lo dico anche al collega Aieta, che forse siamo poco accorti o sensibili alle peculiarità umane di chi, come Callipo, aveva deciso di scendere in campo per dare una mano al centrosinistra, un imprenditore conosciuto nel mondo cui noi avevamo affidato la guida della coalizione per offrire un’immagine forte della coalizione di centrosinistra in Calabria e contribuire a cambiare in meglio le vicende politiche della nostra terra. E allora vi chiedo: siamo realmente pronti ad aprirci alle esperienze migliori della nostra terra? L’esperienza-Callipo mi fa riflettere. “Sangue e …”, diceva Aieta: forse dobbiamo metterci più sangue e più “…”, perché far politica è continuo sacrificio ma anche continua umiliazione, forse questo va fatto capire bene anche a chi come Pippo Callipo si concede a un sacrificio personale come quello del gennaio scorso. Forse noi non abbiamo saputo aiutare adeguatamente chi era sceso nell’arena politica a comprendere bene i processi, per esempio a capire che il diluirsi dei tempi a volte serve a comprendere meglio i problemi, a maturare mediazioni e soluzioni. Chiaro che ognuno di noi difende la dignità di quest’Aula, ma personalmente le dimissioni di Callipo m’hanno molto fatto riflettere sotto quest’aspetto. E poi, c’è bisogno di più umiltà, di più rispetto verso quel che c’è fuori da questa porta, che oggi ci fa segnare una battuta d’arresto. Ma noi come centrosinistra porteremo avanti progetti che speriamo contribuiscano a renderci centrali nel dibattito politico dei prossimi mesi».

TASSONE (PD)

«Ciò che voteremo oggi – ha evidenziato il consigliere piddino Luigi Tassone – non è solo un atto formale, ma anche un punto politico. Quello delle dimissioni è un atto personale, sì, ma che al contempo ha un suo significato anche sotto il profilo della rappresentanza e delle Istituzioni. E noi saremmo degli ipocriti, se non ci facessimo un problema rispetto alle parole che hanno accompagnato le dimissioni di Pippo Callipo. Bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani con la politica, perché il cambiamento mai è stato “servito” rimanendo seduti nel salotto di casa. Abbiamo la necessità d’indicare una direzione per consentire alla Calabria di percorrere una strada nuova: ritengo che il Partito democratico e il centrosinistra abbiamo l’energia e l’intelligenza necessaria a proseguire sul terreno del cambiamento. Per questa ragione, non essendo stato minimamente coinvolto in quest’atto evidentemente politico, annuncio il mio voto favorevole alle dimissioni».

PIETROPAOLO (FDI)

«Credo che le riflessioni di Aieta siano pienamente condivisibili: non possiamo non dirci che le motivazioni addotte dal consigliere Callipo alla base delle sue dimissioni sono assolutamente da rigettare, impossibile – evidenzia il capogruppo di Fdi Filippo Pietropaolo – non provocare un nostro disappunto snocciolando delle pretese ragioni di questo tenore. La politica è sostegno e controllo dell’operato della Giunta affinché producano risultati benèfici per la nostra popolazione: ecco perché quello di Callipo poteva essere un contributo decisivo, e spero lo sia, visto che io annuncio il nostro voto contrario alle sue dimissioni, considerato che Callipo arriva da un “mondo del fare”, pur scontando sicuramente delle difficoltà d’adattamento all’ambiente della politica e al contesto istituzionale. Concordo con Tallini: l’idea è di stimolare il cavaliere Callipo a un’ulteriore riflessione sulla sua possibile permanenza e sul contributo fattivo che senz’altro può dare, anche perché ognuno di noi può dare un contributo in questa direzione».

GUCCIONE (PD)

«Presidente, il suo piglio mi aveva convinto e io non volevo neanche intervenire. Però – è il monito del dèmocrat Carletto Guccione – non posso neppure avallare la “fiera delle ipocrisie”. Nella storia del regionalismo calabrese, è la prima volta che si dimette un candidato Presidente a soli 4 mesi dalle Regionali. Il centrosinistra aveva pensato di rompere con il passato e d’aprire una fase nuova, e questo al di là del risultato elettorale, guardando in prospettiva, perché il giudizio rispetto al passato era una valutazione fortemente negativa: basti pensare all’emergenza-rifiuti, che è assolutamente impensabile addossare all’attuale Governatrice. Io dico però che non ho certo condiviso le dimissioni di Callipo né le relative motivazioni, dico anche che in soli 4 mesi non si può formulare un giudizio complessivo credibile. Il nodo è d’aprire anche simbolicamente una fase nuova, e questo, caro Giannetta, vale anche rispetto all’attribuzione della Commissione Vigilanza, ma pure negandosi a quel trasversalismo che è servito anche alla Regione per aprire le porte alle infiltrazioni criminose, per fare affari. Certo, all’esterno è stata data l’immagine di una mera lotta di potere: legittimo, ma ciò che non è legittimo è “cambiare le carte in tavola”. Serviva uno strappo rispetto al passato. E non credo vada messa sotto il tappeto neppure la circostanza che l’assetto del Consiglio come della Giunta è stato letteralmente stravolto nel giro di pochi mesi dall’azione della magistratura. Avete sentito una mia parola contro l’assessore Catalfamo? No: perché io sono garantista, lo pretendo per me e lo pretendo per gli altri. E non so se vi accorgete che, socialmente ed economicamente, il punto di caduta rispetto alla crisi-Covid sarà a settembre prossimo: le Istituzioni terranno, a fronte di forze populiste che “soffieranno” sulla miseria alimentando il malcontento? O saremo travolti? Sarebbe stato un bene per tutti avere Pippo Callipo in quest’Aula, anche perché espressione del mondo imprenditoriale. Non è che non ci sia stata discussione, dentro il Pd, su questa scelta: ma noi abbiamo deciso d’aprirci a un mondo, rafforzando le Istituzioni con l’opzione di tenere insieme mondi che, talora, hanno anche difficoltà a rispettare le regole della politica e delle Istituzioni. Certo è puerile, lo dico al “mio” mondo, al mio schieramento, provare a utilizzare le dimissioni di Callipo per prendersi delle rivincite: “Il vecchio mondo è morto, ma il nuovo ancòra stenta a nascere”, diceva Gramsci. Ma adesso pioveranno sull’Italia 200 miliardi di euro del Mes, se saremo bravi anche a drenare risorse col Recovery Fund una possibilità importantissima di risorgere. La schermaglia relativa allo Statuto diventa defatigante e inconcludente: noi invece vogliamo lavorare per un progetto in grado di dare veramente queste risposte. E nessuno, del resto, può seriamente pensare di riuscire a “vincere” da solo. In questo senso, la presenza di Callipo sarebbe prezioso in quest’Aula, per freschezza di proposte e capacità di contributo».

SAINATO (FDI)

«È una brutta vicenda, quella delle dimissioni di Callipo: voi avete aperto alla società civile e avete fatto bene – così il consigliere di Fratelli d’Italia Raffaele Sainato –, ma talora la società civile non riesce a comportarsi in maniera adeguata anche in termini di decoro delle Istituzioni. Perché non si può andar via dal Consiglio regionale in questo modo, con queste parole e senza neanche passare da quest’Aula, senza neanche spiegare qui le motivazioni di questo gesto. Caro Presidente – e qui Sainato si rivolge a Tallini –, al di là dell’inaccettabilità di queste motivazioni, se noi dobbiamo fare un “passo indietro” lo faremo e accoglieremo il gesto delle dimissioni, ma noi dobbiamo guardare all’interno della maggioranza e voi dovete guardare all’interno dell’opposizione. Certo ok le dimissioni, ma la politica è tutt’altra cosa: è scontro politico sano, e noi tutti possiamo fare errori sul piano politico ma sicuramente non sotto il profilo della legalità, né la ‘ndrangheta si contrasta facendo comizi ma producendo atti, come sta facendo la giunta Santelli, volendo citare un settore per tutti come sta facendo in tema d’Ambiente».

GRAZIANO (UDC)

«Annuncio il voto contrario del mio gruppo alle dimissioni del consigliere Callipo – afferma Pino Graziano, presidente del gruppo consiliare dell’Udc alla Regione –, però concordo su una cosa già detta da alcuni colleghi di maggioranza e d’opposizione: non bisogna essere ipocriti rispetto alle motivazioni addotte per queste dimissioni. Si tratta di un atto d’accusa all’intero Consiglio, dunque un’analisi su queste motivazioni la dobbiamo fare insieme. Certo, capisco lo stato d’animo odierno della minoranza: s’è voluta cancellare una fase politica con una candidatura “nuova”, della soceità civile, che andava a cambiare e a dare inizio a un nuovo percorso per il centrosinistra calabrese. Chiaro che trovarsi orfani del candidato alla Presidenza, che annuncia d’arrendersi, non può che essere una cosa che desta sgomento: ma è proprio per questo che noi respingiamo le dimissioni di Callipo, e spero che l’Assemblea lo inviterà unitariamente a presentarsi in Aula fin dalla prossima seduta. A maggior ragione se lui ritiene che questo Consiglio non sia in grado d’esercitare il proprio compito, di controllare l’operato della Giunta, di produrre buone leggi Callipo dev’essere qui fra noi, per avanzare proposte di legge che vadano nell’interesse di tutti i calabresi. Anche se in questi quattro mesi non ne ho viste: ecco perché Callipo ha necessità di produrre mozioni, interrogazioni, leggi regionali: perché il suo mandato elettorale è questo. In caso contrario, tutto il suo elettorale si vedrebbe non rappresentato adeguatamente, e io spero bene di no. Del resto, Callipo è stato anche uomo contro le mafie: e se non è contro le mafie questo Consiglio regionale, non si vede chi potrebbe esserlo. Ecco che Callipo può svolgere un importantisimo operato contro i clan, ma anche contro la cattiva politica: ma dall’interno, se no si cade nel solito errore del populismo, di certi “leoni da tastiera”».

ESPOSITO (CDL)

Ultimo intervento, quello del capogruppo della Casa delle libertà Baldo Esposito, a sua volta contrario alle dimissioni di Pippo Callipo: «Conoscevo l’imprenditore Callipo, seppure per pochi mesi ho conosciuto anche l’uomo Callipo. E io non faccio certo parte di coloro i quali, stasera, vogliano fare ipocrisia in quest’Aula: credo esistano i presupposti affinché lui riveda la sua posizione da consigliere dimissionario – osserva Esposito –. Credo, e voglio pensare, che il motivo principale del suo voler “lasciare” sia l’essere stato “crocifisso” come e più di altri già dalle prime battute del Consiglio regionale, anche perché da un personaggio di questa caratura è normale attendersi di più…, e mi riferisco a episodi come la vicenda dell’indennità differita. Certo però se ripenso ai “princìpi cedevoli”, alle “logiche clientelari” come reali motivazioni alla base delle sue dimissioni, allora devo sposare in toto l’intervento del collega Aieta epperò a maggior ragione il cavaliere Callipo, in tal caso, doveva rimanere in Consiglio per tentare di sovvertire la situazione. Non c’è dubbio che le dimissioni di Callipo lascino un vulnus nell’intero Consiglio: oggi viene meno la conseguenzialità di una forte opposizione che può generare una forte maggioranza e viceversa. Tuttavia, politicamente il problema riguarda il solo centrosinistra, considerato che l’indicazione di Callipo in tale coalizione non è stato qualcosa di semplice o non traumatico: era qualcosa che voleva “rompere”, ora va messa nel conto la reazione da parte di chi s’è magari sentito “rottamato” da quell’indicazione e oggi non diciamo che gioiesce, ma certo vuol far notare che quella scelta a suo avviso s’è rivelata sbagliata. E non mi soffermo su certi aspetti come una certa frammentazione all’interno della maggioranza rispetto alle dimissioni: poi, certo, la minoranza deve decidere se dopo il gesto delle dimissioni quello che si vuole politicamente consumare è un “divorzio”, e in tal caso quest’Aula non potrebbe che prenderne atto».

L’AULA DICE “NO”

Il risultato è che a fronte di 27 presenti, tre consiglieri regionali si esprimono a favore e in 24 dicono “no”: «La presa d’atto delle dimissioni del consigliere Pippo Callipo è stata dunque respinta. Io credo ci sarà una procedura in base alla quale Callipo manifesterà le proprie intenzioni: io spero possa revocare le proprie dimissioni e tornare a più presto a operare in questo Consiglio regionale», chiosa Tallini.

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