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Calunniò magistrato della Dda di Catanzaro, chiesto il processo per boss Soriano

Di Gabriella Passariello- Avrebbe incolpato il magistrato della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci, pur sapendolo innocente, determinando l’apertura di un fascicolo nei suoi confronti da parte della Procura di Salerno competente per i reati che riguardano giudici del distretto del capoluogo di regione, depositando una denuncia-querela il 21 febbraio 2019, denuncia che ha fatto poi scattare l’inchiesta, conclusa con un decreto di archiviazione. E il querelante da persona offesa è diventata persona sottoposta ad indagini.

Magistrato calunniato

Il pubblico ministero della Procura campana Elena Cosentino, dopo aver chiuso l’inchiesta per Leone Soriano, 54anni, di Vibo Valentia, capo dell’omonimo clan di Filandari, attualmente detenuto nel carcere di “Lorusso Cotugno” di Torino per il reato di calunnia nei confronti del magistrato, ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Il gup del Tribunale di Salerno Gerardina Romaniello, ha fissato l’udienza preliminare il 3 dicembre prossimo che si terrà nella Cittadella giudiziaria di via Dolmazia. Quel giorno, nel contraddittorio tra accusa e difesa, rappresentata dall’avvocato Diego Brancia, il giudice deciderà se accogliere la richiesta della Procura di mandare a processo l’imputato. Intanto si attendono le ulteriori determinazioni della Dda di Catanzaro in merito ad un’altra vicenda giudiziaria rispetto alla quale il boss è stato raggiunto da un avviso di conclusione indagini con contestuale informazione di garanzia nel luglio scorso per minaccia e calunnia aggravate dalle modalità mafiose contro il maggiore del comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia Valerio Palmieri, ora in servizio a Reggio Calabria.

Le minacce all’ufficiale di pg

L’uomo avrebbe inviato una cartolina all’ufficiale di pg utilizzando espressioni minatorie del tipo: “per falsità e tutte le porcate che avete fatto, siete peggio dei vostri colleghi che hanno ucciso Stefano Cucchi.  Volete impartire la legalità, ma vergognatevi”. Una missiva recapitata il 17 agosto 2019, proprio mentre si stava celebrando il processo Nemea contro il clan di Filandari, in cui uno dei testi era Palmieri citato per relazionare sulle indagini svolte, “nonché persona offesa in seguito ad una minaccia aggravata posta in essere dallo stesso Soriano tra il 6 e il 18 marzo 2018”. Una minaccia, secondo la Dda, aggravata dall’aver commesso il fatto per agevolare l’attività della cosca Soriano, operante nel Comune di Filandari, “adottando un comportamento idoneo ad esercitare una particolare coartazione psicologica”. In quella stessa lettera il magistrato, ha riscontrato il reato di calunnia ai danni del maggiore dei carabinieri, nel tratto in cui il boss scrive: “di aver attestato delle falsità e di aver commesso delle porcate” incolpandolo di aver compiuto degli illeciti pur sapendolo innocente”.

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