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“Cartellino Rosso”, stangata dell’Asp di Catanzaro per 55 dipendenti. Tre sospesi

di Gabriella Passariello- Prima il ciclone giudiziario della Procura di Catanzaro “Cartellino Rosso” sull’allegra gestione dei badge, che il 23 aprile scorso ha portato la Guardia di finanza a notificare 57 avvisi di garanzia con contestuale chiusura delle indagini e 15 misure cautelari nei confronti dei dipendenti dell’Asp e dell’Azienda Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, adesso arriva la “stangata” della commissione straordinaria dell’Azienda sanitaria provinciale. La triade commissariale, composta da Luisa Latella, Franca Tancredi e Salvatore Gullì, ha deliberato la sospensione dal servizio di tre dipendenti con contestuale stop allo stipendio. Ma andiamo per gradi. L’11 settembre  arriva sulla scrivania dei commissari una nota della Procura e quattro giorno dopo, per l’esattezza il 15 settembre, una documentazione da parte del  Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza , i cui contenuti, in base a quanto si legge nella delibera, sono ritenuti dai commissari di particolare gravità.

Provvedimenti disciplinari riaperti

Nel provvedimento viene disposta non solo l’immediata sospensione cautelare dei tre dipendenti con l’azzeramento dello stipendio, fino alla conclusione della procedura disciplinare attivata con la delibera, ma è prevista la trasmissione dell’atto all’Ufficio competente per la riapertura dei procedimenti nei confronti degli stessi impiegati. Si aggrava quindi la posizione degli indagati, sotto inchiesta a vario titolo per truffa ai danni di un ente pubblico e di attestazione fraudolenta della presenza, se si considera, inoltre, che la triade commissariale ha dato mandato alla Gestione Risorse Umane di provvedere all’immediato recupero delle somme nei confronti di ben 55 dipendenti interessati dagli accertamenti svolti dalla Guardia di finanza. Nell’inchiesta vengono documentati, attraverso le risultanze dei sistemi di videosorveglianza, 2100 episodi di assenteismo, di ingiustificato allontanamento dal posto di lavoro e di falsa attestazione della presenza per un totale di 1800 ore di servizio non effettuate.

L’allegra gestione dei badge

Secondo le ipotesi accusatorie c’è chi si allontanava dal posto di lavoro senza timbrare il cartellino per andare al bar, dal fioraio, a fare la spesa o a comprare le pizze, chi invece a lavoro non ci andava proprio, ma risultava ugualmente in sevizio grazie all’amico compiacente a cui l’assenteista aveva lasciato il marcatempo, provvedendo a beggiare entrata e uscita al suo posto e chi paradossalmente si spostava dal luogo di servizio per timbrare poi l’uscita nei lettori badge di altri uffici vicini all’abitazione di residenza. Assenze tutte ingiustificate, ma retribuite.

© Riproduzione riservata.

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