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“Casi Covid nascosti” in provincia di Catanzaro, numerose le proteste dei pazienti

Ilario Lazzaro

“Sono risultata positiva al Covid-19 dopo avere effettuato un tampone rapido in farmacia. Avevo un leggero raffreddore e ho deciso di verificare. Da quel giorno, però, non sono mai stata contattata dall’Azienda sanitaria provinciale, non ho ricevuto alcuna ordinanza di quarantena dal Comune di residenza e non ho usufruito di alcun servizio sanitario pubblico. Dopo quindici giorni sono uscita dalla quarantena grazie a due tamponi rapidi negativi che ho pagato personalmente in farmacia”. La testimonianza raccolta dall’Agi è quella di una donna 40enne che vive in provincia di Catanzaro, ma il problema riguarda tantissime persone che hanno vissuto la stessa esperienza. Da tempo, ormai, in provincia di Catanzaro, ma anche in altre aree della Calabria, sono saltati i tracciamenti e sono stati annullati tutti i servizi ai cittadini che si sono contagiati con il virus.

L’iter

L’iter usuale prevede che una volta risultati positivi al tampone effettuato in una struttura privata, scatti una serie di meccanismi che comprendono la segnalazione all’Azienda sanitaria provinciale e l’emissione di un’ordinanza di quarantena da parte del sindaco sia per il soggetto positivo che per le persone conviventi e i contatti diretti. Tutto questo non avviene da diversi giorni. Il meccanismo si è inceppato e il carico di lavoro è diventato ingestibile, anche a causa del personale insufficiente negli uffici dell’Asp. In questo modo si lasciano diverse persone prive di qualunque ordinanza che ne possa limitare i movimenti, ma si cancellano anche i servizi ai cittadini che sono risultati positivi. E i casi non tracciati non sono conteggiati nel bollettino quotidiano.

Nessuna risposta

“Abbiamo provato più volte a contattare l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro attraverso i numeri di telefono presenti sul loro sito internet – racconta Maria – ma non abbiamo mai ricevuto risposta, salvo che in due occasioni in cui l’interlocutore ci ha detto di non essere in grado di darci informazioni per il sovraccarico di lavoro. Siamo stati lasciati soli, mentre la mia famiglia ha dovuto spendere decine di euro per effettuare tamponi a pagamento, visto che non ci hanno mai sottoposto a un tampone molecolare da parte del sistema sanitario regionale”.

“Completamente abbandonati”

Quello descritto dagli utenti è un sistema che si è bloccato a ridosso delle festività natalizie, quando i casi di positività sono aumentati a dismisura. “Nella mia famiglia composta da cinque persone – ha raccontato Giuseppe – siamo risultati positivi subito dopo Capodanno. Lo abbiamo scoperto con un tampone rapido costato 15 euro ciascuno in farmacia, per un totale di 75 euro. Lo abbiamo ripetuto altre due volte nei giorni successivi, spendendo complessivamente 225 euro e solo ieri abbiamo avuto conferma di esserci negativizzati. Nel frattempo, però, siamo stati lasciati soli e mai nessuno ci ha comunicato formalmente la nostra positività o ci ha sottoposto a controlli con un tampone molecolare. Questo virus ti segna sia a livello fisico che a livello psicologico, ma vedersi completamente abbandonati rende tutto ancora più drammatico”

© Riproduzione riservata.

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