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“Casino” Comune Catanzaro, “tutte le verità”: da dove nasce e come finirà

di Danilo Colacino – Ecco come si salva una consiliatura. Guida pratica di Sergio Abramo, divenuto leghista più per necessità che per convinzione, ma ora bramoso di chiudere il conto, sbarazzandosi definitivamente dell’ex amico e alleato di ferro (ma mai…del cuore) Mimmo Tallini.

Un leader, quest’ultimo, subìto dallo stesso sindaco e dai sodali, vecchi e nuovi, di centrodestra che ha finora dettato – facendolo per almeno un paio di decenni – la linea dello schieramento, e forse non solo, a suo piacimento. Fatto che ha sempre indispettito Abramo (il quale mai ha formalmente aderito a Forza Italia forse anche per tale ragione. E buon per lui, perché – scusate il commento ironico – ieri avrebbe dovuto dimettersi…da se stesso in ossequio al diktat di partito determinatosi per uscire dall’Amministrazione in carica con tanto di conseguente defezione di massa).

Ma passiamo subito a vedere i contorni della sfida all’ok corral, che si è inevitabilmente consumata dopo mesi di muro contro muro iniziato all’indomani delle Politiche del 4 marzo 2018, e a seguire le numerose ‘notizie fresche’ di nottata di cui siamo in possesso grazie a non poche, insospettabili, ‘gole profonde’.  

Una storia che parte da lontano con le aspirazioni di Sergio. Il sindaco assiste all’autocandidatura a governatore del collega cosentino Mario Occhiuto e comincia a fibrillare. Perché lui sì e io no, s’interroga. Ma Tallini non può avere un presidente di Regione catanzarese, altrimenti per geopolitica addio per lui alla presidenza del consiglio o – in subordine – al vice-governatorato. Si fa largo, dunque, l’idea di un Abramo sindaco e presidente, ma di Provincia. E così va. Tutto risolto? Nemmeno per sogno. Anzi. Quasi non ci scappa la clamorosa frittata dei franchi tiratori pro centrosinistra e per di più il ‘Sergio Re’ si carica maggiormente, dando peraltro spazio a tanti aventi causa, e pensa: se ho fatto…il bis perché non dovrei programmare il ter?

I sogni son desideri, ma nel caso di Abramo anche condivisi. ‘Vai avanti tu, che mi vien da ridere’. Se il sindaco scalpita fra giravolte e marce indietro, un giorno è con Occhiuto l’altro contro, i fratelli Pino e Tonino Gentile, Piero Aiello e con il tempo Wanda Ferro, ritengono che con lui al vertice possono tornare in auge in terra natia e quindi lo supportano per liberarsi degli scomodi, per loro, Jole Santelli, Occhiuto family e chi se non il ‘Nostro’: Tallini. 

Il piano del centrodestra locale, privo di Fi, prende corpo con l’appoggio del Carroccio e, in quota parte, dei meloniani. Tra il darsi da fare di un ben introdotto affaccendato, amicizie fra parenti di luoghi lontani, e interessi vari – economici e non – si verifica l’impensabile. Capitan Matteo Salvini si innamora del piccolo-grande ‘Sergiun’ (come lo chiamerebbero simpaticamente nelle valli padane), neanche fosse nato nel Varesotto o nella Marca Trevigiana, e cerca di spingerlo alla candidatura a governatore per conto dell’intera coalizione salvo poi fare buon viso a cattivo gioco di fronte al granitico maramèo del Cav, che si mostra irremovibile sulla primogenitura e l’intestazione della scelta calabrese. Niente di compromesso, però. E intanto Abramo appare comunque tangibilmente grato e apre la porta a tanti amici leghisti dei Tre Colli. Una mano lava l’altra, si sa, e tutte e due lavano il viso. 

Lo strappo finale con l’ex nume tutelare Mimmo. Le Regionali sono alle porte. Non si vorrebbe quindi far ‘sgrusciu’, almeno fino a domenica prossima quando finalmente si voterà. Accade, tuttavia, che il caso Gettonopoli (nato da un’inchiesta della Procura a carico di 29 consiglieri comunali su 32) deflagra. Quel ‘ficcanaso’ di Massimo Giletti e la7 ci mettono lo zampino. Apriti cielo: la famiglia Polimeni (il Marco presidente del civico consesso e il padre Lino conduttore) vive una lacerazione interna e quasi si divide, non sopportando l’onta del giovane rampollo ferito nell’orgoglio dagli strali patiti nella Tv di Cairo che però invece di lasciare (come consiglia il vulcanico padre via etere, risentito dalla ‘fellonia’ di Abramo) raddoppia. Sempre al fianco di Sergio, of course. Succede, poi, pure che i fioritiani, seguiti a ruota da Fabio Celia, Roberto Guerriero e Libero Notarangelo, si dimettono. Musica per le orecchie di Tallini che ordina: via la nostra pattuglia di consiglieri e contestuale ritiro della delegazione di Giunta. Abramo, però, incassa e ‘contrattacca’. 

L’accorduni SalvaAbramo. Il sindaco un po’ vacilla. Sì, proprio lui, il pugnace eroe di mille battaglie (elettorali) ha accusato il colpo. Ma si mette subito al lavoro, a iniziare dalla chiamata a Sergio Costanzo che pur di far dispetto all’ex capo Tallini terrebbe anche Palazzo De Nobili sulle spalle come Atlante reggeva il mondo. Risposta dell’omonimo? Chi è con me, sarà con te. Ma sorge intanto un problema mica da scherzare. Il leader di Fare per Catanzaro appoggia apertamente un candidato del Pd alle Regionali (il citato Notarangelo) che pare nel frattempo riceva a sua volta una telefonatina abbastanza perentoria da una sede ubicata in una certa Via del Nazareno a Roma, annunciando quindi subito dopo le dimissioni via social. Un caso? Mah, chissà! Poco male, ancora, per il Sergio suo sostenitore che sembra fino a domenica si orienterà per chiedere i voti soprattutto a quelli di centrosinistra salvo lunedì tornare a Destra. Sì, esatto, in un’Amministrazione che neppure nel breve periodo di sindacatura dell’ex missino Michele Traversa era così…decentrata. A quanto ne sappiamo dovrebbe tuttavia garantire un mero appoggio esterno, senza dunque nulla in cambio. E vedi pure. 

Le mosse e il futuro di Abramo. Sì vendetta, tremenda vendetta’. Il sindaco piccato avrebbe studiato un comunicato contro l’iniziativa di Forza Italia. Fatto che segnerebbe una frattura insanabile fra lui e i maggiorenti azzurri. Spazio inoltre allo scouting – dicono i soliti rumors – di consiglieri di centrodestra asseritamente dimissionari, in particolare di quelli con stretti congiunti in strutture istituzionali varie; con un posto di lavoro in altra sede, mantenuto in virtù dell’aspettativa concessa per lo svolgimento del mandato da espletare; con una sensibilità tale da spingerli a minacciare querela, per essere stati inseriti nell’elenco di chi vuol dare forfait alla permanenza in assemblea, e così via. Ma il condizionale è d’obbligo. Così come per la notizia relativa alla promessa di un seggio senatoriale nella Lega assicurato ad Abramo. Una scelta che gli consentirebbe di restare…in sella in Comune e in Provincia, non potendo più andare in Regione da esterno dopo il casino successo, fino alle Politiche e per sei mesi successivi all’eventuale vittoria personale con la possibilità di esercitare la facoltà di…opzione. Uno scenario a cui brindano delfini e peones cittadini assortiti – un po’ meno aielliani e gentiliani candidati alla Regione, a rischio ostracismo dal probabilissimo (sondaggi alla mano) Esecutivo Santelli – ma al quale si sono pure di fatto uniformati i consiglieri (numericamente decisivi per gli sviluppi della situazione) finora non manifestatisi: Enzo Ciconte, Lorenzo Costa ed Eugenio Riccio, su tutti. Sarebbe allora interessante conoscerne il parere sul delicato argomento. Curiosità da giornalisti. Tutto qui. 

Abramo pronto ad affrontare il fuoco di fila dei media nazionali. E che non si dica che l’affettuoso Sergio non si cura dell’adorato figlioccio Marco. Altro che vergognarsi come suggerisce su Facebook papà Polimeni (quello biologico) per aver lasciato solo il pargoletto. Falso. Voce dal sen fuggita (Lino caro!), perché il gesto riparatore è stato meditato da giorni e Sergio (cuore di genitore) offrirà il suo petto a Giletti, Cecchi Paone, Telese, De Girolamo e l’intero cucuzzaro pur di riabilitare (televisivamente parlando, s’intende) il giovane presidente. Tutto è bene, ciò che finisce bene, insomma. Amen. 

 

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