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Caso Pagliuso, il gup di Catanzaro assolve due avvocati (NOMI)

di Gabriella Passariello- Si chiude con due assoluzioni il processo che ha visto imputati l’avvocato Antonio Larussa per procurata inosservanza della pena, favoreggiamento personale e violenza privata aggravata dalla mafiosità, e la collega Tullia Pallone, accusata solo di favoreggiamento personale. Il gup del Tribunale di Catanzaro Paola Ciriaco ha scagionato i due legali come richiesto dagli avvocati difensori Francesco Gambardella per Larussa e Giuseppe Spinelli per Pallone. Il pubblico ministero Elio Romano , invece, al termine della requisitoria il 20 febbraio scorso aveva invocato per il primo tre  anni di reclusione e un anno per la Pallone, richiesta alla quale si erano associati le parti civili, costituite dai familiari del noto penalista Francesco Pagliuso, ucciso il 9 agosto del 2016, l’avvocato Salvatore Staiano per Giovanni Pagliuso, Rosa Grandinetti e Mattia Albanese, rispettivamente, papà, mamma e nipote; l’avvocato Nunzio Raimondi per Giovanni Leonardo Maria Pagliuso, Angela Rita Pagliuso e Antonio Folino, rispettivamente figlio, sorella e cognato; l’avvocato Marcello Manna per la Camera penale di Lamezia Terme; l’avvocato Bonaventura Candido del foro di Messina, vice presidente della Camera penale di Messina, nonché segretario del Consiglio di disciplina distrettuale per Antonella Pagliuso (che si è costituita per un centesimo di euro) e Antonella Di Vasto,  rispettivamente sorella e  moglie dell’avvocato Pagliuso.

ll favoreggiamento

Secondo la Dda di Catanzaro, Larussa avrebbe aiutato Daniele Scalise, latitante, a sottrarsi alle ricerche dell’autorità. Lo avrebbe accolto nel proprio studio legale in più occasioni e in una di queste, avrebbe convocato anche l’avvocato Francesco Pagliuso, già difensore di Scalise, scatenando la contrarietà dello stesso legale, che avrebbe abbandonato lo studio nel momento in cui si sarebbe reso conto che Scalise non si trovava lì per costituirsi alle Forze dell’ordine.

Procurata inosservanza di pena

Larussa avrebbe aiutato Daniele Scalise a sottrarsi all’esecuzione della pena determinata da più reati  concorrenti: estorsione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Provvedimento di esecuzione emesso dalla Procura generale della Corte di appello di Catanzaro  il 13 marzo 2012, “in relazione al quale Scalise era latitante formalmente dal 17 marzo 2012 sino al 20 marzo 2013”.

Violenza privata aggravata dalla mafiosità

Larussa, secondo le ipotesi accusatorie,  in concorso morale con Pino Scalise, (e Daniele Scalise, Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo, uccisi nella faida che ha interessato le ‘ndrine delle zone montane di Lamezia, quali Decollatura e Soveria Mannelli), avrebbe prospettato agli appartenenti alla ‘ndrangheta lametina lo scarso impegno professionale da parte del collega Pagliuso e una serie di errori nella linea difensiva, nell’ambito di un processo che vedeva Scalise imputato a Cosenza  per il reato di truffa. L’avvocato Larussa, che nel frattempo era diventato codifensore di Scalise avrebbe, inoltre, lamentato agli stessi la mancata consegna  delle carte processuali, contribuendo, tra l’altro, a far sì che alcuni di loro costringessero “con violenza  e minaccia di morte a mano armata”  l’avvocato Pagliuso a seguire una determinata linea difensiva, dopo che gli stessi l’avrebbero incappucciato, condotto in un bosco, malmenato e trascinato  di fronte ad una buca scavata con un mezzo meccanico, minacciato di essere scaraventato in quella buca, senza che il suo corpo potesse più essere ritrovato.

Il ruolo della collega Pallone

Secondo le ipotesi di accusa Tullia Pallone, che risponde di favoreggiamento personale, avrebbe aiutato il collega ad eludere le attività di indagine, riferendo circostanze non veritiere alla pg operante su quanto accaduto nello studio dell’avvocato Larussa in occasione dell’incontro con Pagliuso e Scalise. Accuse crollate alla luce del verdetto del giudice, le cui motivazioni verranno depositate nel termine di novanta giorni.

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