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“Caso Piacenza”, forse un legame tra Montella e le ‘ndrine di Platì

Dagli atti dell’indagine di Piacenza sulla caserma dei carabinieri ‘Levante’ emergono i possibili legami tra uno degli arrestati, l’appuntato Giuseppe Montella, e i traffici della ‘ndrangheta calabrese.
Uno scenario che, come anticipato dal Giornale, ha portato il procuratore della città emiliana, Grazia Pradella, a inviare le carte alla Direzione distrettuale antimafia di Milano.

Il trojan installato sul cellulare di Montella, ritenuto il capo carismatico del gruppo di carabinieri accusati di arresti illegali, torture e spaccio, svela i riferimenti alle famiglie calabresi.

Durante un viaggio sulla sua Audi A4, Montella e il giovane pluripregiudicato Daniele Giardino discutono di “erba e coca” facendo continui rimandi ai “calabresi coi pezzi grossi”.
“Io ho fatto un unico viaggio – dice Montella – e so’ apposto, in settimana così faccio il viaggio…ne faccio un unico perché se riesco vengo a prendere sia l’erba che la droga”. E Giardino si rallegra: “M’ha messo nei contatti potentissimi, fraté, mi ha fatto diventare qualcuno!”. A chi i due si riferiscano non è chiaro dalle carte ma è oggetto delle indagini da parte degli investigatori.

L’Audi conclude il suo viaggio a Gaggiano, nel Milanese, in un territorio fortemente infiltrato dalle cosche, dove c’è un capannone di proprietà di tale Francesco Romeo, nato a Platì nel 1985, incensurato. Nella carte di ‘Quadrato 2’, recente indagine della Dda, c’è un Francesco Romeo con la stessa data di nascita e la stessa residenza del titolare dell’azienda proprietaria del capannone.

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