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Caso Santapaola: “Sono uno straccio, mi alleno da solo”

“Sono uno straccio, mi alleno da solo e senza una squadra almeno fino a fine anno”. Pietro Junior Santapaola è una promessa del calcio italiano, ma il cognome e l’ottusità di un manager sembrano volerlo ricacciare indietro, nel passato più buio della storia d’Italia, quello degli omicidi mafiosi. Il Cosenza Calcio lo ha rilevato a gennaio dal Messina, inserendolo nella sua formazione Primavera. Era stato un bell’acquisto, importante per una una squadra come il Cosenza, che ambisce a restare in serie B. L’annuncio dell’arrivo del “lupacchiotto” Santapaola, 17 anni, era stato dato il 28 gennaio scorso. Oggi, per la stessa società che lo acclamava, Pietro Junior sarebbe un “mafioso”, perché il padre, parente del boss catanese Nitto Santapaola, è stato condannato in primo grado a 12 anni per fatti di mafia. “Il 3 marzo scorso – racconta all’Agi – mi chiama il direttore per farmi sapere che secondo il presidente sono un mafioso. Mi dice: ‘ti dobbiamo sospendere’. Il mister ha preso le mie difese, ma non c’e’ stato nulla da fare. Adesso spero che la Lega intervenga, con la squadra, con uno svincolo”.

La denuncia

Alla Lega di serie B si è rivolto l’avvocato del padre di Pietro, sporgendo una denuncia, presentata anche ai carabinieri, alla Procura di Cosenza, alla Figc, alla Procura federale. “Quando il padre di Pietro venne condannato – spiega all’Agi Salvatore Silvestro – Pietro Junior non era neanche nato. Al ragazzo non è mai stata inflitta neanche una multa per divieto di sosta o perchè è passato con il rosso. La mamma è laureata, la sorella sta studiando per una seconda laurea: il nucleo familiare è sano”. A rivolgersi all’avvocato Silvestro era stato il padre di Pietro Junior: “Mi chiedo e Le chiedo – ha scritto in una lettera al presidente del Cosenza Calcio, Eugenio Guarascio –  se possa considerarsi legittimo frenare le aspirazioni di un ragazzo come Pietro Junior che con sacrificio ed abnegazione sta cercando di inseguire il suo ‘sogno’ che è anche quello di affrancarsi dal peso delle ingombranti parentele attraverso il gioco del calcio a cui da anni si è dedicato anche sacrificando gli affetti familiari”.  Sia Guarascio che la società non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Pietro Junior Santapaola, per il momento, può solo contare sulla solidarietà che arriva da colleghi, amici e dai social. “Sono contentissimo – dice – perche’ mi vogliono tutti bene”. Quel che manca, però , è una squadra, e un sogno in cui credere ancora

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