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Caso Spirlì, petizione online per il suo allontanamento dalla Giunta regionale

incarico Spirlì

Sono già centinaia le persone che stanno partecipando a una petizione online per chiedere alla presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, l’allontanamento dalla giunta dell’assessore Nino Spirlì. Le sue dichiarazioni durante durante una kermesse organizzata dalla Lega a Catania, in vista del processo a Matteo Salvini sul caso Gregoretti, hanno alzato un polverone. E le difese della governatrice sembrano non aver sortito alcun effetto sui calabresi.

“Quello che è avvenuto a Catania – scrivono – costituisce una delle pagine più buie e tristi della politica calabrese degli ultimi anni. Il vice-presidente della giunta regionale Nino Spirlì, in un suo mesto e imbarazzante discorso, ha più volte utilizzato termini offensivi come “fr*cio, ne*ro, ricc*ione” con totale tranquillità e naturalezza. Le sue affermazioni discriminatorie non offendono solo le minoranze, che ha etichettato con questi appellativi oltraggiosi, ma tutti i cittadini calabresi che da un uomo delle istituzioni si aspettano quel senso di disciplina e onore, che l’art.54 della Costituzione impone ai suoi funzionari”.

“La libertà, da lui rivendicata, di utilizzare queste offese – continuano –  è in evidente contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza, tolleranza e tutela delle minoranze. In Calabria e soprattutto in giunta regionale, non può essere dato spazio a persone che ricorrono ad epiteti ingiuriosi e ad argomentazioni razziste, omofobe e xenofobe. Eliminare quelle parole dal lessico comune non significa imbavagliare i cittadini o limitare la libertà di espressione, ma serve a garantire e a tutelare la dignità di qualsiasi individuo (qualunque sia il colore della sua pelle, il suo orientamento sessuale o la sua etnia)”.

“Spirlì – proseguono – riferisce che quelli che verranno dopo non avranno testimonianza di quello che era vero. Da giovani calabresi vogliamo rassicurare il vicepresidente: avremo sempre salde in mente le testimonianze di chi ha lottato contro le discriminazioni e di chi si è battuto per riconoscere parità di diritti. Di sicuro i suoi discorsi, dopo questa dovuta indignazione generale, saranno condannati alla damnatio memoriae che si meritano. Questa è la fine di chi, invece che costruire un futuro più prospero per la sua terra, rievoca dispute appartenenti al passato e diffonde un clima d’odio e di alterco. Ricordiamo all’equilibrato signor Spirlì che lui è l’assessore alla Cultura e non alla cultura dell’odio”.

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