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Catalfamo indagata in “Helios”, i meetup calabresi: «Ritrovi dignità e si dimetta»

Gli attivisti calabresi di Cinquestelle hanno ben pochi dubbi: il neoassessore a Infrastrutture e Trasporti Mimma Catalfamo, indagata per associazione a delinquere semplice (ha smentito lei stessa “avvisi” successivi per l’aggravante mafiosa) nell’àmbito dell’inchiesta “Helios” della Dda di Reggio Calabria, deve dimettersi “senza se e senza ma”.

«Ma chi se l’aspettava questa terribile notizia che un assessore della giunta Santelli potesse essere indagato? A dire il vero, tutti – si legge in una nota diramata congiuntamente dai meetup Reggio 5 Stelle, Magna Grecia 5 Stelle, Palmi, Istmo 5 Stelle-Girifalco, Catanzaro, Squillace, Attivisti 5 Stelle Soverato, Attivisti in Movimento Borgia, Vibonesi in Movimento, 5 Stelle Pizzo, Crotone in Movimento –. Tutti i calabresi, già alla formazione delle liste per le elezioni regionali dello scorso 26 gennaio, intuivano l’attitudine affaristica e connivente del corpo politico dato per vincente (il cdx), uno schieramento che avrebbe operato sotto l’influsso di pupi, ominicchi e quaquaraquà – affermano dai meetup calabresi del M5S –. Poi, come spesso accade, la realtà ha superato l’immaginazione e ci siamo trovati ad assistere alle performances quasi circensi dei vari Santelli, Spirlì, Tallini e di tante altre preziose risorse umane pubbliche (Pallaria) e nascoste ma poi non più di tanto, già presenti nel palazzo della Regione Calabria. Risorse come il consigliere regionale Creazzo di FdI, che, eletto nella provincia di Reggio Calabria, dopo un mese dalle elezioni è stato arrestato per mafia».

Ecco perché, spiegano, «noi, come attivisti del M5S, chiediamo a gran voce le dimissioni dell’assessore Catalfamo, amministratore che appare indegno del suo ruolo e della sua funzione, una richiesta precisa e decisa da parte di chi come il M5S ha fatto dell’onestà un principio fondamentale, qualificante ed imprescindibile del modo di fare politica e gestire la cosa pubblica. Una vera ed innovativa forma di sostegno moralizzatore assolutamente necessario in un momento difficile come questo, per sostenere il paese. Quindi alla luce dei fatti, che la Catalfamo si dimetta! E lo faccia anche in fretta», è l’invocazione della “base” pentastellata. «Noi attivisti del M5S lo chiediamo a lei e al presidente Santelli, sperando che da entrambe parta un input prezioso di dignità che giovi a loro e ridia credibilità e rispetto all’Istituzione che rappresentano. Tutti noi, speriamo in un atto che sia di esempio, perché come calabresi abbiamo sete di un governo regionale che sia degno di rappresentare la parte sana, nobile e guerriera della Calabria e non certamente di quella insana, affarista e speculativa che vivacchia sulle spalle dei cittadini onesti. La parte della Calabria che non si inchina al passaggio degli “Anciuini”, che non si butta faccia a terra davanti agli spagnoli, che non bacia le mani, che non strizza l’occhio al malaffare, che non questua e non si vende, che ha coscienza di sè e ha orgoglio delle sue radici».

Al di là del capitolo-“Helios”, affermano i meetup, il nodo è che «noi vogliamo finalmente una Calabria che vuole assolutamente arricchire il suo “capitale reputazionale” (cit. F. Aiello) e vuole partecipare in modo equo, solidale e corretto alla condivisione dell’immenso patrimonio regionale fatto di storia, cultura, tradizioni e tanta onestà… quella che purtroppo manca oggi nei palazzi del potere. È imperativo dare un senso alla targa affissa all’entrata di Palazzo Campanella a Reggio Calabria su cui è inciso “Qui la ‘ndrangheta non entra”».

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Mirko
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