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Catanzaro Calcio Femminile, intervista a Giusy Dardano

di Antonia Opipari – Nell’era delle pari opportunità e degli uguali diritti tra uomo e donna, c’è ancora chi crede che alcuni sport non possono essere praticati dal gentil sesso. Uno di questi è il calcio. Eppure anche qui in Calabria, nonostante siano ben poche, le realtà calcistiche femminili esistono e le giocatrici sono giovani, brave e talmente appassionate da fare invidia ai Ronaldo di turno. Ecco perché oggi voglio cominciare il mio viaggio nell’universo calcistico delle donne calabresi con un’atleta che è cresciuta e vive a Sellia Marina (Cz) e che gioca tra le fila della squadra femminile del Catanzaro Calcio. Lei è Giusy Dardano. La prima domanda che le pongo non può non essere: a che età hai cominciato a giocare a pallone ed in quali circostanze? «Ho iniziato a praticare il calcio all’età di 7 anni. Ricordo mio zio che si impegnava molto a farmi giocare ed a non farmi perdere una partita dell’inter! Per me era tutto un grande sogno e lo volevo realizzare ad ogni costo, nonostante avessi solo 7 anni e non avessi capito nulla della vita, sapevo che da grande sarei diventata una calciatrice e l’ho fatto. Anche se quel sogno l’ho realizzato, è vero, finora l’ho fatto solo a metà; quello che verrà dopo lo vedremo insieme. Del calcio m’incuriosiva tutto, sono un’ottima osservatrice ancora adesso e, più vado avanti più mi rendo conto di come questo sport non smetta mai di sorprendermi. Permettimi anche di ringraziare Mister Checco, che è colui che mi ha fatto arrivare fino a qui, che mi ha resa migliore di quel che ero e che mi ha portata sulla strada che sto seguendo ora».

Cosa ti piace del calcio? «Di questo sport amo l’unione che si forma con le altre ragazze e con le persone esterne. Amo il gioco di squadra, perché sai che in quel rettangolo verde ci sono undici persone che si battono per lo stesso obiettivo e si aiutano a vicenda, cosa che fuori da lì raramente si vede oggi… o meglio non si vede proprio! Per me il  calcio è anche questo: insegna il rispetto e l’intesa con le persone in rapporto alla quotidianità. E poi di questa disciplina sportiva amo anche la speranza, dal momento che nessuno smette mai di crederci e, anche quando si prendono i gol si continua a lottare fino alla fine. Amo ogni singolo gesto compiuto. Per gli altri sembra un giochetto ma non è così».

Cosa significa essere una giovane calciatrice di Serie C? «Vuol dire avere una grande fortuna nelle mani, una porta aperta a tante emozioni e una strada con parecchi ostacoli da seguire che ti disegna il futuro. Per questo dobbiamo crederci tanto e mai dare per scontato tutto ciò, tanto meno quello che ci dice il mister e gli altri dirigenti».

Dunque il calcio è o no uno sport per donne? «Il calcio è uno sport per tutte le persone a cui piace. Non c’è differenza di sesso e non sta scritto da nessuna parte che solo gli uomini possano giocarci! Noi donne possiamo praticarlo tranquillamente, anche perché alle volte abbiamo più grinta degli uomini: noi quando facciamo una cosa dobbiamo farla bene e vi assicuro che nessuno ci ferma!». Vero.

Come vedi il tuo futuro? « Ci penso spesso e sono assai speranzosa; credo molto nel team delle aquile ma non posso certo dire che tutto sia certo. L’importante è tenere la testa alta e non darsi mai per vinte. Di una cosa sono sicura: rimarrò nella mia città, non la lascio sola».

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