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Celia: “Abramo sai che fa? Taglia il nastro e manda la pubblicità”

Fabio Celia catanzaro

“Abramo sai che fa? Taglia il nastro e manda la pubblicità”. A parafrasare il noto slogan, con tanto di simpatico jingle musicale, di una famosa trasmissione Rai di grande successo, in onda dal ’90 a oggi, è stato il consigliere comunale di Fare per Catanzaro Fabio Celia che ha preso spunto dal recente servizio su Catanzaro del programma di approfondimento di La7 Di Martedì, condotto da un campione del giornalismo italiano quale Giovanni Floris, per diramare un comunicato stampa…al vetriolo nei confronti del sindaco Sergio Abramo. Le telecamere della tv di Urbano Cairo hanno in particolare stigmatizzato l’infima qualità dell’acqua che esce da molti rubinetti del capoluogo, per giunta sotto lo sguardo stranito (eufemismo!) dell’economista Carlo Cottarelli.

E a riguardo Celia si scatena: “Abbiamo fatto davvero una bella figura in diretta nazionale. Grazie sindaco. Complimenti, non c’è che dire. Ma chissà se la macchina della propaganda di Abramo riuscirà anche stavolta a dire che la sostanza, dal colore simile a birra per essere gentili, è il segnale della necessità di un futuro ritorno dell’amico Sergio al vertice della Sorical. Già, è proprio così, perché ce lo immaginiamo mentre, nel suo consueto stile, con assoluto candore esclamerebbe davanti ai giornalisti ‘non sapevo niente. Non mi avevano avvisato. Adesso che però ho visto e so tutto, vado alla Sorical e risolvo il problema”. Il rappresentante di Fare per Catanzaro è dunque caustico, oltreché sarcastico, nel commentare il lavoro di un sindaco caratterizzato – secondo lui – più da annunci e slogan che da fatti concreti.

Un punto chiave nel ragionamento del componente del civico consesso, che rincara la dose antiabramo: “L’elenco delle incompiute o, a essere più precisi e lessicalmente corretti, delle strutture inaugurate in pompa magna e poi abbandonate è davvero pletorico. Una insopportabile giaculatoria che va dal parcheggio del Politeama ad alcuni parchi pubblici, dall’ascensore di Bellavista a una significativa parte del porto di Lido. Tutti emblemi, pur a vario titolo, di una finta capacità di cambiare il volto della città, abilmente dissimulata dai tanti interessati trombettieri di regime. E che dire dell’abile dote di buttarla in caciara, talvolta dando la colpa a chi lo ha preceduto nell’incarico talaltra alla Regione o al Governo se di segno opposto alla maggioranza da cui è sostenuto. In altri termini – ha proseguito – così come la vittoria ha molti padri, mentre la sconfitta è orfana, nella narrazione proselitista del plenipotenziario plurisindaco, nonché presidente della Provincia, i meriti sono interamente suoi, le colpe a totale appannaggio degli altri”.

Ed è proprio quest’ultima considerazione che fa trasecolare Celia che si interroga su tale dato nella parte conclusiva della nota: “L’aspetto che più mi lascia perplesso è relativo a un Abramo avvezzo a un comportamento del genere, parziale e fazioso, il quale però in consiglio comunale invoca spesso l’onestà intellettuale degli avversari, mostrandosi convinto di quanto asserisce. Mi riferisco alla capacità di riconoscere qualità e successi del rivale. Fatto che mi ricorda il modus operandi dei vecchi venditori porta a porta di enciclopedie, i quali pur di piazzare il loro articolo erano in grado di sciorinare un campionario infinito di belle frasi. Ecco, il buon Sergio agisce in modo analogo. Mette un bel fiocco a ogni cosa che vuol propinarti, anche se la merce offerta è guasta”.

Redazione Calabria 7

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