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Catanzaro, Fiorita e quella maggioranza che ancora non c’è: scatta l’ora della responsabilità

rischio idrogeologico

di Mimmo Famularo – La maggioranza che sostiene Nicola Fiorita è sempre più risicata complice anche qualche assenza forzata e il Consiglio comunale di ieri ha fatto nuovamente squillare il campanello d’allarme. Una semplice variazione di bilancio è passata con un solo voto di scarto con il gioco delle astensioni e con l’aiutino di qualche consigliere di minoranza. Il sindaco parla di blitz fallito e attacca l’opposizione accusandola di irresponsabilità e ipocrisia. C’è chi accusa il primo cittadino e il suo “cerchio magico” di “mercato delle vacche”, chi parla di “sciatteria” istituzionale e chi mette in evidenza un sostanziale “immobilismo” nell’azione amministrativa. Da una parte e da un’altra non si può non essere d’accordo su un punto: è l’ora della responsabilità. Un concetto che il centrodestra declina con la necessità di fare “una scelta di campo”. La domanda alla quale tutti dovrebbero dare una risposta chiara e oggettiva è però la seguente: si può amministrare la città in questo modo? La risposta è no. Catanzaro si ritrova quindi al bivio: o Fiorita trova una maggioranza solida e leale tra i banchi del Consiglio comunale o è meglio tornare alle urne perché non si può amministrare rimanendo sotto scacco di minuscoli gruppi di potere.

Come allargare la maggioranza

Per uscire dall’ingovernabilità mai come in questo momento è fondamentale la politica e l’unico partito che rappresenta la maggioranza a sostegno di Nicola Fiorita è il Partito democratico. Il suo ruolo deve tornare centrale a discapito di movimenti e associazioni che non rappresentano nulla al di fuori del Sansinato. Tocca ai dem rimettersi al comando della coalizione per creare effettivamente quel “campo largo” teorizzato da Enrico Letta e Francesco Boccia ma mai effettivamente messo in pratica. I presupposti per farlo ci sono tutti. Basta guardare non a sinistra ma al centro dove siedono Valerio Donato e Gianni Parisi, ma anche Giorgio Arcuri e Stefano Veraldi. Il dialogo era già in atto e, al netto di quanto accaduto nel pomeriggio di ieri, resta l’unica via da seguire per garantire quella governabilità di cui ha disperatamente bisogno Catanzaro. D’altronde il voto in Consiglio comunale ha fatto venire fuori un altro dato: la minoranza non è compatta. C’è una destra-centro che va da Fratelli d’Italia alla “nuova” Forza Italia rappresentata da Polimeni con in mezzo tutto il gruppo che risponde a Filippo Mancuso e, poi, esiste un centro moderato, l’universo di “Rinascita” che fa capo a Valerio Donato e che politicamente è vicino alle posizioni di Calenda e Renzi. Il paradosso è che il segretario provinciale di Azione Raffaele Serò è già organico alla maggioranza di Fiorita ed è considerato un “fedelissimo” di Antonello Talerico. E’ in questo contesto che può nascere un nuovo asse in grado di togliere Catanzaro dall’immobilismo e dal pantano nel quale è finita per colpa di quell’anatra zoppa che favorisce interessi di bottega. Il Pd è l’intermediario che potrebbe mettere allo stesso tavolo il sindaco Fiorita e due ex candidati alla poltrona di primo cittadino, Donato e Talerico. Per il bene di Catanzaro e dei catanzaresi stufi delle beghe politiche e bisognosi di rivedere risplendere una città altrimenti destinata al crepuscolo definitivo. Altro che rinascita o cambiamento.

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