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Catanzaro, la città e i suoi intrecci regionali e nazionali. Abramo come Prometeo…incatenato!

Comune Catanzaro

di Danilo Colacino – Se invece di essere giornalisti, facessimo satira, potremmo parlare di un Sergio Abramo in versione Prometeo: incatenato a Palazzo De Nobili – e a quello di Vetro – dal suo desiderio di rubare il fuoco agli Dei (ovvero di andare a fare il governatore a dispetto di piani romani forzisti incentrati su una figura cosentina).

E già, perché pur amando molto il Sergiun – leghista alla…bisogna – il ruolo di sindaco (e la connessa posizione, diciamo così, di presidente della Provincia) potrebbe in questa fase storica dover espletare tali funzioni solo per non abbandonare la pletora di aventi causa che ha un’unica mission: non mollare la poltroncina, ina ina, fino al 2022.

Poi tanto, con l’aria di centrodestra che tira in Calabria e nel Paese, Dio vede e provvede. C’è un grosso guaio, però.

Una Spada di Damocle bella pesante, vale a dire la possibile tramutazione (decisione esclusivamente demandata all’autorità giudiziaria, ci mancherebbe) degli avvisi di garanzia per Gettonopoli in altrettanti rinvii a giudizio.

Circostanza che renderebbe il consiglio comunale del capoluogo – in quell’evenienza, al netto delle surroghe dei membri dimissionari, ancora con uno scarso 90% circa dei componenti sotto processo dopo il vaglio di un giudice terzo – una sorta di unicum.

Un sistema da studiare, insomma, oltre ogni record perfino in rapporto ai tempi bui di Mani Pulite.

Altro che “clamore mediatico e scandalismo” di Non è l’Arena. Se si andasse avanti in quelle condizioni ci sarebbe, probabilmente, una trasmissione nazionale al giorno sul cosiddetto Caso Catanzaro.

E Abramo, da amministratore scaltro e intelligente, lo sa bene. Il problema è che deve fare buon viso a cattiva sorte, tirando la carretta per almeno un anno, altrimenti i sodali chi li sente.

E pensare peraltro che il Nostro, lo ribadiamo, neppure farebbe carte false per collocarsi in Parlamento (prospettiva prossima ventura più probabile nella parabola politica abramiana), perché da deputato o senatore perderebbe la possibilità di svolgere quel lavoro quotidiano ormai per lui parte integrante della vita stessa.

Senza inoltre dimenticare che per il Sergiun non c’è alcuna impellenza economica tale da rendere un ‘ragguardevole stipendio’, da membro di una delle due Camere, assai appetibile. Alla luce di quanto abbiamo spiegato in precedenza, però, serve comunque la via di…fuga. Capitolina, intendiamo.

La stessa a cui, pur da angolazioni e per motivi completamente diversi, potrebbe aspirare il solo vincitore – numeri alla mano – del centrosinistra locale alle recenti Regionali: Sergio Costanzo, che fa tuttavia sapere di non aver alcun contatto con l’omonimo primo cittadino per la formazione di nuove Giunte o maggioranze alternative in Municipio.

E, anzi, nel momento in cui gongola per la vittoria del suo qualificato neo-rappresentante Libero Notarangelo (divenuto tale dopo l’esclusione personale dalla lista del Pd per l’Astronave reggina), un successo in verità ottenuto in un frangente per lui obiettivamente difficile e con pochissimi ‘grandi elettori’ al fianco, si rammarica per le ulteriori spaccature nel centrosinistra locale, che corre il serio rischio di una ‘polverizzazione’ in termini di consensi e radicamento territoriale.

Al di là di tutto, però, sempre il leader di Fare per Catanzaro ripete che nulla c’entra, ad esempio, con la ventilata operazione Giovanni Merante presidente del civico consesso.

E sarà vero, anzi lo è, considerato che il diretto interessato sostiene intanto di essersi tirato indietro di fronte a tale, pur lusinghiera, proposta; di non gradire quello che secondo lui sarebbe il gioco di farne il nome per ‘bruciarlo’, e di consigliare a “stampa amica” di non “appiattirsi” sulle posizioni di un editore pur degno di stima.

Tutto chiaro, allora.

 

 

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