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Catanzaro, la processionaria sta devastando “Villa Pepe”

Lancia l’allarme, l’ennesimo, Aurelio Tuccio, l’architetto che dal 2010 si rivolge negli anni ai vari sindaci di Catanzaro ed al Corpo Forestale dello Stato per il problema rappresentato dalla processionaria del pino, la quale sta devastando gli enormi pini di “Villa Pepe”.

Il lepidottero  va distrutto subito, in quanto provoca gravi danni alla salute di uomini, animali e alberi.

“Dopo brevi interventi – denuncia l’architetto – calata l’attenzione di stampa e giornali, la processionaria di Catanzaro cade nel dimenticatoio.

Così, periodicamente torna alla carica, viste le decine di nidi cotonosi e le file indiane di bruchi che, in questi giorni scendono a terra dai tronchi, oppure cadono su auto e marciapiede. In quest’ultimo caso, i passanti, calpestandole, portano dentro casa, sotto le scarpe, i letali peletti.

La “Thaumetopoea pityocampa” -prosegue- è una farfalla defogliatrice che compie una generazione all’anno e depone anche 300 uova raggruppate prevalentemente sul “Pinus nigra” ma anche su altre specie.

I rischi di questo temibile parassita – sottolinea Tuccio – non riguardano solo la sopravvivenza dei pini, quanto pure le persone e i cani che frequentano “Villa Pepe” e le zone circostanti.

Infatti i peli delle larve, urticanti e velenosi, facilmente si possono disperdere nell’ambiente poiché si staccano anche per il vento. Una volta a contatto con mucose e pelle vi si ancorano con piccoli uncini rilasciando istamina che provoca forti reazioni allergiche.

Si va dalle eruzioni cutanee dolorose, al forte prurito, alla grave congiuntivite, irritazione e difficoltà respiratorie, e infiammazione delle mucose della bocca e dell’intestino, salivazione, vomito, dolori dell’addome in caso di ingestione.

Nei casi più gravi -aggiunge- potrebbero instaurare addirittura uno shock anafilattico soprattutto in soggetti particolarmente sensibili.

I cani, invece, annusando la terra, possono ingerirne i peli con conseguenze spesso gravi: febbre, vomito, diarrea e improvvisa forte salivazione che può portare all’ingrossamento della lingua fino a soffocare l’animale o a necrotizzare i tessuti.

Il debellamento della processionaria – evidenza ancora Aurelio Tuccio – è un affare complesso, richiede numerosi interventi in diversi momenti dell’anno: dall’asportazione alla bruciatura dei nidi prima della schiusa a trattamenti preventivi nell’autunno con irrorazioni a base di un larvicida biologico che uccide le larve quando queste sono ancora giovani, o ad installazione di trappole feromoniche per catturare le farfalle maschio.

Il Comune -conclude l’architetto- già in passato informato varie volte, per legge, dovrebbe attivarsi, poiché la lotta alla processionaria è resa obbligatoria dal D.M. 17/04/98 che all’art. 4 stabilisce che “i proprietari o i conduttori dei terreni in cui si trovano piante infestate sono obbligati a comunicare immediatamente la presenza dei focolai al servizio fitosanitario regionale competente per territorio”.

Redazione Calabria 7

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