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Catanzaro, la realtà del cementificio

di Danilo Colacino – Tanti i mostri, o meglio gli ecomostri, di cemento che deturpano il panorama del capoluogo e dell’hinterland. ‘Vecchi giganti’ abbandonati, talvolta cosiddette cattedrali nel deserto talaltra progetti insensati, come quelli che ad esempio – nello spazio di una manciata di chilometri in linea d’aria fra il rione Sala e Viale De Filippis – rendono il territorio meno fruibile e funzionale a scopi diversi. Il riferimento, fin troppo chiaro per quanti risiedono o conoscono la città, è a Parco Romani e al Cementificio.

Complessa la vicenda inerente alla realizzazione del primo, su cui gravano e si intrecciano incredibili errori e articolati iter giudiziari, assai più lineare invece la ‘genesi’ del secondo. Di certo comune, però, l’obiettivo attuale: l’impellente necessità di abbatterli o forse – solo nel caso del megacapannone utile alla produzione di calcestruzzo – l’ipotetico tentativo di una riconversione.

Il filmato dell’ormai noto Stefano Veraldi di Fare per Catanzaro, che propone una sorta di Striscia la Notizia in salsa calabrese. Stefano Veraldi, rappresentante del Movimento a cui ha dato impulso a inizio 2017 Sergio Costanzo, ‘armato’ come di consueto di telefono cellulare con videocamera integrata riprende la megastruttura, del quale fa una piccola cronistoria che affonda le sue radici negli anni Settanta. L’attivista parla di “Bomba ecologica” e di “Rudere” che rischia addirittura di minare, sotto il profilo dell’incombente minaccia all’igiene pubblica, la salute dei cittadini del quartiere limitrofo.

La circostanziata denuncia. Lo stesso Veraldi corrobora la sua roboante denuncia, documentando l’esistenza di scarti di lavorazione presenti nel capannone e – riferisce –di “una notevole presenza di amianto nel tetto, le cui particelle con il vento, che da noi di certo non manca, arrivano ovunque. Senza contare che per giunta qui le case sono a un tiro di schioppo”. Tutto intorno al grande magazzino, poi, la solita discarica improvvisata, frutto di mancanza di civismo come l’esponente politico rimarca in maniera corretta. Una situazione che a Fare per Catanzaro non va giù, tanto da averne indotto i responsabili a chiedere un accesso agli atti sullo specifico tema. Parrebbe, tuttavia, che da Palazzo De Nobili abbiano risposto picche per mancanza di documentazione adeguata. Una realtà che – al netto della dialettica, anche aspra, fra maggioranza e opposizione – dovrebbe indurre chi di competenza a porsi dei quesiti

Redazione Calabria 7

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