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Catanzaro passa da 6 consiglieri regionali a 1. Tutti i numeri della debacle del capoluogo

Le percentuali del vincente, Roberto Occhiuto (52,83%), e della migliore tra i perdenti, Amalia Bruni (27,87%), sono più o meno in linea con il dato del resto della Calabria. Va un po’ sopra della media il terzo, Luigi de Magistris, che sfiora il 19%, mentre pressoché inesistente è Mario Oliverio che raccatta appena 119 voti (0,33%). Questi sono i numeri espressi nelle urne a Catanzaro, ma di impalpabile c’è soprattutto la rappresentanza della città capoluogo nel nuovo consiglio regionale della Calabria.

Da 6 a 1 in 20 mesi

A gennaio 2020 i catanzaresi che conquistavano un posto nell’Astronave di Palazzo Campanella erano ben 6 (Mimmo Tallini, Baldo Esposito, Filippo Mancuso, Filippo Pietropaolo, Libero Notarangelo e Francesco Pitaro). Tre di questi (Tallini, Pitaro e Notarangelo) non sono stati ricandidati per loro o altrui volontà, dei restanti solo uno (Mancuso) è riuscito a riconfermarsi sotto le insegne della Lega. Una carneficina. Che, se ne può star certi, proseguirà sia nel centrodestra che nel centrosinistra fino alle elezioni comunali che l’anno prossimo sanciranno il dopo Abramo.

I freddi numeri

Alcune liste sono risultate troppo forti e dunque l’asticella per l’elezione si è alzata parecchio, alcuni candidati si sono rivelati più deboli di quello che ci si aspettasse e hanno deluso i loro sponsor, alcuni campioni (o ex) del consenso hanno valutato male le loro mosse manovrando le loro pedine sullo scacchiere locale. Probabilmente nessuna di queste ipotesi prevale sulle altre e sono tutte in parte vere. La prima analisi, da cui ognuno può desumere da sé risposte e interpretazioni, sulla bastonata presa dal capoluogo, non può però che partire dai numeri. Dalle percentuali e dalle preferenze.

Pd primo partito. Sorpresa in FdI (quarto)

Intanto il primo partito. È Forza Italia, come nel resto della regione? No, è il Pd, che altrove risulta saldamente secondo ma che a Catanzaro tocca quota 4616 superando di 600 voti i berlusconiani, che però contano giustamente anche sui 2350 voti di Forza Azzurri. Per i forzisti è però un flop che la base elettorale nel capoluogo di due candidati molto quotati come Silvia Parente e Antonello Talerico sia rispettivamente di 1877 e 1560 voti. Il terzo partito è la Lega e Mancuso è il più votato in assoluto in città: non avrà più l’appoggio del sindaco Sergio Abramo, ma ha un consenso tutto suo (il secondo leghista in città è staccato di 2400 voti) e supera FdI, anche questo è un dato politico da non trascurare. Fratelli d’Italia è infatti il quarto partito e restituisce la vera novità di questa tornata: il più votato in città tra i meloniani è Antonio Montuoro, poliziotto-vicepresidente (della Provincia) di Marcellinara che soffia il posto a Pietropaolo, che a Catanzaro prende meno della metà dei voti del rivale interno e che è entrato nelle urne papa (presidente del consiglio) per uscirne nemmeno cardinale..

Il derby centrista e la caduta di Baldo e Sergio

Il quinto posto se lo contendono due formazioni centriste: la spunta l’Udc per una ventina di voti su Coraggio Italia e anche qui c’è una notizia, anzi due: non solo il partito del sindaco è sesto (e il “suo” candidato prende neanche 1500 voti), ma uno da migliaia di preferenze come Esposito, che risulta il secondo più votato in città, dopo due legislature in consiglio regionale non riesce a inanellare la terza. La settima lista in città è quella di Forza Azzurri in cui si fa notare l’appoggio di Sergio Costanzo, prima candidato e poi ritiratosi dall’Udc proprio in polemica con Esposito, al lametino Tranquillo Paradiso che incassa 900 preferenze.

Il “partito” guarda altrove

Nel Pd Fabio Guerriero fa ancora una volta una bella figura ma ancora una volta manca l’elezione. È il quarto tra i candidati più votati in città e per lui il problema sta tutto, evidentemente, nell’appoggio di quello che un tempo si chiamava solo “il partito”: in città prendono oltre 800 voti il soveratese Ernesto Alecci e 350 il vibonese Raffaele Mammoliti, in politica somma e sottrazione non corrispondono mai a concetti perfettamente esatti ma è ovvio che se tutto il Pd catanzarese avesse puntato su Guerriero la storia sarebbe stata diversa. Resta da capire il ruolo della sinistra movimentista cittadina evidentemente rimasta a metà strada tra i dem e Dema. Guardando alla lista “De Magistris presidente” c’è a tale proposito da segnalare un risultato (2229 voti dei 6908 presi in città dall’ormai ex sindaco di Napoli) che supera quello del M5S e in cui è evidente l’apporto del presidente delle Pro-loco calabresi Pippo Capellupo (852 voti).

s. p.

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