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Celebrato il primo matrimonio tra migranti nella Riace del dopo Lucano

Lawrence e Blessing vengono dalla Nigeria e sono i primi migranti che oggi si sono uniti in matrimonio nella Riace del dopo Mimmo Lucano. Nella cittadina del Reggino, balzata agli onori della cronaca per il modello di accoglienza dei migranti messo in piedi dall’ex sindaco Lucano. Alla guida del Comune, dal maggio del 2019, c’è ora Antonino Trifoli, avversario dichiarato del “modello” celebrato anche dalla stampa internazionale come esempio di integrazione. Proprio lui, eletto con il sostegno della Lega di Salvini, ha celebrato il matrimonio fra i due giovani africani, da tempo residenti nella cittadina dei bronzi. “La loro felicità – dice all’Agi – è anche la mia felicità. È stata una grande soddisfazione unirli in matrimonio, una soddisfazione mia, ma anche di coloro che erano presenti qui in Comune per la cerimonia”.

Sul suo profilo Facebook Trifoli ha postato le foto che immortalano l’evento. Il modello Riace è crollato dopo l’inchiesta della Procura di Locri che aveva portato l’allora sindaco agli arresti domiciliari per presunte irregolarità nella gestione dei progetti destinati all’accoglienza, accuse che Lucano ha sempre respinto rivendicando con orgoglio i risultati della sua amministrazione. Ma nella sua cittadina, assicura Trifoli, il sentimento di solidarietà verso gli immigrati non è cambiato. “Quello che è cambiato – afferma – è il sistema d’accoglienza, non più basato sui soldi pubblici che consentivano di tenere aperte botteghe che si reggevano solo sui contributi statali e che, finito il denaro, sono state inevitabilmente chiuse. Provvediamo all’assistenza attraverso piccoli investimenti del Comune e grazie all’apporto della Croce Rossa Italiana e della Caritas”. Trifoli ribadisce la sua estraneità alla Lega: “Non ho alcuna tessera, nessun ruolo nella Lega, ma certamente non rinnego di avere avuto il sostegno del partito di Salvini. Nei piccoli centri come il nostro, dove votano appena 1.000 persone – dice – l’influenza dei partiti, in ogni caso, è minima, contano i rapporti personali. Tutto quello che faccio è dedicare il mio tempo e il mio lavoro alla comunità”.

Finita l’esperienza di Lucano, che comunque, dice il primo cittadino, continua a mantenere il controllo sull’associazione “Città Futura” su cui era imperniato il “modello Riace”, dei 600-700 migranti che si erano stabiliti nel paese dello Ionio reggino ne sono rimasi 40 o 50, in tutto una ventina di famiglie. “Lo spirito che animava all’origine ‘Città Futura’, di cui sono stato fondatore nel ’98 – spiega Trifoli – era quello di rianimare il centro storico del paese, svuotato dall’emigrazione. I primi ad arrivare furono profughi curdi e dell’ex Jugoslavia. Avremmo dovuto ospitare una ventina di persone, poi, con il flusso di denaro pubblico arrivato sotto la gestione di Lucano, sono diventati centinaia, impossibile integrarli. Chiusi i progetti finanziati dallo Stato, molti uomini sono andati a lavorare al Nord, come tanti italiani, lasciando qui le loro mogli e i loro bambini, e la cosa ci fa piacere”. È il caso di Lawrence e Blessing. Lui è partito in cerca di lavoro, lei è rimasta a Riace con i due figli.

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