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C’era una volta…Villa Margherita

di Danilo Colacino – “La bella addormentata nel degrado”…Un’espressione che rubiamo letteralmente da un post – quello pubblicato stamani, sul suo profilo Facebook, da Stefano Veraldi di Fare per Catanzaro – che con tanto di documentazione fotografica si è interrogato sullo stato attuale di Villa Margherita. Non è nostra intenzione, però, trarne le considerazioni politiche di Veraldi, e ci mancherebbe altro, bensì accendere i riflettori su uno dei polmoni verdi situati nel cuore del capoluogo. Un gioiello della cui rara bellezza hanno goduto centinaia di migliaia di catanzaresi, e non solo, nello scorrere del tempo.

La ricostruzione storica di Veraldi. “C’è stato il tempo dei maestri, dell’architetto Fausto Rippa ad esempio, che ha firmato il restauro della Villa, di chi conosceva pienamente l’arte del bello o di quanti possedevano l’arte del governo, essendo capaci di tramandarla agli altri”. Frasi – come premesso scritte da Veraldi – quasi poetiche e condivisibili, preludio a considerazioni di tenore diverso su cui noi come ovvio glissiamo utilizzate per tratteggiare la maestosità della vecchia Villa Trieste. Un’imponenza data peraltro da un’estensione immensa, se rapportata a una realtà piccola come il centro storico del capoluogo. Eppure stiamo parlando del luogo della giostrina, dei giochi per bambini, delle vasche dei pesci rossi, delle aiuole, delle fontanelle, dei laghetti con dentro papere e cigni, dei giganteschi pini con le pigne piene di pinoli da mangiare, dei giardinetti, dei ‘viali degli innamorati’ e del mitico cavalluccio Jolly. Un simpatico pony che trainava un caratteristico carretto, con conducente a bordo, di cui non si possono contare i ragazzi e giovani che hanno fatto il tour del megaparco.

Il valore sociale di Villa Trieste. Negli anni ’70, ’80 e ’90 – in cui social e telefonini erano ancora ‘in gestazione’ o comunque rari tanto quanto una Perla Nera di Tahiti – Forum, Whatsapp, Messenger et similia, erano costituiti dall’appuntamento sopra o sotto il pontino (sede quest’ultima spesso scartata perché proprio lì c’erano i bagni pubblici o per la vicinanza degli anziani che giocavano a carte senza soluzione di continuità) o ai famosi 100Metri. Quasi un campo di calcio – o di tennis – ‘naturale’, se non fosse che per riprendersi palloni e palline scagliati con troppa foga bisognava fare tanta, ma proprio tanta, fatica. L’aspetto ludico e aggregativo assumevano, però, un inestimabile valore e mai, dicasi mai, si sono registrati casi di comportamenti censurabili, violenze di qualsiasi genere, o peggio molestie, ai danni delle decine di bimbi o adolescenti presenti. Un ambiente sano, uno scrigno di puro divertimento, insomma.

Villa Margherita oggi. D’accordo, le condizioni socioeconomiche in 30-40-50 anni sono profondamente cambiate. Sotto ogni punto di vista e non c’è politica che tenga. È necessario rimarcarlo, dicendo la verità. Ma più di qualche scelta amministrativa degli ultimi periodi va stigmatizzata. E a questo riguardo citiamo un’intervista video realizzata nel luglio 2017 dal giornalista Manuel Soluri per conto della sua emittente Rtc all’allora assessore comunale all’Ambiente Giampaolo Mungo, poi dimessosi la successiva fine novembre per duri attacchi personali ricevuti, in cui il giornalista Soluri chiedeva allo stesso Mungo, proprio davanti la laghetto, come mai invece dei cigni spuntassero grossi topi e tutto intorno ci fosse sporcizia e cattivo odore.

Le possibili soluzioni. Se l’ex assessore al ramo – che ai microfoni di Rtc si era impegnato a intervenire al più presto, salvo poi rimettere il mandato e quindi non poterlo più fare – ci chiediamo a cosa sia dovuto l’immobilismo sul tema specifico del suo successore Domenico Cavallaro e di chi dovrebbe intervenire per restituire agli antichi fasti Villa Margherita o Trieste, che dir si voglia. Basta che si elimini il degrado di un luogo che peraltro ospita un Museo e una Biblioteca.

Redazione Calabria 7

© Riproduzione riservata.

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