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Ciconte svela le trame tra Pd e M5S: “Conte e Letta hanno bloccato la mia candidatura”

Esperto in storia delle mafie, il calabrese Enzo Ciconte era nella rosa degli aspiranti candidati alla presidenza della Regione Calabria. Un nome che avrebbe dovuto unire Partito democratico e Movimento 5 Stelle, ma è stato bocciato sia a Catanzaro sia al Nazareno. La campagna elettorale del centrosinistra calabrese ha preferito puntare su Maria Antonietta Ventura imprenditrice di successo che porta avanti l’azienda di famiglia e che con i suoi 700 dipendenti è leader europeo nel settore dell’armamento ferroviario. In un’intervista di Enrico Fierro, dalle colonne de Il Domani, Ciconte chiarisce chi ha bloccato la sua discesa in campo: “ Giuseppe Conte, Enrico Letta, e settori dei gruppi dirigenti del Pd calabrese”.

La cronistoria della mancata candidatura

Ciconte rivela di essere stato contattato da più persone che proponevano di sostenere il centrosinista in Calabria “era più un ambiente civico che politico. Ma un nome e cognome – afferma Ciconte – posso farlo, quello di Jasmine Cristallo, la leader delle sardine calabresi, che ne ha anche parlato pubblicamente. Ho sempre detto che se un profilo come il mio poteva unificare forze divise, essere percepito come una candidatura non di partito, o, peggio, di una corrente, sarei stato disponibile. Ma solo a queste condizioni”. Poi il no alla candidatura arrivato da “Giuseppe Conte, Enrico Letta, e settori dei gruppi dirigenti del Pd calabrese. Diciamo che è stato un no congiunto, unitario”. “Quando gli amici che proponevano il mio nome
si entusiasmavano troppo, – racconta Enzo Ciconte – li frenavo. Guardate che alcuni settori del Pd calabrese non ce la fanno a reggere la mia proposta, gli dicevo. Poi ho scoperto che anche al Nazareno avevano lo stesso problema”.

Lo schema delle poltrone

“Loro giocano a perdere e a spartirsi i dodici posti che toccano alla minoranza, io avrei giocato per vincere. L’annuncio della mia candidatura – chiarisce Enzo Ciconte – aveva già smosso le acque e rimotivato fette di elettorato democratico che non votano, oppure che guardano con interesse alle liste di de Magistris. Insomma, si combatte per vincere, non per conquistare qualche consigliere di opposizione e fare inciuci con chi governa. Lo schema Irto era lo stesso: perdiamo, ma onorevolmente. La candidatura di oggi ripete lo schema Callipo (l’industriale del tonno candidato alle scorse regionali, ndr): andiamo a perdere e basta. Non hanno in mente l’obiettivo ambizioso di scardinare un sistema di potere che è il vero cancro della Calabria. Letta e Conte avevano l’occasione per farlo. Non lo hanno voluto fare. Punto. Il Pd in Calabria è fatto di feudi che si combattono tra di loro, è questa l’immagine che hanno offerto in questi anni. Sentite gli iscritti e vi racconteranno cose strabilianti.

Ciconte: “Spirlì ci fa vergognare di essere calabresi”

Il potere in Calabria, secondo Ciconte è: “una commistione tra politica, settori dell’economia, pezzi di massoneria e di ‘ndrangheta, che sta condizionando da anni la vita e il futuro di questa regione. Ci sono
anche pezzi importanti di società civile legati all’intervento pubblico, quindi alla politica. Penso ad ingegneri, architetti, avvocati, medici, legati al potere politico in modo non trasparente. Ecco perché un nome non basta, tu devi proporre una alternativa, devi scomporre questo sistema di interessi e riaggregare le forze sane attorno a un progetto di futuro. Cambiando subito l’immagine e la narrazione della Calabria. È tutto mafia, è tutto ‘nduja, peperoncini, sole e mare. Non è così. Quando da ragazzo andai a Torino per l’università, nella mia terra non c’erano atenei, zero. Ora ce ne sono tre con dipartimenti di eccellenza. La Calabria è cambiata, non sono cambiate le classi politiche dirigenti. La Calabria non conta un tubo in Italia perché ha
una classe politica screditata. Il punto più basso lo abbiamo raggiunto con Nino Spirlì, il facente funzione che oggi il centrodestra ripropone in ticket con Roberto Occhiuto. Questo signore ci ha dato il colpo di grazia, ci fa vergognare di dirci calabresi”.

I miei elettori non voteranno il centrosinistra

“C’è bisogno di classi dirigenti capaci di immaginare il futuro, di costruire prospettive di sviluppo in grado di guardare all’Europa e al mondo. La verità è che il Pd calabrese, parlo di elettori e iscritti, è stato tagliato fuori dalle decisioni. Qui tutto è commissariato, la sanità e i partiti. Chi mi avrebbe votato sono intellettuali, lavoratori, attivisti politici e della società civile, che da anni si battono per cambiare la Calabria. Cosa faranno? Una parte voterà per de Magistris, che, comunque la si pensi, è visto come un’alternativa, altri ingrosseranno le fila del non voto. Che dire? Conte, Letta e i loro referenti calabresi – conclude Ciconte – hanno fatto un capolavoro”.

 

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