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“Clinica degli orrori” nel Catanzarese, 17 imputati a processo (NOMI)

di Gabriella Passariello- Tutti a giudizio. Il gup del Tribunale di Catanzaro Gabriella Logozzo ha mandato a processo 17 imputati, coinvolti nell’inchiesta sui presunti maltrattamenti nella casa di cura del Catanzarese, denominata “San Francesco Hospital”,  che ha portato la Guardia di finanza a notificare il primo aprile 2019 su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Stefania Paparazzo un’ordinanza  di misura cautelare, vergata dal gip Francesca Pizii, agli arresti domiciliari per due operatori soci sanitari, il divieto di dimora per due Oss, oltre a notificare 11 avvisi di garanzia.

I nomi dei rinviati a giudizio

Il gup ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura, richiesta alla quale si sono associate le parti civili rappresentate dai legali Silvia Iannazzo, Luana Lacava, Maurizio Bova, Daniela Palaia, mandando a processo Marco Rocca, 43 anni di Catanzaro; Concetta Scarfone, 58 anni,  di Catanzaro, le cui posizioni stralciate nelle scorse udienze per difetti di notifica sono state sanate; Luca Pilato, 38 anni  di Catanzaro;  Antonio Rotella, 54 di Settingiano; Francesco Voci, 38, di Catanzaro; Antonio Munizza, 46 anni, Settingiano; Antonino Massara, 55 anni Catanzaro; Giuseppe Bonifacio, 48 anni, Catanzaro; Anna Iannoccari, 58, Catanzaro; Antonio Papuzzo,50 anni, Lamezia Terme; Rita Cerminara, 37 anni, Soveria Mannelli; Marco Amoroso, 34 anni Catanzaro; Luca Scardamaglia, 35 anni, Lamezia Terme; Caterina Serratore, 51 anni, Filadelfia; Etleva Ramaj, 51 anni, nata a Vlora (Albania) e residente a Catanzaro e Antonio Lagrotteria, 30 anni, Catanzaro e la dirigente Maria Teresa Lucia Pontieri, 60 anni, residente a Catanzaro. Il processo nei loro confronti inizierà il prossimo 15 febbraio davanti al giudice del Tribunale monocratico.

Le ipotesi di accusa e le vessazioni

Le accuse vanno a vario titolo, dai maltrattamenti (aggravati dell’aver agito approfittando delle circostanze tali da ostacolare la privata difesa ed abusando delle relazioni di ospitalità correlate alla natura della struttura ed all’affidamento ad essa degli anziani da parte dei familiari), al sequestro di persona in concorso, alle lesioni personali colpose, alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Secondo le ipotesi di accusa, gli anziani sarebbero stati vessati con gratuite umiliazioni in quella che è stata ribattezzata “la clinica degli orrori”, da operatori socio-sanitari educatori, infermieri professionali, direttore sanitario compreso, indifferenti verso “i più elementari bisogni di assistenza dei degenti, tenendo nei loro confronti una condotta  inutilmente severa, mortificante e in diverse occasioni molesta, persecutoria e violenta tale da incidere sulla qualità di vita degli anziani ospiti, costretti a trascorrere l’intera giornata seduti sulle sedie posizionate in una sala comune”.

 La scopa te la rompo in testa

Sempre secondo le ipotesi di accusa il personale dipendente avrebbe tenuto un atteggiamento provocatorio, molesto nei confronti degli anziani ospiti, afferrati con forza, sgridati, colpiti a schiaffi sul viso, sulla fronte, sul corpo, minacciati con una scopa in mano “te la rompo in testa” e derisi. Un anziano, in particolare, sarebbe stato privato della sua libertà personale, costretto mediante l’applicazione di una fascia di contenzione (una pettorina) a rimanere ancorato alla sedia a rotelle, legando la stessa carrozzina al corrimano presente nella stanza e posizionando un tavolino davanti allo sterno dell’anziano per impedirgli qualsiasi movimento. Tutto questo sarebbe avvenuto in base ad una disposizione impartita dallo stesso direttore sanitario Pontieri al personale infermieristico, agli Oss e ai fisioterapisti. Avrebbe omesso, tra l’altro, di effettuare il monitoraggio periodico dello stato psico- fisico dell’anziano ospite, prolungando la sottoposizione alla contenzione per oltre un anno.  In un’altra circostanza, in qualità di medico e di direttore sanitario della Rsa San Francesco, Pontieri non avrebbe adottato per negligenza, imprudenza e imperizia, tutte le misure idonee a garantire una adeguata alimentazione di una paziente affetta dal morbo di Alzheimer, procurandole lesioni personali consistite in una grave malnutrizione e disidratazione che ne avrebbero determinato il ricovero in ospedale il 26 dicembre 2016 e il 9 giugno 2017.

Il collegio difensivo

Nel processo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Nicola Tavano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Savaro, Nunzio Raimondi, Francesco Iacopino, Armando Veneto, Stefania Mantelli, Salvatore Sacco Faragò, Nicoletta Politelli.

© Riproduzione riservata.

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