Codacons: “Buoni pasto, Asp Catanzaro deruba i dipendenti”

Dopo la Procura presentato esposto alla Corte dei Conti. Si restituisca immediatamente il maltolto.

Non vi è alcun elemento che possa giustificare la trattenuta in busta paga sui buoni pasto. Così conclude un parere (prot. 26459 dell’8 marzo 2018) con cui si invita il direttore Generale dell’Asp di Catanzaro ad accogliere i rilievi “mossi dal Codacons” circa l’illegittima tassazione dei buoni pasto.

Non vi è alcun elemento che possa giustificare la trattenuta in busta paga sui buoni pasto. Così conclude un parere (prot. 26459 dell’8 marzo 2018) con cui si invita il direttore Generale dell’Asp di Catanzaro ad accogliere i rilievi “mossi dal Codacons” circa l’illegittima tassazione dei buoni pasto.

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E così a distanza di tre mesi vengono ancora sollecitati sia il Direttore Generale che il Direttore Amministrativo ad assumere le “necessarie determinazioni”… ovvero restituire il maltolto. Eppure tutto tace e i prelievi illegittimi continuano, come se niente fosse.

È francamente vergognoso come i vertici aziendali, che si autopremiano per risultati inesistenti, pongano in essere veri e propri “furti” nei confronti dei dipendenti da dieci lunghi anni. Ci va giù pesante Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons, che da tempo si scontra con i vertici dell’Asp di Catanzaro “per quello che riteniamo essere una vera e propria truffa nei confronti dei dipendenti”. Si tratta di circa un milione di euro, illegittimamente sottratti, mediante l’applicazione di una inesistente tassazione di 1,03 euro per ogni singolo buono pasto. La normativa prevede che i buoni pasto erogati non concorrono a formare reddito.

I “ticket”, infatti, non sono soggetti a tassazione entro il limite massimo di 5,29 euro per i buoni cartacei e 7 euro per quelli elettronici. Soltanto se vengono superate queste soglie i buoni pasto saranno assoggettati a tassazione e solamente per la parte eccedente i predetti limiti. Eppure l’Asp di Catanzaro (che ha circa 3.200 dipendenti) opera trattenute in busta paga per ogni buono pasto erogato, nonostante i ticket abbiano un valore nominale di 5,16 euro e, quindi, inferiore ai limiti di legge. E se prima eravamo soltanto noi a denunciare – prosegue Di Lieto – ora abbiamo atti che attestano come i vertici dell’Azienda fossero non solo consapevoli del “furto” ma fossero stati perfino sollecitati a porre rimedio ai loro errori. Per cui non possiamo più parlare di colpa, ma di dolo. Ovvero la piena consapevolezza di prelevare, in maniera illegittima, dalle buste paga dei dipendenti, circa un milione di euro.

Dall’anno 2009, infatti, va avanti questa brutta storia che rappresenta – secondo il Codacons – la cartina di tornasole di come viene gestita l’azienda. L’Associazione ha diffidato l’Azienda Sanitaria di Catanzaro a provvedere a riaccreditare in favore di tutti i lavoratori, le somme illegittimamente trattenute dal 2009 ad oggi, con interessi e rivalutazione, significando che non ricevendo immediato riscontro, proporremo un’azione di responsabilità. Abbiamo, inoltre, fornito alla Procura di Catanzaro copia degli atti in questione, poiché risulta già pendente un procedimento penale, attivato proprio su impulso del Codacons. L’Associazione ha, quindi, interessato la Corte dei Conti affinché venga accertato ogni profilo di danno erariale. Ci troviamo dinnanzi comportamenti che hanno dell’incredibile e che non possono essere ulteriormente tollerati – prosegue Di Lieto – delibere approvate e poi subito revocate, commissioni nominate e subito cancellate … ripensamenti che, guarda caso, coincidono con le nostre denunce. Se il Commissario Cotticelli trovasse il tempo per riceverci – conclude la nota del Codacons – avremmo modo di documentargli tante storie di ordinaria follia.

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