Il Codacons paragona Spirlì a Maria Antonietta: “Se non hanno più pane che si mangino brioche”

Il Codacons contro il presidente facente funzioni della Regione Calabria all'indomani della nuova ordinanza che proroga la zona rossa fino al prossimo 21 aprile 

“In Calabria ormai si recita il “Teatro dell’Assurdo” con le comiche stravaganze del presidente facente funzioni”. E’ durissimo il commento del Codacons all’indomani dell’ordinanza firmata dal governatore della Calabria Nino Spirlì che proroga la zona rossa fino al 21 aprile. “E così- – aggiunge il vice presidente Francesco Di Lieto – mentre siamo costretti a rimanere in casa, mentre le imprese soffocano per i provvedimenti restrittivi, frutto di una sanità depredata ed in ginocchio, il nostro “facente funzioni” – tra una preghiera sui social ed un gustoso stoccafisso con patate – si dedica allo sport più in voga in regione: dispensare incarichi ad amici e parenti, prima dello scioglimento del consiglio regionale”.

La morte del presidente Santelli – fa notare il Codacons – comportava le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio che, fino a nuove elezioni (da svolgersi entro 60 giorni), sarebbero dovuti rimanere in carica, solo per garantire l’ordinaria amministrazione. Limitarsi, quindi, ad adottare esclusivamente atti “urgenti ed improrogabili” ovvero quegli atti che, laddove venissero omessi, finirebbero per provocare un gravissimo danno o la cui mancanza configurerebbe un inadempimento rispetto a precisi obblighi imposti dalle leggi, da provvedimenti amministrativi o da impegni contrattuali. “Invece in Calabria – denuncia Di Lieto – è un continuo affannarsi ad emettere atti che con l’ordinaria amministrazione c’entrano ben poco. In un momento così tragico, dal punto di vista sanitario ma, soprattutto, economico, con esercenti soffocati da più di un anno di inattività forzata ed una povertà incredibilmente dilagante, ecco che la “corte dei miracoli” dispensa stipendi ad autisti, collaboratori, “nani a ballerine”. Una regione ridotta ad un ufficio di collocamento, mentre il facente funzioni impazza sui social – sostiene Francesco Di Lieto – e la realtà supera ogni forma di comicità. In un paese normale ci sarebbe un moto d’indignazione generale. Visto che da Germaneto si dispensano brioches mentre i calabresi non hanno pane. In Calabria, invece, il personaggio è finito per diventare una maschera.

La morte del presidente Santelli – fa notare il Codacons – comportava le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio che, fino a nuove elezioni (da svolgersi entro 60 giorni), sarebbero dovuti rimanere in carica, solo per garantire l’ordinaria amministrazione. Limitarsi, quindi, ad adottare esclusivamente atti “urgenti ed improrogabili” ovvero quegli atti che, laddove venissero omessi, finirebbero per provocare un gravissimo danno o la cui mancanza configurerebbe un inadempimento rispetto a precisi obblighi imposti dalle leggi, da provvedimenti amministrativi o da impegni contrattuali. “Invece in Calabria – denuncia Di Lieto – è un continuo affannarsi ad emettere atti che con l’ordinaria amministrazione c’entrano ben poco. In un momento così tragico, dal punto di vista sanitario ma, soprattutto, economico, con esercenti soffocati da più di un anno di inattività forzata ed una povertà incredibilmente dilagante, ecco che la “corte dei miracoli” dispensa stipendi ad autisti, collaboratori, “nani a ballerine”. Una regione ridotta ad un ufficio di collocamento, mentre il facente funzioni impazza sui social – sostiene Francesco Di Lieto – e la realtà supera ogni forma di comicità. In un paese normale ci sarebbe un moto d’indignazione generale. Visto che da Germaneto si dispensano brioches mentre i calabresi non hanno pane. In Calabria, invece, il personaggio è finito per diventare una maschera.
Altro che ristori, mentre le attività economiche boccheggiano, si preferisce sorridere sulle “bizzarrie” del leghista di Taurianova dimenticando che tutte queste spese “pazze” – prosegue Di Lieto – finiranno per pesare sulle casse regionali e di conseguenza sui cittadini”.

Per il Codacons si tratterebbe di comportamenti difformi rispetto a quanto previsto dalle disposizioni di legge e per questo è stato chiesto l’intervento della Corte dei Conti nonché dell’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione “affinché – precisa Di Lieto – intervengano su quelle che riteniamo gravi irregolarità in queste numerosissime ed imbarazzanti nomine, che finiranno per pesare sulle tasche di tutti noi”.

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