Colpo della Dda di Catanzaro, il sistema all’interno del carcere di Catanzaro e l’avvocato coinvolto (NOMI-VIDEO)

Sgominati due presunti sodalizi dediti, rispettivamente, allo spaccio di droga e all’introduzione, utilizzo e vendita di cellulari e sim card nell'istituto penitenziario

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Catanzaro e il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, con il supporto dei militari della Legione carabinieri Calabria, appartenenti ai comandi territorialmente competenti, e del personale dei Nuclei Investigativi Regionali del Corpo della Polizia Penitenziaria, hanno dato esecuzione all’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Dda, nei confronti di 38 indagati, sulla base della ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine ai reati ipotizzati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e all’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti, concorso esterno in tali associazioni, nonché istigazione alla corruzione, corruzione anche con l’aggravante mafiosa, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, procurata evasione, falso e truffa ai danni dello Stato.

Sedici in carcere e 10 ai domiciliari

Sedici in carcere e 10 ai domiciliari

In particolare, dei 38 indagati, 16 sono raggiunti dalla misura di custodia cautelare in carcere, 10 sono destinatari della misura degli arresti domiciliari, 5 sono destinatari della misura dell’obbligo di presentazione alla P.G. e 7 della misura della sospensione dall’esercizio delle funzioni per un anno.

Vanno in carcere

Bruno Bartolomeo di Cosenza, Giuseppe Bevilacqua di Napoli, Michael Castorina di Mazzarino (Caltanissetta), Francesco Paolo Clemente di Palermo, Maurizio Corasaniti di Catanzaro, Fabio Di Marino di Lamezia, Immacolata Erra di Cosenza, Abdelilah Fanine nata in Marocco; Riccardo Gaglianese di Cosenza, Gino Garofalo di Cosenza; Dmjtro Korihevfkiy nato in Ucraina, Simona Poli di Catanzaro Angela Paravati di Satriano, Giada Pino di Cosenza, Domenico Sacco di Catanzaro, Pierpaolo Tormento di Cosenza, Loredana Cara di Cosenza.

Vanno ai domiciliari

Domenico Cicero di Cosenza, Gino Garofalo di Cosenza, Carmine La Valle di Cosenza, Costantino Leo di Salerno, Pietro Martire di Cosenza, Angelo Pino di Cosenza, Sandra Santino di Mazzarino (Caltanissetta), Francesco Soliberto di Brindisi, Franco Tormento di Cosenza, Francesco Viapiana di Cosenza.

Vanno all’obbligo di dimora

Il gip ha disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di: Leonardo Clemente di Palermo, Margherita Di Marino di Lamezia, Leopoldo D’Oriano di Castellammare di Stabia, Fabiola Lo Stumbo di Catanzaro, Rosalia Orlando di Palermo.

Le interdittive

Il gip ha applicato la misura cautelare della sospensione dell’esercizio della funzione ricoperta all’interno del Corpo di Polizia ‘Penitenziaria per la durata di 12 mesi nei confronti di: Rosario Alimondi di Magisano, Emanuela Elia di Catanzaro, Giovanna Gigliotti di Gimigliano, Salvatore Sandro Parlatore di Lamezia, Bruno Spatara di Lamezia, Noemi Spatara di Lamezia. Disposta anche l’interdittiva dalla professione di medico per la durata di 12 mesi nei confronti di Antonio D’Aquino di Catanzaro.

Le indagini

L’indagine condotta congiuntamente dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro e dal personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, e caratterizzate dalla specificità di procedere all’acquisizione di elementi probatori all’interno dell’istituto penitenziario, si è sviluppata mediante attività tecniche, escussione di persone informate sui fatti, servizi di OCP, riscontri “sul campo”, affiancata da acquisizioni e analisi di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, corroborate dai relativi riscontri.

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Coinvolto anche un avvocato

Gli elementi indiziari acquisiti hanno consentito di delineare (nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) due presunti sodalizi criminali, operanti all’interno della Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro – Siano, dediti, rispettivamente, allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana all’interno del carcere, e all’introduzione, utilizzo e vendita di cellulari e sim card nell’istituto penitenziario. I due sodalizi farebbero capo ai medesimi soggetti ritenuti, indiziariamente, promotori e organizzatori, con il coinvolgimento, sul piano indiziario, di detenuti, loro congiunti, un operante della Polizia Penitenziaria e un avvocato, Pietro Martire, 46 anni di Cosenza).

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Sarebbero emerse, sul piano indiziario, reiterate condotte omissive e commissive, da parte di un direttore dell’amministrazione penitenziaria e di un funzionario della Polizia Penitenziaria, finalizzate ad acquisire la benevolenza dei detenuti per evitare difficoltà di gestione dell’istituto carcerario e pregiudizi di carriera, integranti, a livello indiziario, così come condiviso in fase cautelare dal GIP, la condotta di concorso esterno rispetto ai sodalizi operativi all’interno dell’istituto penitenziario. È emersa, altresì, sul piano indiziario, la condotta di un altro operante della Polizia penitenziaria, che avrebbe ricevuto compensi da familiari di detenuti, riconosciuti vicini a famiglie e clan della criminalità organizzata siciliana e campana, per introdurre pacchi contenenti beni vietati, in cambio promesse di utilità economiche, con la ritenuta sussistenza della gravità indiziaria in ordine al delitto di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. È stata, altresì, ritenuta, la gravità indiziaria in ordine alle condotte illecite di altri agenti di polizia penitenziaria, rispettivamente ipotizzati nei loro confronti, circa i controlli sui pacchi in ingresso nel carcere e l’appropriazione di derrate alimentari.

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Sequestrate carte prepagate

Contestualmente è stato eseguito il sequestro preventivo, disposto dal gip, di carte prepagate che sarebbero state utilizzate da alcuni indagati per ricevere il denaro provento dalla vendita, o dalla cessione in uso, dei cellulari all’interno del carcere, nonché di una rivendita di tabacchi e di un negozio di telefonia gestiti da un imprenditore cosentino, che sarebbe organico all’associazione per delinquere finalizzata all’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti, che avrebbe attivato e fittiziamente intestato le schede telefoniche da consegnare ai detenuti.

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