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Comunali a Reggio, al centrodestra per formalizzare Minicuci manca solo il comunicato

Nel lasciare la sua camera d’albergo nella Capitale questa mattina, dopo la più che positiva cena di ieri sera col leader della Lega Matteo Salvini, il candidato sindaco del centrodestra in pectore Nino Minicuci non sapeva bene se prendere la macchina e dirigersi a Reggio Calabria per iniziare di fatto una campagna elettorale in cui i suoi primi atti, consapevolmente, sarebbero già risultati gravemente in ritardo (e certo non per colpa sua, ma di una coalizione vivace quanto gli zombie di George Andrew Romero…) oppure imboccare l’ “A1” fino a Firenze e di lì l’ “A12” fino allo svincolo di Massa, per respirare l’aria di quella che per l’ex direttore generale dell’allora Amministrazione provinciale reggina è da lunghi anni “diversamente casa”.

Risultato: rotta verso la Toscana, per qualche altra ora – o qualche altro giorno, non si sa con precisione – di spasmodica attesa, anche se è ormai informalmente acclarato che sarà proprio Minicuci il “cavallo” dello schieramento di centrodestra.

Eppure, i nodi parrebbero sciolti tutti: stando a qualche “gola profonda”, in atto manca soltanto il comunicato stampa d’annuncio della candidatura o poco più.
In particolare, Salvini ha accettato di buon grado le non lievi richieste di Minicuci quanto ai massicci aiuti finanziari da concedere a Reggio Calabria ad opera di un venturo Governo nazionale a guida centrodestra.
E del resto, averlo incontrato faccia-a-faccia da parte del leader nazionale della Lega è stato molto, molto di più di una semplice “apertura”. Sì, è un po’ antipatico a dirsi specie verso gli altri possibili candidati – «almeno 32», dicono dal fronte calabrese della Lega. Curiosamente, è proprio lo stesso numero dei consiglieri comunali di Reggio Calabria… –, però Matteo Salvini in cuor suo ha già deciso da parecchio tempo di puntare su nessun altro se non Antonino Minicuci, per la sua caratura da tecnico ottimamente dimostrata anche nella sua esperienza genovese.

I “nodi” riguarderebbero allora il fronte interno e gli alleati di centrodestra, per intero.
Difficile convincere Tilde Minasi e alcuni altri caporioni leghisti, che intanto vorrebbero un politico e non un tecnico come aspirante alla sindacatura. Ma all’interno del Carroccio in Calabria, per motivi fin troppo ovvi, i nominativi credibili da proporre scarseggiano: è anche per questo – oltre che per le condizioni finanziarie dell’Ente comunale, date per «disperate» da chi se ne intende nella coalizione di centrodestra, e dunque bisognevoli del contributo di un “addetto ai lavori” assai più che di un politico d’esperienza – che s’è pensato già settimane fa di convergere sul nominativo di un “non tesserato” in qualche modo riconducibile alla Lega.

Proprio la non organicità di Minicuci rispetto a qualsiasi forza politica strutturata è, a un tempo, la forza dell’ipotesi-Minicuci e la sua debolezza.

In Forza Italia e in Fratelli d’Italia, pur riconoscendo (e come si potrebbe fare altrimenti?) gli esiti dei pregressi accordi interpartitici nazionali, alcuni “graduati” mai hanno nascosto la forte perplessità per la scelta di un non-politico, non-tesserato, non-reggino (in quanto melitese). Aggiungiamoci un misterioso, scalcinato dossier antiMinicuci in arrivo da Ascoli Piceno, fra le città che hanno visto Nino Minicuci prestare la sua opera d’alto burocrate. Aggiungiamoci le critiche malmostose di chi paventa una scelta avventata perché «di suo, Minicuci non ha un voto». Aggiungiamoci sussurrate minacce & minaccine di possibili distacchi terzopolisti da parte di segmenti del centrodestra se davvero arriverà una scelta poco gradita.
E il piatto è completo, considerando i “malpancisti sotterranei”: i Grandi Elettori all’interno di partiti strutturati – Fi, Fdi, la stessa Lega – che secondo fonti degne di fede anche in caso non si vada a “scissioni” formalizzate potrebbero disimpegnarsi elettoralmente, gettando alle ortiche una possibile vera contendibilità dello scranno più alto di Palazzo San Giorgio.

Tutto questo, sta proiettando al ralenti il filmato destinato a un happy end con la candidatura ufficiale di Nino Minicuci. Ma al nazionalpopolare Salvini, si sa, il “lieto fine” piace molto.

Vincenzo Papasergio

© Riproduzione riservata.

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