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Comunali a Reggio: Minicuci verso l’archivio, centrodestra verso il baratro

Attendere un mese e mezzo durante il quale nessun nome significativo è stato realmente proposto in alternativa a quello dell’ex direttore generale dell’ex Provincia di Reggio Calabria Antonino Minicuci quale candidato sindaco “indipendente in quota Lega” e poi saldare esclusivamente i punti che dividono i vari alleati tra loro è praticamente un’impresa suicida.
Fatto sta che ieri si sono saldate due volontà uguali e contrarie: l’intenzione del deputato Ciccio Cannizzaro – “uomo forte” del maggiore alleato della Lega, Forza Italia – di “vendere cara la pelle” e di far capire che elettoralmente, anche ove passasse, il candidato Minicuci non verrebbe votato in concreto dalla “base” azzurra. E la volontà del diretto interessato di non perdere altro tempo, a fronte di una coalizione certamente ai minimi storici di credibilità da quando, nel 2012, il Comune fu sciolto per contiguità mafiose – all’epoca, primo cittadino era Demy Arena ma lo fu per pochi mesi, dopo gli interminabili anni della sindacatura di Peppe Scopelliti –: Nino Minicuci avrebbe fatto capire chiaramente di non essere disposto ad attendere oltre.

Salvi colpi di scena, si potrebbe dunque ritenere passato prossimo l’impegno diretto di Minicuci.
In tutto ciò, sul tavolo non c’è però alcuna candidatura minimamente credibile, tantomeno un ipotetico aspirante alla fascia tricolore più forte in termini di consensi: ecco perché, come puntualmente scritto ieri da Calabria7, “bere o affogare”.

…Tuttavia, non si può e non si deve neppure dimenticare la favola della rana e dello scorpione: l’anfibio teme di “ospitare” l’aracnide per guadare il fiume insieme, lo scorpione rassicura la rana che non la pungerà, ma poi nel mezzo della traversata puntualmente punge l’anfibio che, colpito a morte, chiede all’artropode per quale motivo abbia compiuto un gesto che implicherà la fine per entrambi. E la risposta dello scorpione è disarmante: «Perché è nella mia natura».
Ecco, allora, che la coalizione di centrodestra e alcuni dei suoi litigiosi protagonisti somigliano tantissimo allo scorpione della favola.

Per esempio, dopo uno scouting che ha coinvolto in modo talvolta inutile, ma talvolta anche dannoso oltre 30 soggetti diversi, il tentativo è di persuadere quella che Calabria7 sostiene da settimane essere l’unica “carta” possibile della Lega reggina sul versante strettamente politico (e dunque antitetico al profilo di tecnico esperto rivestito da Nino Minicuci, “tirato per la giacchetta” direttamente da Matteo Salvini): il consigliere regionale Tilde Minasi, alla sua seconda esperienza a Palazzo Campanella.
Altri nomi in qualche modo riconducibili alla Lega, lo abbiamo scritto a ripetizione, sarebbero solo diversivo, fumo negli occhi, riempitivi in attesa di poter gettare sul tavolo un nome vero e non “da bruciare”.

Solo che quanti – il parlamentare forzista Cannizzaro in testa –, evocando la “seconda scelta” Jole Santelli rispetto al designato per la Presidenza della Regione Mario Occhiuto «proprio per il veto della Lega e dello stesso Salvini», puntano tutte le proprie fiches sulla Minasi sembrano dimenticare che il Dna di Tilde è esattamente l’opposto rispetto all’identikit del “perfetto candidato sindaco” di Reggio Calabria tracciato da Salvini.
Politico-politico, e nient’affatto tecnico. In quanto tale, assai meno in grado di confrontarsi con il “buco” da quasi 400 milioni di euro che verrà adesso portato all’attenzione del Consiglio comunale di Reggio Calabria in sede d’approvazione del rendiconto 2019. Ciliegina sulla torta, quale assessore delle giunte Scopelliti, esponente di quella “vecchia guardia” che Salvini e i suoi avevano la ferma intenzione di non evocare neppure per scherzo al momento di chiedere il voto ai reggini.

L’impressione, tuttavia, è che senza un “colpo di scena” l’ultimo – più che tardivo – tentativo di ricucire integralmente lo schieramento di centrodestra attorno a un candidato possa essere incarnato proprio dalla Minasi. Il paradosso, peraltro, è che a “far saltare il banco” sia stata giusto quella Forza Italia che in linea teorica dovrebbe solo tacere, avendo “strappato” la presidenza della Giunta e del Consiglio regionale contemporaneamente, in barba a ogni logica e a dispetto pure degli stessi risultati elettorali del gennaio scorso.

Nei paraggi dei “Palazzi che contano”, però, trovi anche qualche big del centrodestra pronto a spiegare che un’ultima chance ci sarebbe anche in caso non si riuscisse a chiudere sulla Minasi, alquanto recalcitrante a lasciare il Consiglio regionale (lo stesso identico sacrificio che fu chiesto a Peppe Scopelliti, dopo la morte di Italo Falcomatà: e al di là della doppia elezione a sindaco dell’ex-An, a distanza di 18 anni da quel 2002 si può sicuramente dire che la circostanza non abbia portato molto bene).
Si potrebbe chiedere coralmente al “tavolo” romano di redistribuire le carte e assegnare la candidatura a sindaco a Fratelli d’Italia: in questo caso, prontissimo a scendere in pista ci sarebbe Massimo Ripepi, di sicuro il consigliere più combattivo di un’opposizione davvero poco brillante nel corso degli ultimi sei anni.

(v.pa.)

© Riproduzione riservata.

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