il retroscena

Comunali a Vibo, cosa c’è dietro l’endorsement di Muzzopappa a Mangialavori e Limardo

L'idea di poter beneficiare di un loro sostegno sotterraneo a discapito del centrodestra? Tutte le contraddizioni di un comizio elettorale

di Guido Preta – Le recenti prese di posizione di Francesco Muzzopappa, candidato a sindaco del polo di centro, vanno analizzate tenendo conto di un dato di fatto ben noto: né lui, né soprattutto Vito Pitaro, sono quegli sprovveduti che una lettura poco attenta delle dichiarazioni di Muzzopappa porterebbe invece a ritenere. Partendo da questa premessa, occorre fare un’accurata disamina per supportare l’ipotesi secondo la quale il vero intento dell’intervento dell’aspirante sindaco di Vibo non sia quello apparente di depotenziare le aggregazioni antagoniste tramite un attacco diretto, bensì di veicolare – attraverso il suo endorsement a Giuseppe Mangialavori e a Maria Limardo – l’idea di poter beneficiare di un loro sostegno sotterraneo a discapito del centrodestra.

Uno specchietto per le allodole

Uno specchietto per le allodole

Ovviamente, sulla scorta di quello che abbiamo detto sulle capacità di Muzzopappa e Pitaro, i due politici sono i primi ad escludere che questo possa mai realmente accadere, ma per loro è sufficiente instillare solo l’idea che ciò potrebbe verificarsi, al fine di utilizzarla come specchietto per le allodole nei confronti del consistente bacino di elettori indecisi, disinteressati e distratti, i quali solitamente indirizzano la loro preferenza verso coloro che, per un motivo o per un altro, ritengono i più probabili candidati alla vittoria finale. Depone in tal senso anche la circostanza che, se le argomentazioni utilizzate da Muzzopappa dovessero essere lette per singoli capi e non come facenti parte del disegno più generale sopra prospettato, emergerebbero tutta una serie di fragilità argomentative, di contraddizioni e paradossi tali che alla fine si trasformerebbero in un vero e proprio harakiri mediatico. A riprova di tutto questo, basti evidenziare come siano infondate le accuse di insipienza mosse alle forze di opposizione e segnatamente al PD ed al M5S; mai come in questa consiliatura l’opposizione è stata così ferrea ed agguerrita nel contrastare l’operato dell’esecutivo.

Il paradosso dei paradossi

D’altro canto va osservato che, se la Limardo fosse stata effettivamente un sindaco “eccellente” come Muzzopappa afferma, la presunta inattività delle opposizioni sarebbe stata più che giustificata, infatti cosa mai avrebbero potuto o dovuto contestare? Ma il paradosso dei paradossi è rappresentato dalla circostanza che, a smentire le asserzioni di Muzzopappa, sono proprio i rappresentanti di due forze politiche appartenenti al centrodestra a livello nazionale e schierate invece a Vibo al suo fianco, Maria Rosaria Nesci (Noi Moderati ) e Mino De Pinto (Lega), i quali, pur non sedendo in consiglio comunale, hanno denunciato in maniera costante e con toni più che accesi l’inadeguatezza del primo cittadino.

Dalla Limardo a Cosentino: situazione ribaltata nel centrodestra

Anche le accuse mosse al centrodestra poggiano sull’apodittica convinzione di Muzzopappa che Roberto Cosentino non sarà il vero sindaco, ruolo che, a suo dire, ricopriranno altri fantomatici personaggi, quegli stessi che hanno impedito la ricandidatura “dell’eccellente” sindaco uscente. Pure in questo caso i fatti sono diversi da quelli prospettati e dicono invece che con la ricandidatura della Limardo la coalizione di centrodestra si era disintegrata, mentre con l’ingresso di Cosentino la situazione si è ribaltata, trasformando la coalizione da cenerentola della competizione a forza che mira alla riconquista di palazzo Razza. In questo contesto, appare al limite del surreale il convincimento di Muzzopappa di essere titolare di una sorta di diritto di veto sulle determinazioni delle altre coalizioni che gli consenta di scegliersi l’avversario più gradito.

Le “incompiute” di Città Futura

Pure le asserzioni secondo le quali la Limardo avrebbe ben operato fin quando, in seguito al cambio di equilibri in seno a Forza Italia, non ha subito ricatti ed ingerenze – circostanza quest’ultima che avrebbe indotto gli uomini di Pitaro a lasciare l’esecutivo – appaiono inconsistenti. Se le cose stessero effettivamente nei termini prospettati, il corollario sarebbe che tutte le criticità che lo stesso Muzzopappa quotidianamente rileva sarebbero sorte successivamente all’abbandono degli assessori espressione di “Città Futura”. La realtà, purtroppo per il candidato centrista, la conoscono tutti, come tutti conoscono nome, cognome e forza politica di riferimento dell’assessore ai Lavori pubblici che un giorno sì e l’altro pure turlupinava i cittadini con false promesse. Scala mobile, sottopasso di Vibo Marina, strada di accesso alla frazione San Pietro, piazza di Triparni sono tutte opere incompiute, risalenti ad un periodo antecedente al ritiro di “Città Futura”. Alla luce di quanto detto e ritornando al punto di partenza, la domanda da porsi è se alla fine il comizio elettorale tenuto da Muzzopappa su Corso Vittorio Emanuele III nei giorni scorsi sia stato utile alla causa del polo centrista. Riteniamo che la risposta non possa che essere positiva, poiché in giro di creduloni ce ne sono tanti e, in una competizione elettorale come quella di Vibo, anche pochi voti potrebbero fare la differenza tra il partecipare o il rimanere esclusi dall’eventuale turno di ballottaggio.

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