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Comune Catanzaro, il “pagellone” dei consiglieri tra il serio e il faceto (seconda parte)

Sì, certo, bravi, l’alfabeto non lo conoscete soltanto voi. Chiaro che Cardamone viene prima di Costanzo – in ordine alfabetico, sia chiaro, per carità – ma volevamo ‘dividere’ sindaco, vice e presidente del consiglio. D’accordo, infatti, che il pagellone è una cosa seria per voi. Ma per noi lo è un pochino meno. Definiamola dunque semiserio o era semifreddo? Boh, vai a capire cosa si inventa il Vostro Attaccabrighe per scrivere qualcosina ogni tanto. Comunque sia, adesso è tempo di riprendere il cammino. E guarda un po’, ripartendo proprio da Cardamone, curiosamente davanti a Costanzo. Vediamo cosa ne esce fuori:

 

Cardamone Ivan: Vanta un paio di sagaci tentativi, però forse andati a vuoto, di sfuggire agli strali dei suoi irriducibili avversari in Aula Giovanni Merante e soprattutto Sergio Costanzo. Il primo addirittura tramite sottomarino, il secondo mediante ruota panoramica. Ma tanto per mare quanto per aria le critiche di entrambi le ha subìte ancora. E lui per tutta risposta ha rilanciato. Come? Nel modo peggiore: turbando i sogni del suo fraterno amico Polimeni a cui appare…oniricamente rubandogli la fascia tricolore (emblema della carica di sindaco). Guastafeste. Voto 9, ma sarebbe 10, se lasciasse in pace il povero Marco

Costanzo Emanuela: Dal maglione al tailleur il passo è stato breve e l’intraprendente Emanuela, peraltro strenuo difensore delle colleghe infermiere, si è integrata al meglio nelle stanze del Potere. Unico problema quel modo di porsi sempre in punta di piedi, che pare abbia ereditato dal cugino Sergio, con cui condivide la pacatezza degli interventi. Mai una polemica, una frase sferzante, un intervento ‘scomposto’. A nostro avviso, però, un pizzico di grinta in più non guasterebbe. Affatto. Troppo tranquilla. Voto 5.5, che sarà immediatamente 6 o addirittura 7, se solo mostrerà maggiore ‘cazzimma’

Costanzo Sergio: Prende la parola di rado e, quando lo fa, la tocca sempre piano. Nota, poi, la stima che ripone in Cardamone, a cui rivolge complimenti a profusione. Mai quanto, tuttavia, quelli che riserva all’assessore (“con il drone e la cravatta”, ci mancherebbe lo dimenticassimo Sergio caro) Domenico Cavallaro. Un membro della Giunta Abramo che, se potesse, nominerebbe istantaneamente ministro dell’Ambiente. E per giustificarne la prestigiosa investitura esibirebbe le foto di molti quartieri del capoluogo, solo che con la ‘dida’: piccoli scorci del Serengeti. Altruista. Voto 7, in condotta

Fiorita Nicola: Il prof – universitario – con velleità da primo cittadino, per poco non riuscito a divenire tale da esordiente, ha il poco invidiabile ‘score’ di aver abbracciato una bella donna (Jasmine Cristallo nel caso di specie) sotto un ‘romantico albero’, ma solo per motivi politici e per giunta precisando di fatto che anche su quel terreno – peraltro l’unico possibile, essendo entrambi felicemente legati ad altri partner – percorrono sentieri alternativi. A conti fatti tra lui e la Cristallo se si escludono i sentimenti, la politica e forse anche il tifo calcistico, è un proliferare di interessi comuni. Piacione. Voto 10, alla precisazione

Gallo Roberta: Alzi la mano chi vedendola entrare in Aula non venga colto da un’improvvisa voglia di seguire dodici ore di dibattito. Così, tanto per farsi una cultura sui lavori dell’assemblea, s’intende. Lei, però, ha dimostrato di saperci fare e in breve è diventata una dei Grilli Parlanti della nouvelle vague del centrodestra locale. Senza contare che ha rintuzzato le accuse di svolgere interventi ‘sotto dettatura’ quasi avesse l’auricolare di Ambra, facendo intuire che potrebbe fare in politica la stessa carriera della Angiolini nel cinema. Coraggiosa e determinata. Voto 10 o, meglio, 110, con lode e bacio, of course

Gironda Francesco: Se prima ero solo a ballare l’hully gully, adesso siamo in due a ballare l’hully gully. Ecco cosa è sembrato voler esternare ai vertici della sua lista, Officine del Sud, per qualche giorno quando ha insomma dato l’impressione di volerli ‘abbandonare’, unitamente al suo capogruppo Giuseppe Pisano, consumando così una clamorosa rottura. Impressione fallace perché il buon Gironda ha versato litri d’inchiostro per spiegarlo, completando l’opera con la richiesta di chiarimenti pubblici sulla possibilità di ‘esautorare’ Pisano stesso. Fedele. Voto 6: ciò che doveva fare, ha fatto, eccome.

Guerriero Roberto: Compìto come uno scolaretto di un collegio svizzero, raramente perde la calma anche se talvolta è successo. Ma in modo del tutto episodico. Porta un nome – anzi un cognome – altisonante e nell’assise custodisce e perpetua una tradizione di famiglia di notevole peso specifico. Ma non dice tutto quello che dovrebbe, come ad esempio di cullare ben altre ambizioni rispetto a quanto ha finora raccolto. D’accordo è ancora giovane e lui lo sa, ma a dispetto di quanto afferma non pare disposto ad aspettare all’infinito. Tutt’altro. Ma non se ne fa accorgere. Bravo a celare le emozioni. Voto 8, e non è poco

Levato Luigi: Se le Comunali si decidessero a Siano, Cava, Alli e S.Janni alle trattative chiamerebbe banco, vincendo a mani basse e portandosi a casa pure fiches e sabot. Farebbe infatti registrare percentuali pari a quelle di Mobutu Sese Seko, dittatore dello Zaire qualche decennio fa, che si narra invalidasse il voto – nel suo caso farsa – quando scendeva sotto il 99% dei consensi. Ma il bravo Luigi è un mite e, dopo aver di fatto tollerato in passato il ruolo di capogruppo ombra di Forza Italia di Merante prima dell’allontanamento di quest’ultimo dal partito, adesso accetta lo spazio concesso alla Gallo. Salomonico. Voto 9, alla bontà

Lostumbo Rosario: Al momento dell’appello, che contraddistingue l’avvio di ogni seduta consiliare, la segretaria generale Vincenzina Sica nel pronunciare il suo nome sembra un’insegnante che pensa: ma questo è alunno mio? No, sarà della collega. Fammi vedere il registro. Ma poi lui talvolta arriva e risponde presente. Ecco allora che nella mente della stessa professoressa si fuga ogni dubbio e lei, sempre tra sé e sé, esclama: l’avevo detto che non era alunno mio. Chissà, forse non l’hanno ragguagliato sull’indisponibilità dell’Aula Rossa e lui spesso si reca a Palazzo De Nobili invece che in Provincia. Spaesato. Voto 4.5, troppe assenze

Mancuso Filippo: Prima di occuparci di lui, e a seguire del suo omonimo, breve cenno dedicato al curioso caso dei Mancuso in Consiglio. Non sono parenti o almeno non di grado genealogicamente apprezzabile. Ma sono entrambi commercialisti, pur se il secondo insegna alle Superiori; abramiani di ferro; militanti del medesimo Gruppo, di cui sono rispettivamente vice e capo, e diplomatici. Un po’ più il secondo che il primo, per la verità. Tengono inoltre i conti, quelli effettivamente numerici e di bilancio, al buon Sergio. Filippo, però, pensa ormai alle Regionali per cui è in campo. In partenza… Voto 7.5, di stima

Mancuso Rosario: Grazie ai vigili che stanno in piedi a lungo; ai dirigenti che vengono in Aula; al sindaco provvido e munifico; all’opposizione santa e benedetta; al sole che splende; alla vita che è meravigliosa e via così. Ecco cosa si ascolta quando parla lui. Se insomma si chiudono gli occhi e lo si ascolta di colpo balena l’idea di un alto prelato che benedice la folla, intonando sottovoce Laudato Sii. Definirlo conciliante è una deminutio, non parliamone di ecumenico, qui siamo ai confini con la vocazione al sacerdozio. Porporato mancato. Voto 5, e se avesse sbagliato via? Peccato, oggi potrebbe essere cardinale.

Merante Giovanni: Riporta l’orologio della sua esperienza da consigliere comunale al 2011. Solo che allora si era nel periodo precedente al forfait di Michele Traversa sindaco e lui aveva già ‘storie tese’ (ma sarebbe più esatto dire tesissime) con l’ex collega Mimmo Tallini, nel frattempo chiamatosi fuori dall’assise di Palazzo de Nobili, pardon di Vetro, dopo quasi 40 anni. Poi la lunga pax, quasi un idillio, fino al voto per le Provinciali del novembre scorso quando avrebbe consumato un presunto tradimento nei confronti di un Abramo aspirante presidente. A volte ritornano. Voto 8, si sfoga con Cardamone, scaricandogli addosso quanto vorrebbe dire a Tallini

 

Appuntamento adesso a domani, dunque, con la terza e ultima parte del nostro atteso pagellone, che come il Bologna di Bulgarelli: tutto il mondo fa tremar! 

 L’Attaccabrighe

 

© Riproduzione riservata.

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