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Comune Catanzaro, inizia un Consiglio straordinario in tutti i sensi…”scomodato” pure Mameli (VIDEO)

di Danilo Colacino – Ore 11.37 è l’ora dell’appello e l’aula del consiglio comunale di Palazzo di Vetro sembra il Ceravolo per la gente, per giunta bardata di giallorosso che c’è. Subito dopo suona l’inno di Mameli, mai eseguito prima o solo in casi straordinari. Siamo in attesa di conoscere quali lo abbiano motivato stavolta…Li spiega il presidente dell’assemblea Marco Polimeni. 

Lo stesso presidente annuncia: “Inseriremo i badge per le consiglieri presenti. E introdurremo il principio della corresponsione del rimborso spese dopo la partecipazione alla metà, in termini di tempo, dei civici consessi”. Saluta poi i colleghi dimissionari e minaccia di cacciare dall’aula le persone del pubblico che lo fischiano.

È poi il momento delle ‘surroghe’ dei dimissionari, la cui formula è letta dall’assessore Alessandra Lobello. Il primo avvicendamento è quello di Vincenzo De Sarro in luogo di Nicola Fiorità. A seguire ecco Nunzio Belcaro per Gianmichele Bosco. Esce Roberto Guerriero, entra Maurizio Mottola D’Amato così come Raffaella Sestito al posto di Libero Notarangelo, peraltro recentemente eletto nell’assemblea regionale. Si chiude infine con l’ingresso di Giuliano Renda al posto di Fabio Celia.

Intervengono i surrogati e inizia Belcaro di Cambiavento. Si annunciano sorprese. Parla delle varie inchieste promosse sulla città. E inoltre afferma: “Che fine hanno fatto le videoriprese?”. Ma è dopo che ratifica le dimissioni dell’intero Gruppo, stigmatizzando invece la permanenza dei neocolleghi fra cui quelli di Forza Italia (assessori compresi ad eccezione di Modestina Migliaccio) i quali le hanno ventilate salvo non darle. Mai.

La Sestito invece, pur subentrata al Dem Notarangelo, confluisce nel Misto in quota centrodestra. Laconico Mottola d’Amato: “Auspico che saremo la voce di Catanzaro nell’intero Paese”. Nel prosieguo preciserà anche “che Guerriero è uno dei pochissimi consiglieri non indagati, ma dimessosi per senso di responsabilità dopo quanto successo”.

A chiudere il sindaco Sergio Abramo annuncia la sua nuova, anzi lavata con Perlana, Giunta e presenta la fidata vice Gabriella Celestino. La stessa già dirigente ed ex dello specifico ruolo: “Perdere, anche solo un euro per questa città, sarebbe un delitto. Io amo molto Catanzaro”.

Parla Roberta Gallo, ormai di fatto capo forzista in Aula: “Ho sentito la…qualunque nei giorni scorsi. ora parlo io. Ringrazio il mio leader Mimmo Tallini e tutti gli eletti di tale consesso in consiglio regionale. In quanto ai dimissionari, ci sono state posizioni diverse. Il mio partito, invece, ha solo voluto dare un segnale, infischiandosene della campagna elettorale in corso. Senza dimenticare che abbiamo scongiurato il formarsi di maggioranze innaturali, necessarie senza di noi, e l’indebolimento di Fi. Abbiamo oltretutto impedito ai propugnatori dell’antipolitica, sonoramente bocciati nelle urne, di avere una visibilità inattesa”.

Giuseppe Pisano spara a zero contro la senatrice Bianca Laura Granato, dicendo di non accettare lezioni di moralità da alcuno: “Senatrice, lei, è il nulla politico e non conosce la storia di Catanzaro”. A seguire l’affondo gravissimo controla stessa Granato: “Lei a Roma è una turista per caso e ha parlato delle condizioni di salute della mia, nostra, governatrice Jole Santelli. È come se io facessi riferimento alle sue condizioni psichiche”.

Interviene Agazio Praticò e una frecciatina alla Gallo la manda: “I nostri assessori rimasti sempre al loro posto hanno lavorato senza sosta. Ma noi abbiamo una grande squadra e ci dispiace per gli altri, conterebbe Celentano. Siamo rimasti perché siamo coerenti e leali”.

La lunga mattinata volge al termina con l’atteso sindaco-pensiero: “Auguri e saluti a tutti”, a chi è rimasto e a chi ha lasciato…dunque. È inoltre andato avanti, facendo riferimento alla volontà granitica del centrodestra di continuare fino alla scadenza naturale della Giunta. Preannuncia poi querela contro la Granato: “Mai stato offeso come da lei. Neppure dalle opposizioni. Dice che sarei entrato in un sistema illecito? Bene, ne risponderà nella sede opportuna. Ma intanto le dico: studia e documentati, altrimenti quando intervieni fai brutta figura. E ricorda: io ti ho sempre correttamente coinvolto nelle discussioni sulla città”. Riguardo all’inchiesta Gettonopoli invece dice: “Siamo solo all’inizio, un avviso di garanzia non è una condanna”.

Poi parte la polemica con qualcuno del pubblico e soprattutto l’ex consigliere Bosco. “Non mi sono dimesso – dice Abramo – per non aprire la strada al commissariamento”. Gli replica aspramente Bosco: “Bugiardo. Se andavi, o vai, via entro il prossimo 24 febbraio non ci sarebbe stato”. 

Abramo inoltre sostiene: “Sono stati eletto quattro volte. La gente mi vuole. E non mi farò certo da parte per qualche strumentale iniziativa scandalistica”. 

Il battibecco tra Bosco e Abramo sale di tono, il primo è addirittura invitato ad allontanarsi dall’aula dai vigili urbani. Poi lo fa da solo.  

Si discute infine della decadenza per motivi di salute di Tomnaso Brutto, che dal canto suo produce documentazioni scritte quali scusanti delle sue mancate presenze che vengono lette con gli omissis per la legge sulla privacy. Il civico consesso vota in merito a scrutinio segreto.

Fabio Talarico ha poi difeso Luigi Levato, transitato da Fi alle fila abramiane e attaccato, ma non è una novità, Nicola Fiorita. Ha inoltre dato merito alla collega Manuela Costanzo per la vittoria conseguita nella sua battaglia sulla stabilizzazione dei precari del Pugliese.

Eugenio Riccio rincara la dose sulla Granato: “Caro Sergio, fai bene a denunciare. Ha parlato di Piovra, ne risponderà nelle sedi opportune”. E attacca – senza però nominarlo – il nostro editore Fabio Celia (già consigliere comunale, ndr) dicendo: “Porta le carte e racconta cosa hai prodotto invece di puntare il dito in tv. Non hai saputo esercitare le tue funzioni”. Arriva infine la bordata al candidato alle Regionali nelle fila pentastellate Francesco Mardente: “Il Movimento Cinque Stelle è il nulla cosmico. Mardente si agita sui social, ma la vera casta è lui che lavora da anni solo grazie a un posto nella struttura di un parlamentare”.

È adesso l’ora di Levato, che dice: “Sulla mia transumanza, meglio questa buona e non un  cattivo tradimento giorno per giorno”.

Riprendono i lavori dopo una breve pausa per visionare la ‘pratica’ Brutto e arriva l’applauso per l’appena arrivato neoconsigliere regionale Filippo Mancuso, in precedenza assente per impegni professionali.

È l”ora della gag, Pisano interviene ancora e fra le altre cose mena vanto di essere il politico più vicino al neoconsigliere regionale Filippo Mancuso. E Polimeni ironizza: “Esprimo la mia solidarietà a Filippo”.

È il momento di Giovanni Merante: “Ho ascoltato il neosindaco e faccio mio, a pieno, l’intervento di Eugenio Riccio. Bisogna capire il nostro stato d’animo. Dico bravo a chi ha partecipato in maniera composta ai lavori, a chi ha aperto un gruppo social come Oscuratecitutti e al vicepresidente del Codacons Francesco Di Lieto. Nel prossimo Consiglio – ha aggiunto – farò delle dichiarazioni rispetto alle vicende giudiziarie e politiche che hanno interessato la città e tutti noi, ma preannuncio che non provo vergogna per l’ipotizzata appropriazione indebita di circa 29 euro e di aver percepito una cifra pari a poco più di 300 euro in un anno”. Stigmatizza inoltre la frase di una professoressa che ha detto a suo figlio: “Ma tuo padre è quello arrestato”. Poi si commuove e afferma: “Questo errore dell’insegnante è l’unica cosa per cui mi sono vergognato. Sul resto sono vicino ai miei colleghi, per me tutte persone perbene. Mi spiace inoltre della mancanza di Nicola Fiorita e Gianmichele Bosco. Avete sbagliato a fare un passo indietro. E anche se il discorso non vi riguarda, sappiate che di solito se ne va chi non si ritiene innocente. Mi spiace pure per Celia, che però ultimamente sta sbagliando. Auguri poi ai consiglieri regionali fra cui Mimmo Tallini che non è certo mio amico”. Dà inoltre della “miracolata” alla Granato, che definisce “poco incisiva” nell’azione politica.

Pure Filippo Mancuso saluta e spiega che “non voterà per la decadenza di Tommaso Brutto non perché gli sia simpatico ma poiché ha letto le carte”.

Il neofita Vincenzo De Sarro asserisce: “Ho delle idee e la proporrò”. Belcaro precisa: “Io parlo a nome di Cambiavento, non di altro o altri”.

Ultimo intervento è quello di Demetrio Battaglia: “Dimostrerò presto ai magistrati la mia trasparente, cristallina, e sicuramente non fantasmatica condotta”.

L’urna è al centro dell’aula. Si vota per ‘salvare’ Brutto e Polimeni spiega bene come fare. Esito del voto largamente scontato, finisce naturalmente pro Brutto: 23 i no alla decadenza, 2 i si, e 2 le bianche. Si è così chiusa l’odierna seduta straordinaria del civico consesso.

 

 

 

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