Consiglieri comunali di Catanzaro indagati per abuso di ufficio. C’è anche Parente

Abuso di ufficio. E’ questa l’ipotesi di accusa contestata a tre indagati finiti nell’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Graziella Viscomi per fatti accaduti l’1 agosto 2018. Si tratta dei consiglieri comunali, all’epoca dei fatti di “Officine del Sud” Giuseppe Pisano, 43 anni e Francesco Gironda, 52 anni, ora in forza al gruppo consiliare “Catanzaro con Abramo” e dell’ex consigliere regionale di Forza Italia Claudio Parente, 64 anni, ex presidente dell’associazione “Vivere insieme” e leader del movimento “Officine del Sud”. E’ quanto emerge da una proroga di indagini vergata dal gip su richiesta del pm titolare del fascicolo. Proroga che contempla solo i nomi degli indagati, il reato, il periodo in cui sarebbe stato commesso l’atto illecito, ma non riporta i fatti contestati a ciascuno delle persone finite sotto inchiesta. Una cosa è certa però.

Gli esposti contro l’associazione “Vivere Insieme”

Gli esposti contro l’associazione “Vivere Insieme”

Diversi sono gli esposti, che gravitano sull’associazione “Vivere insieme”, arrivati sul tavolo dei magistrati di Catanzaro. Querele firmate dal presidente dell’associazione I Quartieri Alfredo Serrao, dal vicepresidente nazionale del Codacons Calabria Francesco Di Lieto e un’ altra ancora a firma congiunta dei consiglieri comunali Nicola Fiorita (dimessosi) e Sergio Costanzo. Un esposto quest’ultimo in cui si denunciano pubblici amministratori a libro paga di un’azienda privata e parenti di consiglieri comunali assunti nelle strutture del Consiglio regionale. Al centro della vicenda la convenzione firmata tra l’amministrazione comunale e l’associazione “Vivere Insieme” con la quale l’ente concedeva a questa ultima in diritto di superficie per 80 anni (esteso a 92) un’area di circa 36.000 metri quadri, sita nel quartiere Corvo per la realizzazione di alcuni impianti sportivi e di un centro sanitario. A distanza di circa 22 anni da quella firma il tanto atteso progetto non ha mai visto la luce. Un forte legame politico avrebbe consentito, secondo i denuncianti, all’associazione di mantenere in vita la convenzione nonostante presunte violazioni degli accordi. Fiorita e Costanzo parlano di esponenti di rilievo della maggioranza di centrodestra che, in passato, avrebbero avuto rapporti di lavoro con le società di Parente e tra l’altro i congiunti di due consiglieri di maggioranza, sempre secondo quanto riportato nell’esposto, sarebbero stati assunti nella struttura dell’ex consigliere regionale. Una proroga di indagini, è bene precisarlo, non significa che si arriverà necessariamente ad una chiusura dell’inchiesta, potendo il pm, una volta avuta piena visione dei fatti, procedere con una richiesta di archiviazione.  (g. p.)

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