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Consiglio regionale, “bacchettate” alla maggioranza: «Scarsa trasparenza»

Continua a essere la trasparenza il “tarlo” dei consiglieri regionali di minoranza.
Proprio per questo i capigruppo di Gruppo Misto (Francesco Pitaro), Partito democratico (Mimmo Bevacqua) e Democratici progressisti (Giuseppe Aieta) e un consigliere di Io resto in Calabria (Marcello Anastasi) hanno firmato congiuntamente una mozione riguardo mirata a impegnare la Giunta regionale e lo stesso presidente Jole Santelli a una maggiore trasparenza amministrativa riguardo agli incarichi nelle società partecipate, tema già sollevato a più riprese nelle ultime settimane.

La mozione, depositata nella giornata odierna, evidenzia l’opportunità di ripristinare con urgenza il regolamento numero 3 del 2017 che disciplinava – appunto – il procedimento per le nomine nelle partecipate prevedendo «la pubblicazione di un avviso al fine di permettere, ai fini dell’individuazione dei soggetti all’interno delle società partecipate, una selezione tra più soggetti in modo trasparente, diretta a scegliere soggetti competenti».

Tutto questo, in atto, è inibito dalle modifiche apportate dalla giunta Santelli giusto 14 giorni fa, con le quali «sostanzialmente – si rileva in mozione – ha soppresso l’obbligo» di pubblicare l’avviso su citato e, all’atto pratico, «il Presidente della Giunta e la Giunta possono svolgere le dette nomine senza avviso e senza selezione: tutto ciò – osservano Aieta, Anastasi, Bevacqua e Pitaro – viola apertamente i princìpi di trasparenza, pubblicità e partecipazione che costituiscono princìpi portanti della Pubblica amministrazione».

Del resto, cosa non meno importante, non dovendo le nomine essere precedute dall’avviso, quando si dovrà procedere a effettuarle «nessuno saprà nulla» e, al tempo stesso, «non si potranno conoscere le ragioni» in base alle quali Governatore ed esecutivo regionale «nomineranno taluno all’interno di una partecipata».
Mentre l’eliminazione dell’obbligo dell’avviso equivale all’eliminazione dell’obbligo di una selezione tra più soggetti e dunque «contrasta con i princìpi tipici della Pubblica amministrazione che prevedono l’obbligo di svolgere una selezione al fine di mettere in competizione più soggetti e al fine di scegliere tra più candidati il migliore».

La greve conseguenza, si legge nel testo della mozione, è l’attribuzione di un’«abnorme e indebita discrezionalità al presidente della Giunta regionale e alla Giunta regionale, che godranno di completa libertà» nella scelta di soggetti che «saranno individuati direttamente e senza avviso né selezione né competizione».  Di qui la richiesta da parte dei consiglieri d’opposizione d’abrogare le modifiche del 14 luglio scorso e ripristinare per intero il Regolamento regionale numero 3 del 2017.

In altra nota diffusa alla stampa, peraltro, proprio il presidente del gruppo consiliare dèm Bevacqua tuona contro la maggioranza di centrodestra e la sua ritenuta inerzia: «Pensare di gestire la Regione come se fossimo ancòra nel secolo scorso è semplicemente da sconsiderati» osserva il consigliere regionale cosentino, annunciando per fine agosto un’iniziativa pubblica con la partecipazione di sindacati, imprenditori e amministratori locali sui temi dello sviluppo e dell’utilizzo delle risorse a fini produttivi.

Nell’analisi di Mimmo Bevacqua almeno, «su queste nostre proposte troppi sono risultati gli appelli caduti nel vuoto, nonostante la gravità del momento e l’urgenza di mettere al servizio della Calabria la Regione e tutte le sue articolazioni».
Risulterebbe, ad esempio, imbarazzante il silenzio della maggioranza di centrodestra sulla richiesta, datata ormai diversi mesi addietro, di un “tavolo” regionale permanente sull’emergenza-Coronavirus, ma pure sulle richieste di rimodulazione dei fondi Ue e di ripensare globalmente il “sistema” dei commissariamenti in Sanità: «La maggioranza, invece – così il consigliere piddino – preferisce impegnarsi a fondo in un’azione reiterata di stravolgimento di regolamenti e Statuto, al solo fine di consentirsi le nomine di soggetti fidati, rigorosamente non calabresi e lautamente remunerati, nelle posizioni apicali della burocrazia regionali».

Sui problemi che affliggono i calabresi, stando a Bevacqua, perdurerebbe il silenzio, a discapito di un possibile «metodo innovativo di confronto» che vada al cuore delle «più gravi emergenze» con l’intenzione di «risolverle» attraverso un «metodo innovativo di confronto». E tutto questo, quando invece servirebbe «nell’interesse della Calabria, una politica coraggiosa che rompa con le abitudini del passato», anche alla luce di una «crisi drammatica» che attanaglia la Calabria.

(ma.me.)

© Riproduzione riservata.

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