Consulta: occorre tutelare meglio i bambini nati con maternità surrogata

La Consulta ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dalla Cassazione sull’impossibilità di riconoscere in Italia, perché in contrasto con l’ordine pubblico, un provvedimento giudiziario straniero che attribuisce lo stato di genitori a due uomini italiani uniti civilmente, che abbiano fatto ricorso alla tecnica della maternità surrogata. La questione è stata dichiarata inammissibile.

Ma la Corte, fermo restando il divieto penalmente sanzionato di maternità surrogata, ha ritenuto che l’attuale quadro giuridico non assicuri piena tutela agli interessi del bambino nato con questa tecnica.

Ma la Corte, fermo restando il divieto penalmente sanzionato di maternità surrogata, ha ritenuto che l’attuale quadro giuridico non assicuri piena tutela agli interessi del bambino nato con questa tecnica.

La Consulta, riunita in camera di consiglio, ha esaminato la questione del riconoscimento dello status di figli per i nati mediante tecnica di procreazione medicalmente assistita eterologa, praticata all’estero da due donne. In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che la questione è stata dichiarata inammissibile. In assenza di una disciplina applicabile al caso concreto, la Corte ha ritenuto, allo stato, di non intervenire ed ha rivolto un forte monito al legislatore affinché individui urgentemente le forme più idonee di tutela dei minori, anche alla luce delle fonti internazionali.

Era stato il Tribunale di Padova a sollevare la questione di costituzionalità. I giudici veneti avevano riscontrato un vuoto di tutela in presenza di una situazione conflittuale della coppia, che rendeva, tra l’altro, impraticabile il ricorso all'”adozione non legittimante”.

“Sono molto delusa, speravo in una decisione diversa”. E’ il commento al pronunciamento della Consulta della mamma che aveva dato il via al caso. La vicenda riguardava due donne padovane che avevano avuto due figlie con la fecondazione assistita. Da questa pratica messa in atto a Barcellona sono nate due bambine. Poi le due donne si sono separate. La mamma “biologica” non ha più voluto far vedere le bambine all’altra madre, che quindi si è rivolta ad un avvocato. Dal tribunale dei minori all’Appello al Tribunale di Padova, nessuno ha trovato un appiglio giuridico al quale fare riferimento. Il tribunale di Padova ha quindi rimesso il caso alla Corte Costituzionale, che oggi ha dichiarato il caso inammissibile.

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