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Conte riempie le piazze ma (in attesa delle urne) la sua sfida è tutta interna

di Sergio Pelaia – Che il tour elettorale di Giuseppe Conte fosse mirato più a rafforzare la sua immagine personale che a irrobustire il finora poco palpabile consenso del M5S alle Regionali non era difficile intuirlo. L’organizzazione delle sue tappe calabresi (cinque ieri e altrettante oggi) è risultata in linea con le direttive impartite dal suo spin doctor Rocco Casalino (leggi qui) e i bagni di folla non sono mancati. I coretti delle fan adoranti e gli assembramenti non proprio a norma anticovid non si traducono però automaticamente in numeri nelle urne e, dunque, se l’ego del leader e dei suoi comunicatori può dirsi già soddisfatto bisognerà aspettare il 5 ottobre per capire se lo saranno altrettanto le aspettative dei suoi candidati sui territori.

I “buoni frutti” dell’alleanza col Pd

Conte ieri ha esaltato la figura di Amalia Bruni e l’alleanza col Pd dicendo che ha già “dato buoni frutti”, ma forse sarebbe il caso di aspettare il voto per tracciare un bilancio che non potrà prescindere dal risultato dell’unica Regione chiamata alle urne. Intanto è però chiaro che la sfida di Conte è tutta interna, non tanto dentro il centrosinistra ma proprio all’interno del Movimento 5 stelle in cui pare ci sia più di un big che lo aspetta al varco. Di certo non i parlamentari calabresi, oggi tutti contiani a dispetto delle origini da duri e puri di alcuni, quanto alcuni esponenti nazionali che – tanto per fare un nome eccellente, Virginia Raggi, fresca componente della triade di garanti che Beppe Grillo ha sguinzagliato addosso al già “avvocato del popolo” – non pare abbiano tratto grande giovamento dall’alleanza con il Pd.

Conte di governo e di (poca) lotta

C’è poi chi lo contesta sia sullo stile che sui contenuti. Ieri, per dire, Conte ha parlato come se non fosse mai stato a capo di un governo che ha deciso il commissariamento al quadrato della sanità calabrese e che per la regione a cui oggi dedica al massimo 48 ore da presidente del Consiglio ha prodotto più spot che fatti concreti. E se alcuni giornali nazionali oggi dedicano qualche nota di colore alle “bimbe” che lo acclamano in Calabria non va tralasciato come altri, non esattamente ostili come il Fatto Quotidiano, critichino apertamente l’approccio dell’ex premier. Lo ha fatto Selvaggia Lucarelli nei giorni scorsi scrivendo, sul giornale diretto da Marco Travaglio, che “Conte finisce di parlare e non sai che ha detto, in quel continuo, sovrumano esercizio di diplomazia e di allergia al conflitto che rischia di renderlo una figura sbiadita”. Insomma: “Se va avanti così, il prossimo Conticidio sarà ad opera di Conte stesso”. Il Contesuicidio sarà sventato da cori da stadio e selfie o sarà agevolato dai risultati elettorali della Calabria?

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