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Convegno Officine del Sud, Occhiuto e la forza dei nervi distesi: Noi andiamo avanti

di Danilo Colacino – C’è riuscita Officine del Sud a rimettere insieme Mario Occhiuto e Sergio Abramo, seppur a una discussione ‘istituzionale’. I due sindaci – peraltro seduti accanto alla collega Maria Limardo di Vibo – si sono salutati cordialmente e come premesso sistemati al tavolo vicino. Chissà, forse un’accortezza, degli organizzatori dell’iniziativa: “L’autonomia della Calabria e la sua classe dirigente”. Prima del saluto, comunque, il siparietto con Abramo curiosamente e inavvertitamente accomodatosi al posto di Occhiuto con immediato cambio dei cavalieri. Da denotare, al di là di tutto, che alla battuta di Claudio Parente, presidente di Officine, sul ‘prossimo governatore’ Occhiuto il suo omologo di Catanzaro non ha mostrato grande entusiasmo. Ma sarà un’impressione.

Il convegno tecnico con la politica di sottofondo. Santità, Trasporti, Scuola, Enti locali sottordinati a ‘Mamma Regione’ e persino qualità della vita – anzi futuro – dei cittadini. Questi i temi del convegno odierno svoltosi nella Casa delle Culture di Palazzo di Vetro animato soprattutto dalla presenza del presidente di Demoskopika Raffaele Rio, Sergio per gli amici, l’uomo dei numeri e delle ricerche, con al tavolo dei relatori – oltre ai citati Parente, Occhiuto, Abramo e Limardo – anche il consigliere regionale Mimmo Tallini nel quadro di interventi moderati dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti Giuseppe Soluri, al momento gettonatissimo per il ruolo di garanzia oltreché per le capacità. Ma il momento è complesso e allora meglio stare ‘allineati e coperti’.

L’introduzione di Parente e la seguente ‘spiegazione’ di Rio. I rischi di un’autonomia a tante velocità fra Nord e Sud e all’interno del Mezzogiorno stesso ci sono tutti. In particolare in Sanità. Ecco perché l’attenzione al problema è massima. In Calabria, infatti, nell’ambito specifico, ma non solo, la situazione è da terzo mondo. “C’è gente morta in sala operatoria per incredibili carenze tecniche. Senza contare che è un miraggio, ciò che altrove è normale, vale a dire servizi come l’assistenza domiciliare. Non parlando poi del Pronto Soccorso in vari centri della regione. Meglio stendere un velo pietoso”.

Tallini ne ha per tutti. Cita i dati Tallini, ma è l’occasione per bacchettare una classe politica del Sud distratta. Certo gli si potrà rimproverare che egli ne è parte e nemmeno marginale, anzi in Calabria dirigente. Ma tant’è. Comunque sia, il suo pensiero è chiaro: “Era meglio quando c’era una Lega a trazione nordista. Almeno i nostri politici di vertici erano costretti a reagire, ma adesso non scorgo la traccia di un’azione concreta e qualificata”.

È la volta di Abramo. Abramo si interroga sul federalismo, ultimo tassello di quello che il Nord sta facendo al Sud. Frutto di una questione meridionale mai risolta. Accadeva 40 anni e succede oggi e i parlamentari sono servi sciocchi non eletti dai cittadini senza libertà. Senza contare che i governatori del Mezzogiorno non studiano, non si preparano su certi temi e preferiscono quindi inviare gli assessori alle conferenze Stato-Regioni.  E poi ci stupiamo se qui ci danno meno soldi o se Palermo a fronte di 3.600 impiegati comunali, ne hanno 18mila. È l’autonomia. Che ad esempio penalizza una realtà come Catanzaro. Sto sollecitando i consiglieri regionali a fare una legge, perché dopo la perdita di accreditamento delle scuole di Specializzazione rischiamo di vederci sottratta anche l’Università. sappiate che stanno controllando i parametri e il rischio c’è, quindi bisogna reagire. Subito”.

A seguire una più pacata, ma analogamente risoluta rispetto al collega del capoluogo Limardo. Siamo considerati i parenti poveri delle regioni del Nord, dice la Limardo. “Un fardello del Paese, che sono in molti ad abbandonare al loro destino. Basti pensare che Reggio Emilia spende 8 milioni di euro per gli asili nido, la nostra Reggio 8mila. Un infarto qui o a Vibo, dove manca l’Emodinamica, dà prospettive di salvezza molto diverse alla vittima”.

A chiudere Occhiuto, ma la faccia di Abramo resta perplessa. Sarà una nostra impressione. Ribadiamo. Non fa proclami Occhiuto. Parla con voce calama, quasi stentorea. Uno stile diverso da quello ‘arringa popolo’ di Abramo. Ma i contenuti ci sono lo stesso. “Stiamo portando avanti in Calabria un progetto politico – spiega – che ci vede impegnati su un progetto di contenuti e siamo stati richiamati a un importante tema”. Chi vuol capire capisca, insomma. Io a Cosenza ho ereditato un bilancio disastrato. E parlo di debiti che partivano dal 1980 in poi. Siamo dunque andati avanti con un bilancio ingessato, andando avanti a furia di progetti. Ma questo a lungo non può pagare. È una questione di competitività. Altrimenti i nostri giovani migliori scappano. Senza contare che adesso dobbiamo fare i conti con una forza egemone come la Lega, che però è una realtà assai diversa rispetto a 20 anni fa. Non insegue più un secessionismo mascherato da federalismo, cullando l’ambizione di essere un grande partito nazionale. Un fatto positivo con cui fare i conti. Ma vorrei chiudere ancora con la nostra Calabria, una regione purtroppo sottosviluppata. Lo dicono i dati come le risultanze che ci ha fornito magistralmente l’amico Sergio Rio”.

 

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