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Coronavirus, diverse regioni verso un cambio di colore

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L’Italia si avvia a cambiare i colori della mappa del rischio. Il report di venerdì del Ministero della Salute farà emergere con chiarezza il rallentamento del contagio da Coronavirus. E per la prima volta, in base alle ordinanze del ministro Speranza attese tra sabato e domenica, alcune regioni dovrebbero migliorare la loro classificazione.

“Domani è una giornata importante: mi aspetto un Rt all’1, sarebbe un segnale importante della riduzione del contagio. E mi aspetto anche che molte regioni che ora sono rosse diventino arancioni o gialle”. E’ quanto ha affermato il premier Giuseppe Conte in un’intervista al Tg5 nella quale ha anche commentato il voto del centrodestra a favore del nuovo scostamento di bilancio: “Oggi – ha affermato il Presidente del Consiglio – non ha rischiato Conte, perché le forze di maggioranza sono ben coese e salde. Non ha rischiato neanche il cavaliere Berlusconi perché ha sempre mostrato spirito costruttivo. Un segnale bello”.

Conte si è detto “ben lieto di questa giornata, avevo dichiarato che il tavolo di confronto sarebbe rimasto sempre aperto all’opposizione. Auspico che questo dialogo nel rispetto dei ruoli, la maggioranza deve sostenere il governo, l’opposizione deve dare il suo contributo critico, ci sia. Questo contributo critico dell’opposizione fa bene al Paese”.

Chi cambia colore?

Alcune delle regioni entrate per prime in zona rossa, su tutte Lombardia e Piemonte, potrebbero passare in zona arancione nelle prossime ore, con conseguenti allentamenti. Per quanto riguarda le Valle d’Aosta e Calabria, entrambe in zona rossa, gli esperti indicano che nella prima la curva ha cominciato a scendere e che la tendenza alla decrescita è destinata a proseguire, “al punto poter sperare in un declassamento regione da rossa ad arancione anche prima di Natale”, rileva lo statistico Livio Fenga.

Analoga la situazione della provincia autonoma di Bolzano e quella della Calabria, “dove si prevede che la crescita prosegua ancora per poco, per cominciare a scendere nell’arco di tre settimane.” Su quest’ultima pesa un tracciamento completamente saltato. Se c’è chi potrebbe “migliorare” il proprio colore, altre regioni sono invece a rischio di peggiorare i parametri e quindi fare il percorso inverso, cioè andare dall’arancione al rosso. La Basilicata, per esempio, ha fatto registrare il suo record di positivi mercoledì

Cosa cambia da zona rossa a zona arancione?

Ma cosa succerebbe in queste regioni con il passaggio dalla zona rossa a quella arancione? Con le attuali regole, nella zona rossa non si può uscire di casa se non per motivi di lavoro, salute, necessità, urgenza, istruzione, o per andare a fare una corsa o una passeggiata (in prossimità della propria abitazione), e serve sempre l’autocertificazione. Nella zona arancione invece il movimento all’interno del proprio comune è libero tra le ore 5 e le 22. Per quanto riguarda gli spostamenti, nella zona arancione resta vietato spostarsi dal proprio Comune, salvo per le esigenze elencate prima. Resterebbe anche vietato uscire o entrare dal territorio regionale, salvo che per spostamenti motivati da “comprovate esigenze”: motivi di lavoro, salute e urgenza.

Anche con il passaggio in zona arancione, resterebbero chiusi i bar e i ristoranti, così come gelaterie e pasticcerie, tranne mense e catering. Rimarrebbero possibili asporto e consegna a domicilio. In zona arancione però potrebbero riaprire i negozi al dettaglio: in zona rossa è chiusa la gran parte degli esercizi commerciali, mentre in zona arancione possono stare aperti. Nei weekend e nelle giornate festive e prefestive resterebbero chiuse le medie e grandi strutture di vendita, a eccezione delle farmacie, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole. Infine, nella zona arancione, le seconde e le terze medie potrebbero tornare a scuola in presenza con la mascherina obbligatoria. Le superiori resterebbero comunque con la didattica a distanza. Invece la capienza sui trasporti è uguale sia in zona rossa e che arancione: è al 50%

Natale tra regali e sacrifici

Alla domanda in merito agli ulteriori sacrifici durante le feste natalizie, Conte ha risposto: “È necessario, non possiamo abbassare la guardia, gli italiani sono consapevoli che sarà un Natale diverso o ci esponiamo a una terza ondata a gennaio, con il rischio di un alto numero di decessi”. Che la curva del contagio si stia abbassando deriva dal “senso di responsabilità della stragrande maggioranza degli italiani: ancora una volta, pur in mesi difficili, stanno rispettando le regole e stanno dando ancora una volta una grande prova di responsabilità. In più il governo ha adottato un sistema di monitoraggio che sta funzionando, con misure chirurgiche ancor più circoscritte”.

Il vaccino

“Per battere il virus servirà un vaccino, quello sarà il momento definitivo perché questa triste pagina possa essere in qualche misura girata e potrà costituire una triste e drammatica componente del nostro passato». Così il commissario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, durante la conferenza stampa di giovedì pomeriggio. Arcuri ha parlato dell’app Immuni che «ha accresciuto fino a oltre 10 milioni il numero di download» ammettendo però che «non ha per ora sortito i risultati, in termini di discovery dei contagiati, che ci si poteva aspettare”. Il commissario per l’emergenza coronavirus, ha aggiunto: «Penso che l’app sia uno strumento molto importante. Ma perché sia efficace c’è bisogno di un rapporto di mutua collaborazione tra app e chi la scarica. Il messaggio che abbiamo veicolato non è stato sufficientemente potente perché questo accadesse. Non sono sicurissimo che ai download corrisponda un uguale numero del corretto funzionamento dell’app”.

“Qualora allentassimo troppo le misure a valle dei primi dati confortanti che arrivano da qualche giorno – continua Arcuri – commetteremmo qualche errore. Sono certo che questo non accadrà. La curva dei contagi si sta raffreddando, ma il virus è ancora tra noi e lungi da noi dal pensare che si possa abbassare la guardia o che si possa considerare i dati come dei dati definitivi”. Il commissario ha concluso: “Le misure stanno producendo degli effetti, abbiamo compreso le dinamiche del virus, ma il virus c’è ancora e non l’abbiamo sconfitto. Per sconfiggerlo ci sarà bisogno che miliardi di cittadini possano avere la possibilità di un vaccino”.

© Riproduzione riservata.

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