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Coronavirus, Coldiretti: “In zona arancione il blocco di 140mila attività”

Con la nuova ordinanza del ministero della Salute, in vigore dal 10 al 15 gennaio, Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto saranno sottoposte a misure più severe. Per l’associazione  Coldiretti questo comporta il blocco di “140mila bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi, con un drammatico effetto sul settore che ha già perso il 48% del fatturato nel corso del 2020”. Sono invece 220mila i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi che possono riaprire con il servizio al tavolo nelle regioni gialle. Nelle cinque regioni arancioni, sottolinea Coldiretti, “vivono 26,3 milioni di italiani sottoposti a restrizioni su spostamenti, orari e attività”. La mappa delle zone arancioni vede la Lombardia con 10,1 milioni di abitanti, la Sicilia con 4,9 milioni, il Veneto con 4,9 milioni, l’Emilia Romagna con 4,5 milioni e la Calabria con 1,9 milioni. Il blocco, inoltre, “si estende a regioni dove molto diffuso è il consumo alimentare fuori casa e colpisce complessivamente quasi il 38% degli esercizi esistenti compresi gli agriturismi”.

A risentire è l’intera filiera agroalimentare

Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione, continua Coldiretti, “si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco” In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo “la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato”

Perdita per 41 miliardi di euro

“Le limitazioni alle attività di impresa – conclude Coldiretti – devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione”. “Lo stop and go delle ordinanze per le aperture e le limitazioni presenti in molti casi “creano ostacoli alla programmazione delle attività che spesso non sono considerate neanche sufficienti a dare sostenibilità economica e a giustificare le aperture anche con chiusure definitive”. “Una situazione, questa, che rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani fuori casa” che nel 2020 sono scese al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione che dimezza il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro” – secondo le stime Coldiretti su dati Ismea.
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