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Coronavirus, Costa (Art Calabria): “Il Sud e la buona sanità”

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Da oltre un mese stiamo combattendo una guerra senza bombe contro un nemico invisibile, il cosiddetto COVID-19.

Dal primo caso scoppiato nel nord Italia nel comune di Codogno alla coppia cinese ricoverata allo Spallanzani, uno dei migliori ospedali della Capitale. Dalle prime dichiarazioni dei nostri politici, risalenti al 24 febbraio, la situazione è stata presa abbastanza alla leggera, prima con l’incredibile spot “Milano non si ferma” e successivamente facendo persino disputare la partita di Champions League Atalanta-Valencia, per molti causa scatenante del rapido contagio del virus. Ed è così che l’epidemia si è diffusa velocemente nella Regione Lombardia, generando un numero elevato di persone colpite. Nonostante ciò, il governo non comprendendo appieno la gravità della situazione, ha evitato di bloccare la circolazione in Lombardia, gli spostamenti sono continuati sull’intero territorio nazionale e l’epidemia si è propagata nel mezzogiorno d’Italia, grazie anche all’irresponsabilità dei nostri conterranei, dettata senz’altro dalla paura, che hanno fatto precipitosamente ritorno nelle loro terre d’origine, con scarse o quasi nulle precauzioni.

Ebbene, arriviamo al dunque: alcuni abitanti del nord, ma ad onor del vero anche tanti meridionali, appena appresa la notizia della possibile epidemia al sud hanno testualmente affermato, come scrive Enrico Nappi su alcune testate on line: “Al Sud l’epidemia arrecherà danni incalcolabili, dicevano”, “Il vero problema in Italia non era il coronavirus ma il mezzogiorno, dicevano”. “Perché i nostri cittadini non rispettano le regole. Perché i nostri ospedali non erano all’altezza. Perché i nostri medici, infermieri ed operatori sanitari sono noti assenteisti cronici”. Sempre questa tendenza a discriminare il sud ed i suoi cittadini, sempre questa voglia di sentirsi migliori, di screditare le nostre professionalità. Cari amici del nord noi le regole le abbiamo rispettate dall’inizio, perché diversamente da voi davanti alle emergenze siamo uniti, siamo popolo e non abbiamo avuto paura della fame, perché nonostante tutto dalle nostre parti il vicino le porte le tiene sempre aperte e la solidarietà, ancora per tanti di noi, resta un valore importante.

Ed ancora. Il 28 Gennaio arriva il primo caso sospetto al Cotugno di Napoli e il Dott. Antonio Izzi, tra l’altro nostro concittadino, deve visitare il paziente. Il medico, al tempo ancora privo delle necessarie direttive ministeriali, si presenta di fronte al malato munito di tuta integrale, idonea mascherina e guanti. Per fortuna, comunque, nel caso che stiamo raccontando il paziente è risultato negativo al COVID-19. Perché questo esempio? Perché nel frattempo negli ospedali si continua a lavorare ed in Italia arriva la troupe di Sky UK, sì da quel Paese dove all’inizio qualcuno predicava l’immunità da gregge, e allora lo stesso Nappi afferma: “Abbiamo creato un protocollo di cura, ma non era efficace, dicevano. Il protocollo ha iniziato a funzionare e l’hanno deriso, insieme al suo creatore, finché non è stato utilizzato in mezza Italia. Intanto altrove i contagi erano fuori controllo mentre qui, al sud, contenuti seppur preoccupanti, ma era colpa del fatto che “noi” stiamo di più a casa perché non andiamo mai a lavorare. Dicevano”.

Sempre la truppa di Sky UK, nel servizio dedicato al Cotugno, sostiene: “Mentre la velocità della tempesta virale ha colto tutti di sorpresa al nord, travolgendo gli staff medici, le cose in questo ospedale sono andate diversamente: i livelli di sicurezza ed organizzazione sono altissimi e tutti gli operatori svolgono i loro turni seguendo protocolli organizzati talmente efficienti da farne ospedale italiano modello, l’unico in Italia al 100% dedicato ai pazienti Covid-19 con zero contagi tra il personale medico e paramedico”. Come è emerso in questi giorni, l’ospedale Cotugno di Napoli è una splendida realtà nazionale e l’affermazione trova conferma allorquando, nonostante l’emergenza, nessun medico o componente del personale sanitario risulta contagiato, evidentemente grazie al modello di organizzazione del nosocomio napoletano. Altro elemento fondamentale è rappresentato dal fatto che il Cotugno è l’unico ospedale Italiano che ha un pronto soccorso infettivologico. E’ vero il sud è una terra maledetta, dove mancano strutture ed infrastrutture ma non bisogna mai mettere in dubbio le nostre professionalità, perché anche in questo caso abbiamo dimostrato di essere capaci di gestire l’emergenza. Veniamo ad un altro caso di buona sanità, in Calabria questa volta, del Policlinico Universitario di Catanzaro; il Prof. Carlo Torti ed il Prof. Aldo Quattrone hanno avuto l’ok per sperimentare un trattamento domiciliare di pazienti sintomatici con l’infezione del nuovo Covid-19, con lo scopo di arrestare la malattia nella sua fase iniziale. I complimenti vanno anche a loro che, nonostante i continui, sterili attacchi di un certo contesto ambientale, hanno continuato a lavorare cercando possibili rimedi per limitare i danni.

Ricordo anche in questa occasione che al Policlinico Universitario di Catanzaro, al momento dello scoppio dell’emergenza, non vi erano specifici presidi medici e, cosa ancora più rilevante, vi lavoravano solamente tre medici, giusto per tornare ed evidenziare la situazione di emergenza nella quale viviamo e le continue amputazioni della spesa sanitaria operate non solo dai vari commissari. Altre notizie positive arrivano pure dal reparto Covid-19 dell’A.O. Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, dove i due pazienti arrivati da Bergamo sono stati estubati e traferiti al reparto di malattie infettive e i pazienti che purtroppo continuano ad arrivare trovano un’apprezzabile assistenza. La Campania prima dell’arrivo del Presidente De Luca era anch’essa commissariata come la Calabria. La sanità al Sud è al collasso non per la non professionalità dei nostri medici ed operatori sanitari ma per i continui tagli effettuati negli anni dai governi che si sono succeduti. E’ vero, abbiamo letto sulle testate giornalistiche di quanto accaduto all’ospedale di Crotone, ma come diciamo da anni non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. La magistratura ha avviato un’inchiesta e si vedrà come andrà a finire.

Ma lasciatemi dire che non è solo fango quello che ci circonda e da queste situazioni di emergenza dove il sud, e regioni come la Campania e la Calabria si sono dimostrate capaci di fronteggiare l’emergenza, possiamo e dobbiamo recepire un messaggio di speranza per il prossimo futuro. Per quanto riguarda la nostra Regione, commissariata da troppi anni nell’ambito sanitario con continui tagli e chiusure di strutture ospedaliere importantissime sul territorio, auspichiamo che al più presto si possa uscire da questa condizione e che finalmente vengano affidati ruoli dirigenziali a chi realmente competente e assiduamente presente. D’altronde siamo convinti che si possano ottenere ottimi risultati anche restando al sud, affidandoci però alla competenza e alla serietà di chi ci amministra, voltando finalmente pagina e intraprendendo un nuovo percorso che questa crisi epocale potrà certamente agevolare.

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