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Coronavirus in Calabria, a Vibo il picco di lavoratori contagiati sul posto di lavoro

studio covid

Con 99.133 contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail nei primi otto mesi, il 2022 pesa al momento per un terzo (33,4%) sul totale delle infezioni di origine professionale segnalate dall’inizio della pandemia. Gennaio, in particolare, con 30.159 casi si colloca solo dopo novembre 2020, mentre i mesi successivi, con l’esclusione del dato di agosto ancora in consolidamento, risultano tra i più elevati, anche se tendenzialmente in diminuzione. Il 2020, con 148.944 infezioni denunciate, raccoglie il 50,2% di tutti i casi, con novembre (40.837) e marzo (28.701) ai primi due posti. Il 2021, con 48.729 infortuni da Covid-19, rappresenta invece il 16,4% del totale.

L’incremento rispetto al monitoraggio di fine giugno

A rilevarlo è il 29esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa) dell’Inail, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, da cui emerge che i contagi lavoro-correlati segnalati alla data dello scorso 31 agosto sono 296.806, pari a circa un quinto del totale delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute da gennaio 2020 e all’1,4% del complesso dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità alla stessa data. Rispetto alle 278.431 denunce registrate dal monitoraggio dello scorso 30 giugno, data a partire dalla quale il report è pubblicato con cadenza bimestrale, i casi in più sono 18.375 (+6,6%), di cui 2.107 riferiti ad agosto, ben 10.610 a luglio (picco osservato anche sulla popolazione italiana), 3.334 a giugno, 470 a maggio, 357 ad aprile, 482 a marzo, 235 a febbraio e 544 a gennaio 2022, mentre gli altri 236 casi sono per l’81,4% riferiti al 2021 e il restante 18,6% al 2020. Il consolidamento dei dati, infatti, permette di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni e nei mesi precedenti.

Tra gennaio e agosto 14 decessi

Il nuovo report della Csa conferma il trend in netta diminuzione dei casi mortali. I decessi rilevati al 31 agosto, infatti, sono 886, nove in più rispetto agli 877 di fine giugno. A fronte dei 581 casi mortali del 2020 e dei 291 registrati nel 2021, nei primi otto mesi di quest’anno i decessi denunciati sono 14, pari all’1,6% del totale. Se nel 2020 l’incidenza media dei decessi da Covid-19 sul totale di tutte le morti sul lavoro segnalate all’Inail è stata di circa una denuncia ogni tre, nel 2021 è scesa a una su sei, contraendosi ulteriormente a una su 11 nei primi otto mesi del 2022. A morire sono soprattutto gli uomini (82,8%), ma allargando l’analisi a tutte le infezioni di origine professionale denunciate il rapporto tra i generi si inverte.

Quasi sette infezioni su 10 tra le donne

La quota delle lavoratrici sul totale dei casi di contagio è pari al 68,2%. La componente femminile supera quella maschile in tutte le regioni, con le sole eccezioni della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle donne è, rispettivamente, del 49,6% e del 48,8%. L’età media dei lavoratori contagiati è di 46 anni per entrambi i sessi, con la fascia d’età 50-64 anni al primo posto con il 41,6% delle denunce, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,2%), under 35 anni (20,1%) e over 64 anni (2,1%). Gli italiani sono l’88,4%, mentre tra i lavoratori stranieri i più colpiti sono i rumeni, con circa un’infezione su cinque (20,7%), seguiti da peruviani (12,3%), albanesi (7,9%), svizzeri (4,5%), moldavi (4,4%) ed ecuadoriani (4,0%).

La professione più colpita è quella degli infermieri

L’analisi per professione dell’infortunato conferma la prevalenza dei contagi tra il personale dell’ambito sanitario, con la categoria dei tecnici della salute al primo posto con il 37,7% delle denunce (in tre casi su quattro donne), l’82,3% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 16,0% (l’80,7% donne), i medici con il 9,4% (oltre la metà sono donne, più di un terzo medici internisti e generici), gli operatori socio-assistenziali con il 5,4% (l’85,3% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (circa l’80% ausiliari, ma anche portantini, barellieri) con il 4,4% (72,7% donne). Le altre professioni più colpite sono quelle degli impiegati amministrativi (5,8%, i due terzi donne), degli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta (2,3%, di cui più della metà donne), degli addetti ai servizi di pulizia (1,9%, oltre i tre quarti donne), degli impiegati addetti agli sportelli e ai movimenti di denaro (1,5%, di cui circa i due terzi donne), dei professori di scuola primaria (1,2%, di cui il 97,2% donne), dei conduttori di veicoli (1,2%, con una preponderanza di contagi maschili pari al 91,6%) e degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (1,1%, di cui il 31,4% donne).

In aumento l’incidenza del settore della sanità e assistenza sociale.

Nell’evoluzione dei contagi, il settore della sanità e assistenza sociale ha mostrato un andamento altalenante, con aumenti più evidenti nelle fasi più acute della pandemia. I livelli massimi si sono registrati a novembre e dicembre 2020, a marzo dello stesso anno e a gennaio 2022, quelli minimi in corrispondenza dei periodi estivi del 2020 e del 2021. Nel 2022 i contagi dopo la riduzione di febbraio e la ripresa di marzo, il numero dei contagi è calato di nuovo fino a maggio per poi risalire fino a luglio (oltre 4.400 casi), mentre ad agosto si è attestato sotto i 900 casi. In termini di incidenza sul totale delle infezioni di origine professionale, dopo le riduzioni registrate tra febbraio e giugno 2021 il settore sanitario ha mostrato segnali di ripresa nel secondo semestre dell’anno, che sono proseguiti e si sono amplificati nei primi otto mesi del 2022, caratterizzati da livelli di incidenza molto vicini a quelli osservati nei periodi più acuti della pandemia. Altri comparti produttivi, come per esempio il trasporto e magazzinaggio, hanno registrato nel corso del 2021, ma anche tra gennaio e luglio di quest’anno, incidenze di contagi sul lavoro maggiori rispetto al 2020, mentre il dato di agosto, seppur provvisorio, mostra una flessione significativa.

L’analisi territoriale

Dall’analisi territoriale emerge che il 40,2% dei contagi sul lavoro da Covid-19 è concentrato nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 23,4%), seguito dal Nord-Est con il 21,8% (Veneto 10,7%), dal Centro con il 16,9% (Lazio 8,3%), dal Sud con il 14,8% (Campania 7,4%) e dalle Isole con il 6,3% (Sicilia 4,5%). Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono quelle di Milano (9,6%), Roma (6,6%), Torino (6,5%), Napoli (4,6%), Genova (3,1%), Brescia (2,9%), Verona e Venezia (2,2% ciascuna), Treviso (2,1%), Vicenza e Firenze (2,0% ciascuna), Varese e Monza e Brianza (1,9% ciascuna) e Bologna (1,8%). Brescia, invece, è la provincia con il maggior numero di contagi professionali in agosto, seguita da Roma, Genova, Torino, Milano, Napoli, Monza e Brianza, Savona, Venezia, Treviso, Salerno, Chieti e Latina. Gli incrementi percentuali più alti rispetto alla rilevazione di fine giugno sono stati però registrati nelle province di Messina (+21,9%), Trapani (+19,6%), Latina (+18,2%), Salerno (+17,4%), Caserta (+16,7%), Vibo Valentia (+14,6%), Chieti (+13,4%) e Savona (+12,6%).

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