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Coronavirus, le impressioni di una prof calabrese a Monza…anche sulla “videoscuola”

di Danilo Colacino – Una giovane professoressa poco più che 30enne di Curinga, che però da 3 anni vive e lavora nei pressi di Monza insieme al compagno anche lui calabrese di Lamezia.

Travolta come tutti dall’onda di piena del Coronavirus che da quelle parti ha mietuto centinaia di vittime, diverse migliaia in tutta la Lombardia, e completamente mutato gli stili di vita dei residenti.

Fra cui, come premesso, pure Eliana Currado che ci ha raccontato quanto succede in Brianza alla vigilia della Santa Pasqua, partendo tuttavia dalla sottovalutazione iniziale.

“Ricordo – esordisce la prof – che quando il mio fidanzato espresse forte preoccupazione per l’imperversare del Covid-19, io minimizzai salvo ricredermi nel giro di pochi giorni. Tanto è vero che nel momento in cui gli amici ci proposero di andare a Milano a festeggiare il Carnevale, e parliamo ancora di fine febbraio, fui contraria perché avevo paura di prendere i mezzi pubblici. Da allora in poi, comunque sia, come peraltro tutti noi purtroppo sappiamo la situazione è repentinamente precipitata fino alla chiusura di quasi ogni attività, compresa la mia amata scuola”.

Già, le lezioni sono di colpo cessate e non riprenderanno prima della prossima fine dell’estate. Anzi, nelle medie inferiori in cui lei ha la docenza neppure ci saranno gli esami?

“Sì, ma seppur il video-insegnamento non può in alcun modo essere paragonato a una normale giornata di lavoro svolto in classe direi che la soluzione trovata sarebbe soddisfacente”.

Scusi, il condizionale da lei usato a cosa si deve?

“Al fatto che non è facile entrare in certe case, di famiglie purtroppo disagiate ogni mattina. Senza contare che ci sono anche nuclei familiari nient’affatto indigenti, ma di sicuro non nelle condizioni di garantire tre connessioni contemporanee da Pc nei casi in cui ci sono altrettanti figli, per così dire, da far collegare alla scuola”.

Vero però per questa prima parte del 2020, almeno, non si potrà fare diversamente.

“Certo. E le ho appunto testimoniato che le cose non vanno poi così male. Cosa diversa è affermare che sia tutto ok allorché, magari, ci sono invece anche difficoltà nello scaricare il materiale o dei corsi stessi utili ai fini dell’apprendimento di quasi tutte le materie di studio, ovviamente. Ma non dimentichiamo inoltre quelle sacche di povertà e degrado in cui non è semplice reperire uno o, addirittura, più dispositivi e una connessione abbastanza veloce. Consideri che nel territorio in cui sono io, abitano per lo più persone occupate in qualche modo a Milano ma non in grado di permettersi una casa nel capoluogo meneghino o nell’hinterland”.

Al di là degli aspetti inerenti alla professione, come le sembra che la gente della sua zona stia affrontando la quarantena?

“Fin dal primo provvedimento che dichiarava l’intera Lombardia zona Rossa, divenuto noto in anticipo, la sera di sabato 7 marzo, lo sconcerto è stato forte. Ma soltanto dopo almeno un paio di settimane, le persone hanno iniziato ad adeguarsi come si doveva. Qui, come immaginerà, produzione e profitto contano moltissimo, quindi ci si ferma assai di malavoglia”.

E sotto il profilo sociale che succede?

“Che sarà difficile tenere ancora a lungo la gente serrata in casa, soprattutto nei grossi centri dove non ci sono parecchie abitazioni con giardino o verde nelle vicinanze come invece da noi, senza darle la possibilità di fare un po’ di attività fisica o accedere a tanti dei locali chiusi per ultimi. Che, aggiungo oltretutto, è giusto riaprano per ultimi”.

Bene, grazie per questa piacevole chiacchierata, ma prima di salutarla non possiamo non chiederle a lei cosa manchi di più della vecchia routine?

“Ci vuol poco a rispondere, mi creda: la scuola. Sembra ormai che se ne parlerà a settembre venturo, quando però avrà davvero un sapore diverso tornare in aula” 

© Riproduzione riservata.

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