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Coronavirus, le Ordinanze dei Comuni: “State a casa”.

di Antonia Opipari – Inutile scommettere sul buon senso delle persone. Da quando tutto questo è cominciato non sono bastati decreti e ordinanze per fare capire alla gente che BISOGNA STARE A CASA.

Noi non siamo la Cina. Viviamo in un Paese democratico.

In Italia non è culturalmente (e legalmente) concepibile che le forze dell’ordine puntino un’arma contro chi sta cercando di uscire dalla propria abitazione, nonostante i divieti.

E non dovrebbe essere nemmeno auspicabile che questo avvenga. In un momento particolare come quello che stiamo vivendo, non dovrebbe essere un decreto o un ordinanza ad obbligarci a rimanere a casa. Non dovremmo attaccarci ai vari “vuoti” di leggi emanate in fretta per fronteggiare l’emergenza per fare quello che ci pare.

Andarcene a zonzo per tutta la Nazione a far circolare il virus, ignorare le disposizioni di quarantena, intasare i supermercati ed invocare il diritto all’ “ora d’aria” con le scuse più assurde manco fossimo carcerati.

Non siamo in prigione. Siamo nelle nostre case con le persone che amiamo. Gli amici, i familiari e i parenti potremo vederli presto. Sempre ammesso che ci si metta in testa di rispettare le regole. Per il bene nostro e degli altri.

Eppure dal famoso 9 marzo, data in cui si sarebbe dovuti rimanere tutti a casa, provvedimenti straordinari che impediscano alle persone di andarsene bellamente in giro, nei vari comuni della Calabria e, in questo caso, del catanzarese, se ne contano a iosa.

Uno degli ultimi di oggi è quello preso dal primo cittadino di Sellia Marina Francesco Mauro il quale, nell’Ordinanza n°13 vieta «l’accesso al pubblico dei lungomari, delle annesse pinete e attrezzature, della spiaggia e dell’arenile esistenti sul territorio comunale e di ogni altro spazio pubblico».

Nell’ordine si dispone inoltre il divieto assoluto di «praticare sport all’aperto, in forma aggregata o individuale» a meno che non si dimostri, certificato alla mano, di averne bisogno per necessità di salute; e ancora: «le uscite per gli acquisti essenziali, ad eccezione di quelle per i farmaci, vanno limitate ad una sola volta al giorno e ad un solo componente per nucleo familiare».

Anche Pietro Antonio Peta, sindaco di Andali, ha adottato misure più restrittive per il proprio Comune; nello specifico, a partire da oggi ad Andali non sarà più possibile entrarvi se non per lavoro, motivi di salute o necessità di assistere un proprio caro anziano o diversamente abile.

È vietato sedersi sulle panchine, sostare in luoghi pubblici o all’aperto, circolare a piedi, praticare sport e portare il cane a fare i bisogni a più di 100 metri da casa. I fumatori possono andare a comprare le sigarette solo due volte a settimana e la spesa è consentita per non più di tre volte a settimana a nucleo familiare e deve uscire una persona soltanto.

Misure simili adottate oggi anche a Feroleto Antico, mentre già nei giorni scorsi in paesi come Albi, Soveria Simeri, Simeri Crichi, Botricello, Cropani, Cerva e Zagarise si era provveduto altresì ad interdire gli accessi sul territorio alle persone non residenti, chiudere parchi e cimiteri, bloccare le attività di commercio ambulante, far chiudere i negozi ad eccezione di alimentari, edicole, panifici e macellerie.

Così è più chiaro? State a casa.

© Riproduzione riservata.

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