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Coronavirus: mentre Usa e Cina reagiscono, l’Ue abbandona l’Italia e la Calabria

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(D.C.) – La Finanza mondiale non trarrà di sicuro giovamento dal Coronavirus – a eccezione di rari casi di speculazioni messe a segno da Fondi di ‘giocatori’ super-esperti del Mercato planetario che ‘scommettono’ su ogni cosa, pandemie comprese – venendone al contrario travolta.

Ma la differenza, nelle Borse di tutto il mondo, la farà il modo di affrontare, da parte dei singoli Governi, la terribile crisi (anche economica oltreché in primis sanitaria) determinata dall’imperversare del dannato Covid19.

E rispetto a questo basti dare un’occhiata agli ultimi indici azionari dei maggiori Paesi dell’Unione Europea (ovvero di Germania, Francia, Spagna, Italia, ma non l’Inghilterra dopo la Brexit) e a quelli statunitense e cinese.

E proprio procedendo a tale disamina, che di fatto misura la ‘fiducia dei soggetti coinvolti’, si nota come la manovra italiana, con ogni probabilità comunque presto implementata, sia debolissima.

Una fragilità della politica economica interna che però, secondo un parere diffuso, deriva dal fallimento della mai compiuta costituzione dei cosiddetti Stati Uniti d’Europa. Già la Comunità, oggi anzi finora, grande assente.

Una latitanza la sua, al di là delle dichiarazioni di segno opposto dei giorni scorsi, che sarà impietosamente messa a nudo dal dilagare del Sars-Cov-2 e dalle conseguenze nel breve e soprattutto nel medio periodo.

Aspetto determinante nel divario che appunto separa il Vecchio Continente dall’America e dalla Cina dei presidenti, pur vituperati per una serie di ragioni, Donald Trump e Xi Jinping (più simile a una sorta di dittatore, essendo stato ‘eletto’ capo della Repubblica vita natural durante) con il primo in particolare tempestivo nel varare una sorta di Economia di guerra, facendo sì che la crisi non divenga strutturale ma dipendente da un unico gravissimo ma ‘aggredibile’ evento.

Ecco allora che i 2 trilioni di dollari, con 550 miliardi aggiuntivi, immessi nel Mercato nazionale potranno attutire, per così dire, il dirompente impatto dello tsunami Virus. In Europa, invece, si traccheggia nel discorso delle sperequazioni tra Paesi ricchi e poveri o, meglio, virtuosi e sperperatori di risorse pubbliche.

Un immobilismo che determina un acuirsi dei deficit a tutti i livelli con una Bce decisionista, ma non nella direzione dell’aiuto agli Stati membri, e un Parlamento di Strasburgo e Bruxelles invece silente.

Se le scelte continueranno però ad essere esclusivamente assunte da un’istituzione bancaria, pur internazionale, e non da un consesso politico i danni potrebbero essere incalcolabili.

Si segua, allora, almeno per il momento contingente – e con le somme realisticamente a disposizione – il modello finanziario d’Oltreoceano o perfino dell’Estremo Oriente al fine di non soffocare definitivamente intere popolazioni, specialmente in tutte quelle aree e regioni storicamente depresse.

Calabria su tutte.

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